“La soddisfazione più grande è che qualcuno finalmente si è fidato di me…”. Questa frase, scritta alcuni anni fa da un ragazzo nel suo tema di italiano, campeggia su un muro nel salone di In-Presa. È una frase che ben desacrive il metodo della cooperativa e lo illumina con l’esperienza diretta di una delle persone a cui è rivolta la proposta educativa.
Cooperativa In-Presa ha sede a Carate Brianza, oggi è frequentata da 415 ragazzi e si rivolge in particolare a giovani in situazione di dispersione scolastica, neet e a rischio di disagio sociale: ragazzi fragili e vulnerabili spesso già segnati da tante esperienze di sconfitta. Circa 300 di loro frequentano i corsi di formazione professionale nell’ambito della cucina e del settore elettrico. Un’altra attività di cui si occupa In-Presa è l’aiuto allo studio per ragazzi delle scuole medie che hanno già avuto esperienze di bocciature o di gravi difficoltà nello studio. Infine, il servizio di accompagnamento al lavoro per ragazzi che hanno già assolto l’obbligo scolastico ma non sono ancora in grado di affrontare da soli il mondo del lavoro.
C’è un filo rosso che lega queste attività: è la proposta educativa, finalizzata innanzitutto a offrire ai giovani, attraverso il lavoro e lo studio, la strada per scoprire che la vita ha un senso e che la realtà è una possibilità positiva, affinché possano affrontare con coraggio e certezza la vita.
“Questi ragazzi meritano di più, bisogna far loro provare la bellezza della vita” diceva la fondatrice di In-Presa, Emilia Vergani, delineando una traiettoria di lavoro tutta impostata sulla leva del fascino e del desiderio. E aggiungeva: “Ti preferisco perché ci sei”, non perché sei bravo, perché ce l’hai fatta, perché eccelli, perché riesci…
Emilia Vergani aveva cominciato a occuparsi dei “suoi” ragazzi negli anni Novanta come assistente sociale. Inizialmente aveva coinvolto alcune famiglie a lei legate da profonda amicizia per proporre esperienze di affido diurno, formazione e accompagnamento al lavoro di ragazzi in situazione di difficoltà sociale, scolastica e lavorativa. Da questo primo tentativo, nel novembre del 1997, nasceva il centro In-Presa.
In quegli anni Emilia raccontava: “Io ho avuto dei ragazzi in affido. Mi ricordo che il primo era di un’agitazione e di un’ansia pazzesche e l’unica possibilità di aiutarlo era dirgli: ‘Stai tranquillo, la tua ansia non mi manda in crisi; io sono salda qui, in un terreno più saldo di quello dove sei tu. Se ti attacchi ti tiro dalla mia parte’. Quando un ragazzo sente questa sicurezza è come se cominciasse a mettere in azione quel minimo di energia che ha – che noi chiamiamo libertà –, per cui la capacità di cominciare a essere positivo nel costruire gli permette di fare una esperienza di cammino educativo”.
Emilia sarebbe scomparsa nel 2000 in un incidente stradale, proprio alla vigilia del trasferimento nel nuovo e più spazioso edificio che ancora oggi è la sede principale di In-Presa. La sua eredità è stata raccolta dalle persone che lavoravano con lei ed è diventata metodo e strada. Molti dei ragazzi che arrivano a In-Presa hanno già vissuto esperienze di fallimenti e bocciature e non vogliono avere più nulla a che fare con la scuola. A loro occorre offrire qualcosa di diverso, qualcosa costruito su misura della loro capacità e dei loro interessi. Altrimenti si rischia di perderli definitivamente e di vederli andare a ingrossare le fila dei neet.
