Quadrimestrale di cultura civile

Formare ed educare al bello: dalla terra un futuro verde

di Anna Zottola / Responsabile Centro formazione e Ricerca applicata, Fondazione Minoprio

“Laudato sì’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi concoloriti fiori et herba”, così il bel cantico di San Francesco ci ricorda la nostra casa comune.
La fortuna di crescere in una bella dimora, studiare e convivere con i propri compagni in un piccolo creato come quello di una scuola agraria, circondata da alberi, fiori, foglie e frutti colorati permette, durante ogni anno scolastico, a studenti e formatori, di responsabilizzarsi nella cura della Terra e nello sviluppo di progressi scientifici.
La natura è l’espressione della dimensione più intima e profonda dell’animo umano e gli studenti della Scuola di Minoprio hanno la fortuna di toccare con mano la biodiversità vegetale, di confrontarsi con i cambi di stagione, di crescere, affrontando la fatica e il sacrificio, di lavorare anche con la pioggia, al freddo o sotto il caldo sole estivo.
La coltivazione di un orto, un frutteto o il giardinaggio, rappresentano l’opera del custodire, proteggere, curare, conservare e vigilare. Non è solo trarne beneficio, redditività o sopravvivenza, ma è anche applicare con intelligenza il rispetto delle leggi della natura e dei suoi equilibri, oggi più di ieri, sottostando alle pressioni dello sfruttamento della crescita economica.
La scuola, circondata da un’azienda agricola nella provincia di Como, gode di molti ambienti didattici all’aperto, ma anche di aule interne dotate di finestre spalancate sulla naturaed  è un luogo dove è davvero possibile vivere da protagonisti la scoperta e la maturazione della propria personalità e dei propri futuri compiti nella società.
Il contesto è lo strumento perfetto per curare il percorso formativo di ogni studente nel quale i docenti in team progettano un modello duttile e flessibile per rispondere a bisogni diversi fra loro: un adolescente, un ragazzo, un adulto. È questa la peculiarità di chi fa formazione professionale: il binomio scuola-azienda permette di mettere in campo esperienze pratiche, con suggerimenti sempre nuovi da ricordare, provare e migliorare.
Dalla prima classe di quindici alunni, nata nel 1962 – attraversando numerosi dispositivi legislativi, spinti dal trattato europeo di Lisbona e arricchiti dalla legge regionale 19/2007 della Lombardia, che introduce il concetto di educazione nella formazione professionale – i docenti, durante ogni anno scolastico, se possibile con occhi sempre nuovi, incontrano, formano e accompagnano al lavoro più di 900 giovani e adulti di età diversa (dai 14 ai 60 anni) in un sistema diversificato di istruzione, formazione professionale, alta formazione e formazione continua e permanente.
Tanti studenti, tante esperienze, tanti sacrifici, ma anche tante soddisfazioni.

Un giovane garden designer di grande talento
Mirco Colzani, classe 1993, spinto da una forte passione per i giardini e la natura, ha studiato alla scuola di Minoprio per cinque anni, durante i quali ha avuto la possibilità di frequentare diverse aziende del settore, vari giardini botanici e studi di progettazione in tutta Italia. Al termine degli studi ha avuto occasione di lavorare nel giardino privato di Paolo Pejrone, famoso architetto paesaggista e scrittore. All’inizio del 2013, Mirco è partito per l’Australia, dove è rimasto per quasi due anni lavorando principalmente per la The Diggers Club, il più grande club di giardinaggio del continente australiano. Dapprima come uno dei sei giardinieri di Heronswood Garden, giardino conosciuto in tutto il mondo, nei pressi di Melbourne; successivamente come garden designer, progettando per l’azienda, tra gli altri lavori, anche la grande bordura di erbacee perenni in occasione del Melbourne Flower Show 2017, il più importante evento di giardinaggio d’Australia.
A vent’anni, Mirco ha iniziato la sua attività di progettazione e realizzazione giardini, lavorando in Italia, Svizzera e anche in Inghilterra. Nel 2018 è stato premiato dalla giuria di Grandi Giardini Italiani con il “premio empatia” per lo spazio “spLaYceship” in occasione della decima edizione di Orticolario, tenutasi a Villa Erba di Cernobbio.
Mirco oggi lavora su tutto il territorio nazionale e all’estero, progettando e realizzando giardini. Per Mirco i giardini e le aree verdi possono dare moltissimo se gestiti in modo armonioso, sia in ambito privato che pubblico, soprattutto se valorizzati con piante per lo più ignorate, ma che, se inserite con sapienza, possono creare scenari mozzafiato, a bassa manutenzione, belli 365 giorni all’anno e duraturi nel tempo.
Il modello tradizionale di scuola-azienda, nel quale giovani e adulti trascorrono otto ore al giorno o l’intera settimana nel Campus, in cui la bellezza degli spazi all’aperto di ampia superficie gestiti dagli studenti non è stato modificato, anzi crediamo che sia moderno, rimane un modello che dovrebbe essere applicato da ogni scuola perché facilita e guida all’apprendimento.
Fondazione Minoprio si propone quindi come una vera “seconda casa” nella quale le clausole contrattuali di affitto del primo anno formativo sono quelle di stare bene insieme, rispettando la “bellezza della Casa”, un mix di accoglienza, all’insegna della responsabilità individuale e del coinvolgimento della famiglia, che identifichi il bisogno del giovane e/o adulto e lo supporti alla sperimentazione su di sé per la preparazione al futuro. Così i coordinatori e i docenti facilitano lo studente a portare nella scuola la propria storia, che forse non ha ancora una sagoma precisa, forse è ancora una storia umana ancora acerba, ma con l’idea che negli anni di studio e con l’esperienza lavorativa da lì possa nascere il proprio progetto di vita.
Una definizione di responsabilità di grande valore, che non si poteva e non si può non condividere con la famiglia, è il Patto educativo, un patto non solo di forma (anche se questa aiuta) ma soprattutto di sostanza: la stima e la fiducia reciproca tra le due istituzioni servono per rimuovere, se necessario, eventuali elementi che siano di ostacolo al percorso educativo di crescita, per passare alla costruzione di quelle condizioni che facilitino l’evoluzione di ogni individuo, innanzitutto come persona e poi come professionista, o forse per alcuni contemporaneamente.

