Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale ha evidenziato un’ampia varietà di applicazioni nel settore della formazione e dell’educazione, come i “tutor intelligenti”, sistemi che personalizzano automaticamente i contenuti per ogni specifico discente o piattaforme di analisi dei Big Data dell’apprendimento.?È importante che nelle aziende i non addetti ai lavori rimangano in contatto con chi opera nel campo dell’Intelligenza Artificiale, per elaborare assieme possibili applicazioni. Normalmente i dipartimenti R&S lavorano all’individuazione di modelli che emulino processi mentali umani, ricercando continuamente casi concreti di applicazione sul mercato per verificarne e farne crescere le potenzialità.
Cosa sono i tutor intelligenti? I tutor intelligenti cercano di replicare l’azione di un docente umano, invitando il discente a svolgere attività o fornendo feedback durante attività pratiche per facilitarne l’apprendimento.?Un altro filone che ha trovato molte applicazioni nell’e-learning è quello dell’analisi semantica, ovvero la capacità di estrarre automaticamente concetti e significati da un testo grazie ad “agenti intelligenti” in grado di analizzare in maniera semantica un testo, generare quiz a risposte multiple e dare un feedback sulle risposte.
L’analisi semantica è necessaria per la classificazione e la taggatura automatica di contenuti formativi, utile quando si hanno a disposizione tante risorse. La possibilità di comprendere il significato di migliaia di articoli e documenti presenti in un archivio apre la strada a sistemi che raccomandano il giusto contenuto, alla giusta persona, nel giusto momento. Un’ultima applicazione degna di nota è l’analisi statistica dei Big Data, ovvero l’analisi di enormi masse di dati non sempre organizzati in modo strutturato. L’esigenza di avere sistemi in grado di analizzare le reportistiche e i tracciamenti della formazione e individuare degli schemi significativi ha favorito l’applicazione di nuove soluzioni che utilizzano intelligentemente i Big Data nel mondo della formazione. Possiamo già immaginarci un futuro in cui le piattaforme, analizzando il comportamento degli utenti, sapranno dirci quali attività formative sono state più efficaci, quelle in cui i partecipanti sono stati più concentrati e, quindi, dove è possibile migliorare.
Software intelligenti per il rapporto docente/studente
È uno strano fenomeno quello per cui l’inglese inteso come materia scolastica evoca un non so che di stantio, quasi a imprigionare la lingua in uno schematismo da cui difficilmente emerge un giudizio positivo o una esperienza di soddisfazione. Quando invece lo studente esce dalle mura scolastiche e incontra quotidianamente l’inglese nella forma di musica, video, video-giochi, film, post, chat, tweet e così via, la spinta alla comprensione è naturale, spontanea, e la fatica del processo di apprendimento non è in alcun modo obiezione o ostacolo all’incontro con ciò che non è ancora noto.
Tutti sappiamo che il metodo migliore per apprendere una lingua è quello naturale, quello per cui uno si trova immerso in una serie di input che lo raggiungono sotto forma visiva, sonora, emotiva... e non solo da piccolo, come potremmo immaginare, ma anche da adulto. Questo è facile da riconoscere, ma non è facile da riprodurre nella vita normale, immersi in contesti di studio dove i metodi utilizzati sembrano non poter fare a meno del testo scritto.
In realtà, il percorso di apprendimento di una lingua implica l’acquisizione di una serie di competenze e abilità che rendano automatico il servirsene successivamente. In tal senso non sfuggirà la somiglianza con la pratica di uno sport o con l’imparare a suonare uno strumento musicale. Ma se per lo sport è evidente a tutti che l’unica strada percorribile è la pratica costante e l’allenamento, per l’inglese si è soliti pensare in modo duale: o si va all’estero (e lo si impara sul serio) o si fanno corsi e lezioni tradizionali perché cambiare, per un insegnante, è qualcosa di davvero difficile e, quand’anche fosse disponibile a farlo, dovrebbe avere delle certezze su nuove soluzioni magari esistenti e sulla loro efficacia didattica.
Vorremmo qui di seguito portare alla vostra attenzione un modo di insegnare e imparare l’inglese, in cui è possibile davvero (l’esperienza lo dimostra) colmare in modo intelligente quella impossibilità a far pratica ottimizzata, grazie al mix fra Intelligenza Artificiale e fattore umano.
Figura 1

In medio stat virtus
La Figura 1, tratta dal blog di Alberto Cei (www.albertocei.com), mostra come la motivazione e le aspettative siano fattori essenziali nel determinare l’apprendimento. Da quanto illustrato, si intuisce che il programma di insegnamento e le strategie didattiche utilizzate debbano essere di sostegno e sviluppo alla crescita del ragazzo, per cui in dialogo e in continua evoluzione rispetto alla persona che si ha di fronte.
L’innovazione è giusta e necessaria quando si vede che le strategie didattiche messe in atto non danno i frutti sperati; si è arrivati a sintetizzare tale fenomeno nel modo seguente.