Questa volontà di individuare nuove strade, adeguate alla particolare situazione di tanti ragazzi, ha generato negli anni alcune proposte innovative. Un esempio è il corso di alternanza scuola-lavoro, sorto nel 2006 quando nessuno ancora parlava di questa modalità. Questo corso era nato proprio per offrire un punto di ripartenza a ragazzi che, non volendo avere più nulla a che fare con la scuola, necessitavano di una proposta diversa, in grado di riaccendere un minimo interesse per l’apprendimento: nasce così il corso in alternanza rivolto a ragazzi pluribocciati, un percorso formativo in cui l’esperienza del lavoro offre da subito la possibilità di scoprire che il coinvolgimento con la realtà genera frutti inaspettati: ad esempio la scoperta che ciascuno con il proprio lavoro può fare qualcosa di utile al mondo, e quindi trovare il proprio posto. Un ragazzo aha sintetizzato tutto ciò in modo semplice ma decisivo: ‘Ieri ho montato una lampada. Quella lampada prima non c’era, adesso c’è. L’ho fatta io’”. Questo corso attribuisce un ruolo centrale all’esperienza dello stage, che si alterna con la presenza in aula con cadenza mensile: un mese a scuola, un mese in stage.
Per offrire la possibilità di fare delle significative esperienze di stage In-Presa coinvolge un numero ampio di aziende, sull’esempio di quello che faceva all’inizio Emilia Vergani con alcuni suoi amici imprenditori e artigiani. Oggi collaborano con In-Presa oltre 300 tra grandi aziende, artigiani e imprenditori della zona, che operano nei più svariati settori: ristoranti, pizzerie, bar, gelaterie, gastronomie, ma anche meccanici, elettricisti, falegnami, carrozzieri, florovivaisti, tipografi…
Una così stretta collaborazione con le aziende del territorio ha numerosi benefici: permette alla scuola di essere strettamente connessa con le necessità e i fabbisogni del mercato e di avviare collaborazioni che permettono di realizzare un vero ponte tra aula e mondo del lavoro. È una partnership virtuosa: la scuola entra nelle aziende, e a sua volta le aziende entrano dentro la scuola.
Questa impostazione genera ottimi risultati in termini occupazionali: il 75% dei ragazzi che completano il loro corso di studi a In-Presa trova un lavoro e un contratto stabile nell’arco di sei mesi.
Negli ultimi anni sono stati realizzati progetti specifici con soggetti di primaria importanza come Slow Food, il gruppo Novotel, Costa Crociere... È in atto una fruttuosa collaborazione anche con l’associazione Ambasciatori del Gusto, che riunisce molti tra i più apprezzati chef italiani.
Per offrire ai ragazzi la possibilità di un’esperienza reale di lavoro, da alcuni anni è presente a In-Presa una caffetteria didattica aperta al pubblico, abbinata a un laboratorio di pasticceria e strutturata sul modello della formazione on the job: in questo modo ciò che viene realizzato dai ragazzi nelle loro ore di formazione in laboratorio (brioche, pasticcini, torte, biscotti…) può essere acquistato dai clienti della caffetteria. Allo stesso scopo gli studenti sono coinvolti in attività di catering con clienti veri.
Alla fine dei suoi tre anni di formazione, un ragazzo ha così fotografato questa impostazione: “Come è successo a me, tanti altri ragazzi dopo aver avuto delle delusioni scolastiche possono venire qui a trovare riparo come sotto un grande ombrello. In questi tre anni (ero stato bocciato in un altro istituto) ho capito che non ero io che non volevo andare a scuola, ma era la scuola che non era così interessata a farmi imparare. A In-Presa mi è venuta voglia di studiare”.
La stessa tenacia nell’individuare strade adeguate a ciascun ragazzo e alla propria situazione ha portato l’attività di accompagnamento al lavoro a creare sette laboratori, finalizzati al recupero scolastico e sociale di ragazzi fragili: ognuno di loro può trovare la propria strada scegliendo il percorso più vicino alle proprie attitudini e ai propri interessi, tra il laboratorio di cucina oppure l’orto, l’officina per la riparazione e manutenzione di biciclette o la sartoria, il laboratorio elettrico o quello di creatività. Queste attività vedono il coinvolgimento di numerosi volontari, figure fondamentali assieme a insegnanti, educatori e tutor: la proposta educativa di In-Presa, infatti, si realizza dentro un legame affettivo, educativo e formativo che i ragazzi instaurano con le figure adulte di riferimento. Anche i laboratori sono realizzati in collaborazione con aziende e professionisti del territorio, che rafforzano il nesso con il mercato e il mondo del lavoro.
