Quadrimestrale di cultura civile

Editoriale. Una rivoluzione tecnologica e antropologica

di Mario Mezzanzanica / Professore associato di Sistemi informativi, Università degli Studi di Milano-Bicocca

L’innovazione tecnologica nelle sue varie forme dell’automazione, dell’Intelligenza Artificiale e della digitalizzazione dell’informazione pervade sempre più la vita delle persone, sia si tratti di quella privata sia di quella lavorativa e sociale. Nei diversi ambiti assistiamo a dispositivi più o meno intelligenti che memorizzano tutti i nostri dati, sostituiscono l’uomo in attività lavorative e in diversi contesti indicano “cosa fare” subentrando in decisioni che fino a poco fa erano a totale discrezione delle persone.

Questi cambiamenti stanno creando nella mentalità comune due grandi gruppi sostanziali di pensiero: gli scettici o contrari, che rifiutano a priori ciò che sta accadendo, e i grandi sostenitori della rivoluzione del web 4.0 che vedono in esso il profilarsi di un mondo moderno capace di rispondere più efficacemente ed efficientemente ai bisogni degli uomini.
Ma il problema non è certamente quello di schierarsi da una parte o dall’altra, bensì di capire innanzitutto quello che sta succedendo e le possibili implicazioni. In questa traiettoria occorre porre attenzione alla comprensione dei fattori che caratterizzano e contraddistinguono i Big Data, l’Intelligenza Artificiale e la quarta rivoluzione industriale e, nello stesso tempo, osservare alcuni esempi di applicazioni che utilizzano le innovazioni da essi derivanti, mostrandone le ripercussioni nella vita delle persone. Nel contempo è evidente che i cambiamenti in atto non sono riconducibili solo a nuove metodologie e tecniche ma hanno a che fare con aspetti che riguardano la concezione della persona, nel suo rapporto con la tecnologia, la società e più in generale con la realtà. È infatti evidente che uno degli aspetti che desta maggiore attenzione riguarda l’impatto di queste innovazioni sul lavoro.
Quale sarà il lavoro del futuro? I robot e l’Intelligenza Artificiale sono destinati a sostituire progressivamente e inesorabilmente il lavoro umano? Queste domande riecheggiano in molte pubblicazioni scientifiche e non, e rappresentano un tema sempre più frequente nei dibattiti e nei convegni scientifici.
In un recente rapporto il World Economic Forum (2016) ha stimato che il 65% dei bambini che in questo momento frequentano la scuola primaria farà nella propria vita un lavoro che oggi non esiste ancora. In realtà, molti ritengono che i lavori non scompariranno del tutto ma verranno probabilmente ridefiniti, e soprattutto cambierà il set di competenze necessarie. Dunque molti lavori rimarranno, ma richiederanno competenze diverse per essere svolti.
Mentre per le rivoluzioni tecnologiche precedenti i sistemi educativi e formativi hanno impiegato parecchi anni per sviluppare le nuove competenze richieste dal mercato, la velocità con cui il cambiamento tecnologico sta interessando la dimensione produttiva pone evidenti e urgenti domande ai nostri sistemi dell’istruzione e della formazione.
I contributi presentati nella rivista sviluppano diversi punti di vista attraverso cui possiamo porci davanti ai cambiamenti in atto e costituiscono un’occasione di approfondimento per guardare questi temi con attenzione, apertura e criticità.
In tutti i contributi c’è un filo rosso comune: la sfida posta è alla persona, alla concezione che abbiamo della persona nella sfera privata, lavorativa e sociale. In questo senso, le innovazioni dei Big Data, dell’Intelligenza Artificiale e dell’industria 4.0 prenderanno il sopravvento separandoci dalla realtà, sostituendosi alla persona? Oppure rappresenteranno un’occasione per aumentare la nostra capacità di conoscere e penetrare la realtà?