Sia in ambito scolastico che aziendale, i percorsi di apprendimento della lingua inglese messi in atto per lungo tempo, poiché ritenuti validi ed efficaci, sono stati recentemente rivisti e messi in discussione, basti pensare alla lezione frontale o ai corsi in aula. A scuola si sta cercando di passare a un approccio task-based legato a una didattica per competenze, ma la nota resistenza alla novità, caratteristica dell’ambiente, lascia intuire che i tempi per un’adeguata attuazione di questo cambiamento saranno, come sempre, molto lunghi.
In azienda, dopo il declino delle lezioni in aula perché troppo vincolanti da diversi punti di vista, si è passati all’e-learning puro, per poi scoprirne ben presto i limiti sia in termini di efficacia che di risultati. La formula di Heyworth (Heyworth, 2003) sembra dare conto di tutti i fattori implicati in questo difficile e delicato processo di cambiamento:
C= (abd) > x
C espresse change, a, the level of dissatisfacion with the status quo, b highlights the destre out come while d identidies practical (first) steps to achieve the destre out come. x underlines the cost or affar of a change.1
Quando il combinato disposto di insoddisfazione, obiettivo desiderato e primi approcci teorici innovativi risulta superiore ai costi e agli sforzi implicati, ecco che ha luogo il cambiamento.
Sembrerebbero dunque più che maturi i tempi per una svolta negli strumenti e nei contenuti utilizzati per migliorare il proprio inglese, soprattutto la parte orale. Se questa esigenza della capacità di capire e di esprimersi bene oralmente è più viva, quale tipo di percorso occorre fare? Se abbiamo visto che la pratica è determinante, di che tipo di pratica possiamo avvalerci, dovendo studiare nel nostro Paese, per arrivare alla fluency?
In tempi non sospetti il linguista Harold Palmer affermava: “[...] those who have successfully mastered the spoken form of one or more foreign languages maintain that their success is due to the fact that, when they began their study, they plunged straight into the spoken language without doing any preliminary book-work”. (Palmer, 1922)2
L’inverso, ovvero il partire dal testo scritto o il farne largo uso nell’incontro con la lingua, ha come esito un forte ritardo di sviluppo delle abilità orali.
Gli studi più recenti relativi al CALL (Computer-Assisted Language Learning) evidenziano la bontà di un approccio blended, in cui ogni protagonista ha un ruolo ben definito, così come ogni strumento a lui fornito.
La Figura 3 sintetizza l’approccio DynEd, un sistema innovativo utilizzato attualmente da milioni di persone a livello globale. In DynEd ogni azione (clic) che lo studente è tenuto a fare nei corsi (per ripetere, registrarsi, riascoltarsi, rispondere) viene catturata; gli algoritmi A1 di DynEd sono così in grado di determinare e dinamicamente riaggiustare a ogni passo il percorso di studio personalizzato di ogni utente. Tali algoritmi, brevettati da DynEd stessa, controllano il livello di difficoltà della lingua di volta in volta somministrata a ogni discente e attivano il “tutor Intelligente” di DynEd: un voto, accompagnato da una serie di indicazioni specifiche e mirate, che ogni studente riceve per incrementare la validità del suo lavoro.
La capacità di rendere efficace l’apprendimento pare meritevole di attenzione e curiosità, in particolare per quanto accaduto ad alcuni studenti universitari che si sono cimentati in un percorso di studio competitivo (www.wing4students.com) e che, studiando molto bene per tre mesi, sono passati da un livello A1 a un B2, ovvero il percorso di apprendimento linguistico di solito sviluppato nei 12 anni di scuola che vanno dalla 1a elementare alla 4a superiore.
Figura 3

“Dopo lo svolgimento dell’iniziale placement test, gli studenti iniziano un percorso di interazioni con input linguistici multimodali volti a rinforzare e ampliare la capacità di comprendere espressioni e frasi sempre più lunghe e complesse; da una comprensione di massima si muove verso una comprensione più dettagliata con sempre meno lacune, fino alla comprensione piena e alla abilità di usare quella lingua in scioltezza, senza bisogno di pensarci”. (traduzione a cura dell’autrice)3
In questo modo “blended” di pratica individuale e correzione/sostegno ottimizzato da parte dell’insegnante, l’esperienza di soddisfazione sarà accessibile a tutti attraverso una fruizione semplice e una motivazione che andrà crescendo di pari passo con i risultati ottenuti. La pillola o la scorciatoia non esiste, ma così come la fatica che si fa ad allenarsi in uno sport non è motivo di rinuncia quando se ne vedono i risultati, tanto più non lo è quando ci si scopre sempre più a proprio agio nella comunicazione in inglese, che apre le porte all’incontro e al confronto con il mondo intero.
Avvalendosi di soluzioni che mettono la multimedialità al servizio della didattica come DynEd, capaci di offrire a tutti una modalità efficace di apprendimento con un dispendio di risorse assolutamente inferiore al tradizionale, si può offrire un potenziale “turbo” per far fare un salto di qualità all’inglese dei nostri giovani, su scala nazionale.
Note
[1] C significa cambiamento, a il livello di insoddisfazione rispetto alla situazione attuale, b evidenzia l’obiettivo desiderato mentre d identifica i (primi) approcci teorici innovativi per raggiungere l’obiettivo desiderato. X evidenzia il costo e lo sforzo per il cambiamento.
[2] Coloro i quali hanno imparato con successo la forma parlata di una o più lingue straniere affermano che il loro successo è dovuto al fatto che, all’inizio dei loro studi, essi si sono lanciati nel linguaggio parlato senza aver compiuto alcun lavoro preliminare sul libro.
[3] Articolo di Lance Knowles, fondatore DynEd, da Language Magazine, Sept 2014 (Testing Reformed): https://www.languagemagazine.com/testing-reformed/