Quadrimestrale di cultura civile

Questa è la nostra scuola!

di Alberto Raffaelli / Preside della Scuola di Formazione Professionale Dieffe di Valdobbiadene (Tv)

Ai confini settentrionali della pianura veneta – là dove le colline si accovacciano ai piedi delle Alpi e il lavoro paziente e tenace di generazioni di uomini e di donne ha modellato il paesaggio con un mosaico di vigneti dalle infinite tessere, un territorio oggi riconosciuto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità – sorge la Scuola di Formazione Professionale Dieffe.
A varcare ogni mattina le porte della Scuola Dieffe sono ragazzi che non si sentono “portati” per lo studio sui libri, ma piuttosto desiderano imparare un “mestiere” così da poter accedere rapidamente al mondo del lavoro. Per il 40% si tratta di figli di genitori stranieri (nella scuola sono rappresentate ben diciassette nazionalità diverse), altri hanno qualcuno in famiglia che lavora in un bar, in un ristorante, in un agriturismo o altro.
Grazie all’intervento di Giancarlo Moretti Polegato (imprenditore illuminato, leader nella produzione del Prosecco e membro della famiglia proprietaria del marchio Geox), la Scuola Professionale Dieffe ha trovato la propria sede negli edifici dell’antica filanda, un recupero architettonico che coniuga tradizione con innovazione tecnologica e rappresenta un gioiello di valorizzazione di un antico sito industriale.
Questa scuola – dove i ragazzi possono imparare l’arte della cucina, della produzione dei formaggi, dei salumi e dell’ospitalità – rappresenta una sfida aperta al pregiudizio intellettualistico di gentiliana memoria che relega il lavoro manuale in fondo alla scala delle ambizioni professionali dei giovani. Un pregiudizio che vuole gli alunni “bravi” al liceo e gli altri sui gradini via via più bassi della scala del sapere, dagli istituti tecnici in giù, fino alle scuole professionali, tutti ambienti in cui i laboratori, gli stage in azienda e l’apprendistato occupano gran parte del tempo scolastico. Poco importa poi che questo pregiudizio non trovi nessun riscontro reale né negli esiti economico/professionali, né nella dimensione personale di “soddisfazione”, “dignità” della vita.
Certo, quelli che varcano per la prima volta la porta d’ingresso di questa scuola, al di là dell’aspetto e del look, sono spesso ragazzi “fragili”, a volte “difficili”; i sintomi più gravi di queste difficoltà sono una sorta di demotivazione, una perdita di fiducia circa il valore della propria persona e della realtà circostante. Una “debolezza” che emerge anche nell’esercizio delle attività pratiche, là dove è necessaria la fatica, oppure nel momento in cui i ragazzi devono operare in un ambiente complesso come quello di un’azienda.
Sono evidenti in questi ragazzi i sintomi della “malattia” che contagia il tessuto sociale in cui viviamo, una sorta di nichilismo che sfocia nella “perdita del gusto del vivere”, che fa dire e pensare che tutto sia niente e, soprattutto, che “io sono niente”. Per molti di loro poi i fallimenti scolastici e il contesto familiare “instabile” aggravano questo senso effimero di sé e della realtà. Eppure proprio a questi ragazzi, che all’inizio del percorso formativo appaiono apatici e svogliati, può accadere qualcosa di straordinario che assomiglia allo sbocciare della vita. Quando incrociano dei “maestri” che, con passione e competenza, li guidano a mettere “le mani in pasta”, allora rivelano una energia e una creatività del tutto inaspettate.
Per questo il primo passo del percorso formativo che la Scuola Dieffe propone ai propri allievi è la scoperta del valore delle cose, della realtà e, soprattutto, di sé. Questa scoperta mette in moto il desiderio di esprimersi e, di settimana in settimana, trasforma le loro facce, fa affiorare su quei volti dei sorrisi in cui si intravede una nuova, inaspettata, fiducia.
Ogni educatore sa che questo è un gran giorno, è il giorno in cui la vita ricomincia.  
Nella dinamica formativa della scuola una grande attenzione viene data al singolo gesto. ? infatti proprio nell’istante che si gioca la partita dell’educazione. I ragazzi sono invitati a vivere ogni azione, anche la più semplice, anche la più lontana dagli occhi degli “altri”, può essere qualcosa di assolutamente nuovo che accade nel mondo.
Nessuna azione deve essere fatta distrattamente, per abitudine o solo perché “lo dicono i professori”. Ogni azione può portare nel mondo il contributo unico e irripetibile della propria persona, della propria originalità e passione: lavare i piatti, predisporre l’ordine della sala da pranzo, produrre una forma di formaggio, rivolgersi con discrezione e cortesia a un collega o a un ospite. La scuola mira a introdurre i ragazzi alla più nobile dimensione del lavoro umano, quella per cui ogni azione può imitare il dono della creazione, secondo l’inarrivabile definizione dantesca: “Sì che vostr’arte a Dio quasi è nepote”.
In questa prospettiva la ristorazione e la produzione alimentare rappresentano un contesto del tutto favorevole per l’attuarsi di una dinamica educativa positiva. Si tratta di attività estremamente motivanti.
L’allievo fin dalla prima ora di scuola può cominciare a “vedere” il frutto del proprio lavoro: la lievitazione di un impasto che si trasforma in pane, il miracolo del formaggio, l’eleganza di una sala preparata per gli ospiti ecc. Questo settore professionale permette ai ragazzi di avere a che fare con prodotti naturali, belli. Le attività favoriscono una forte socializzazione: si lavora sempre in squadra, rango, brigata ecc.
Un aspetto prezioso dal punto di vista educativo è dato dal fatto che il ristorante è un vero e proprio teatro: vi sono le divise di scena, vi è un copione da seguire, ma il tutto va interpretato in modo personale. Il legame indissolubile tra la produzione alimentare-gastronomica e le tradizioni religiose e laiche del nostro Paese, rappresenta una porta maestra di accesso alla nostra tradizione culturale.
Infine a rendere appassionante questo percorso formativo agli occhi dei ragazzi sono le opportunità di lavoro che, in forma di part-time o di tirocinio, si aprono già nel corso del secondo anno: il livello occupazionale degli allievi della scuola, a sei mesi dal termine del percorso formativo, supera l’85%.
Dal punto di vista della metodologia didattica, l’Anno Formativo della Scuola Dieffe è scandito in tappe rappresentate da Esperienze di Apprendimento (EdA). Tale metodologia didattica, ampiamente sperimentata nei Paesi anglosassoni (experiential learning o learning fields), prevede un ribaltamento nell’ordine dell’insegnamento; non più un processo deduttivo, dalla teoria alla pratica, ma un processo induttivo: a partire da un compito assegnato, gli allievi sono spinti a reperire, sotto la guida dei propri docenti, le conoscenze e le abilità utili e necessarie alla propria realizzazione, utilizzando sia gli strumenti didattici tradizionali (lezioni frontali, libri ecc.) sia quelli più innovativi (rete web, tablet ecc.).
Ogni Esperienza si conclude con degli esami nella modalità della “prova esperta” in cui l’allievo è chiamato a realizzare un compito mettendo in atto più competenze. Ad esempio, per i ragazzi del primo anno si tratta di realizzare un cesto di Natale per la propria famiglia, con prodotti fatti da loro stessi (dolci, formaggi, salumi, conserve ecc.). Per gli allievi del secondo anno si tratta di curare l’organizzazione dell’Open Day della scuola.
Si tratta di una metodologia didattica fondata sulla interdisciplinarietà: tutte le discipline, sia pratiche che teoriche, vengono coinvolte nel realizzare un aspetto particolare del compito assegnato. A livello di contenuto didattico è il lavoro in quanto tale il grande protagonista della scuola.