Il percorso di aiuto allo studio, frequentato da allievi inviati dalle scuole secondarie di I grado del territorio, ha lo scopo di rimotivare i ragazzi alla frequenza della scuola e all’acquisizione di una maggiore stima di sé per raggiungere i requisiti minimi per affrontare l’esame di licenza media. Si tratta di ragazzi che hanno serie difficoltà con l’apprendimento teorico. Molti di loro hanno già due o addirittura tre bocciature alle spalle che li hanno portati a sviluppare una forte avversione a tutto ciò che riguarda la scuola. Per superare questa difficoltà, insegnanti ed educatori seguono uno o due ragazzi alla volta, dedicandosi interamente a ciascuno di loro. Inoltre, il percorso si avvale anche di un laboratorio tecnico dove i ragazzi possono esprimere le loro capacità di “fare”, realizzando piccoli manufatti assistiti da insegnanti e volontari.
Una figura centrale della proposta educativa di In-Presa è rappresentata dal tutor: si tratta di professionisti che hanno il compito di essere punti di riferimento per i ragazzi, sia in aula sia durante l’esperienza di stage, accompagnandoli e facendo loro compagnia, senza sostituirsi a essi nelle difficoltà, ma indicando sempre una strada e coordinando un lavoro di rete che coinvolge gli insegnanti e le famiglie, che sono anch’esse un punto molto importante. Molti genitori si accostano a In-Presa mostrando una ferita profonda e quasi come aggrappandosi a un’ultima possibilità di fronte a figli che sembrano non avere più una strada. Per questo motivo le loro parole sono particolarmente significative.
Una coppia di genitori, alla fine dell’anno scolastico haascritto una lunga lettera di ringraziamento: “Un genitore con il suo ragazzo arriva da voi ormai mortificato; quasi convinto di ‘aspettarsi troppo’ da lui, che si deve ‘accontentare’, che suo figlio non può fare nulla di più. Ma ecco la sorpresa: qui i professori non scappano, ma ti danno la caccia, vogliono sapere, vogliono confrontarsi, non si arrendono, non incasellano nessuno; i professori e le insegnanti di sostegno lavorano in squadra; i professori vogliono seguire direttamente ogni singolo ragazzo, nessuno è abbandonato; i professori alzano l’asticella per vedere se un ragazzo può fare di più. Risultato: Mattia ha fatto passi da gigante; avete alzato l’asticella e lui ce l’ha fatta; ci avete regalato grande serenità... non potete nemmeno immaginare quante ripercussioni negative gli anni precedenti abbiano causato nella nostra famiglia”.
Una mamma racconta di aver riconquistato la figlia: “Da tanto tempo non mi guardava più. Invece, da quando frequenta In-Presa, la vedo finalmente serena. Nei giorni scorsi mi ha abbracciata. Erano anni che non lo faceva più”.
Si legge sulla copertina della brochure di In-Presa: “Offrire una strada. Perché nessuno si perda”. Non è un percorso semplice. Ma la direzione è certa. E i ragazzi se ne accorgono: “Il bello di In-Presa è che se continui a spezzare la corda, loro continueranno a farci mille nodi pur di tenerti attaccato” scrive Alessia. È come una casa. E lo aveva ben capito Giovanna, qualche anno fa, scrivendo: “Peccato, anche l’ultimo anno se ne va via. Se si potesse ritornare indietro sceglierei ancora In-Presa. […] Mi dispiace un sacco di lasciare ‘casa mia’”.