Una startup nata tra i banchi di scuola
In qualche occasione i ragazzi possono, già durante la scuola, fare preziose esperienze come imprenditori.
La classe quarta dell’Istituto Tecnico Agraria Agroalimentare Agroindustria Gestione dell’ambiente e del territorio “G. Dell’Amore” di Fondazione Minoprio, quest’anno ha partecipato al progetto Green Jobs, promosso da ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa) e realizzato in Lombardia grazie a Fondazione Cariplo.
Il progetto si poneva l’obiettivo di stimolare i ragazzi all’autoimprenditorialità, dando loro la possibilità di ideare e realizzare concretamente un prodotto o un servizio ecologico e sostenibile. La classe è stata suddivisa, come una vera e propria azienda, in ruoli ben definiti tramite l’utilizzo di un organigramma prestabilito. Per la loro partecipazione gli studenti hanno ideato e creato un accendifuoco 100% ecologico a base di foglie, resina di pino e zucchero. L’idea è nata dall’accumulo delle foglie sulle strade e dalle difficoltà legate al loro smaltimento. Partendo da questa considerazione i ragazzi hanno cercato di ridurre questo problema raccogliendo le foglie e trasformandole in un prodotto utile e innovativo. Dopo diversi tentativi nel laboratorio di chimica della scuola, è stata trovata la ricetta ideale! I tre ingredienti sono stati miscelati a caldo e fatti raffreddare in appositi stampi. I cubetti accendifuoco sono stati confezionati in scatole di carta riciclata, contenenti ognuna 12 pezzi.
La start-up è stata premiata come migliore impresa Green Jobs in Lombardia e ha ricevuto anche un premio a sostegno dell’imprenditoria giovanile offerto dalla sezione Federmanager di Como. Per i ragazzi è stato un progetto impegnativo: lavorare tutti insieme e trovare un’idea originale e green non è stato facile, ma l’esperienza fatta ha ricompensato i loro sforzi.
Certificazione delle competenze professionali, aumento delle ore di lavoro (da un minimo di un mese all’anno fino a 4-5 mesi per i corsi superiori, trascorsi in una impresa), tirocinio, alternanza, apprendistato; e non mancano le prove, per accompagnare lo studente a essere un apprendista della bellezza.
Fondazione Minoprio coinvolge nel proprio sistema – non solo formativo ma anche educativo e di incoraggiamento (l’incoraggiamento si configura sempre come un processo di cooperazione tra formatore e studente) – l’impresa con gli imprenditori, altri importanti partner, insieme alla famiglia, della formazione professionalizzante. La sfida odierna è proprio quella di condividere gli stessi principi educativi, quelli di cogliere e comprendere i bisogni, gli interessi e le necessità, per calarli nel mondo esperienziale del giovane. Sono tutte prassi positive per promuovere e valorizzare ciascuno studente e lo sviluppo delle sue capacità personali donandogli un ruolo attivo, nella scuola, nel lavoro, nella vita. Per tutti, che si tratti di uno studente particolarmente colto, oppure con disturbi dell’apprendimento o di concentrazione, uno studente disabile, senza famiglia o senza orientamenti, la scuola accompagna all’autonomia delle scelte. Quest’anno, ad esempio, c’è stato il primo cento e lode nella storia della Scuola di Minoprio: Lisa Rusconi, diplomatasi Tecnico dei Servizi per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale, ha avuto la possibilità di mettersi alla prova, di diventare più intraprendente ed esprimere appieno le proprie potenzialità.