Formazione in assetto lavorativo
Nel corso dell’attività di laboratorio tradizionale si è svolto l’allenamento. La partita di campionato, che costituisce la verifica oggettiva di quanto si è appreso, avviene nel momento in cui l’allievo è messo di fronte a una responsabilità reale nei confronti di un cliente “esterno”. Questo avviene attraverso l’intensa attività del Ristorante didattico, che ha culmine nelle “Cene Dieffetto”, eventi proposti pubblicamente in cui sono coinvolte sia le aziende produttrici delle eccellenze gastronomiche del Veneto, sia le migliori cantine produttrici del Prosecco Superiore DOCG di Valdobbiadene. In queste occasioni gli allievi toccano con mano alcuni aspetti fondamentali della dimensione lavorativa: l’oggetto del proprio lavoro è una committenza esterna.
Il cliente “ha sempre ragione”: non nel senso che il suo giudizio sia sempre corretto, ma nel senso che esso sempre rappresenta un termine oggettivo di confronto; la dimensione economica e la riconoscibilità sociale del proprio operare.
Un’altra importante esperienza di rapporto tra la scuola e il mondo aziendale è il “Pan da Vin”, cracker ideato, brevettato e prodotto dalla nostra scuola. Questo pane “da compagnia” nasce dal rapporto di collaborazione tra la scuola stessa e alcune importanti cantine della zona. Da un paio d’anni viene presentato al Vinitaly e alla fiera ProWein di Düssendorf come pane ufficiale di degustazione dal Consorzio di Tutela del Prosecco Superiore DOCG di Valdobbiadene.

Alternanza scuola-lavoro e apprendistato secondo il sistema duale
La sperimentazione del “sistema duale” prevede che la scuola e le aziende concorrano, fianco a fianco, al processo formativo del giovane. La settimana di scuola si divide egualmente tra le attività scolastiche e le attività lavorative in azienda: tre giorni a scuola, tre giorni al lavoro.
È, infine, proprio il rapporto con le aziende e le istituzioni del territorio a rappresentare il carattere specifico della Scuola Dieffe di Valdobbiadene, non solo per il contributo alla crescita di risorse professionali che potranno impegnarsi nello sviluppo del territorio, ma, soprattutto, per la condivisione di una responsabilità che fa dire a imprenditori, educatori, famiglie e ragazzi: “Questa è la nostra scuola”. È un pezzo di popolo che rinasce, che si assume il coraggio di sostenere le speranze e le attese dei propri giovani.