Quadrimestrale di cultura civile

Smart Home: l’Internet delle Cose entra in casa

di Angela Tumino e Giulio Salvadori / Direttori Osservatorio Internet of Things, Politecnico di Milano

L’Internet delle Cose (o “Internet of Things” - IoT) è un paradigma affascinante, che si basa sull’idea di portare nel mondo digitale gli oggetti della nostra esperienza quotidiana. Non parliamo quindi di connettere solo computer, smartphone, tablet, ma anche gli oggetti che ci circondano nelle nostre case, al lavoro, nelle città: termostati, elettrodomestici, impianti produttivi, automobili, lampadine, opere d’arte e molto altro. Tutti questi oggetti entrano a far parte del mondo digitale, permettendoci, in prospettiva, di interagire con loro così come oggi interagiamo con una “classica” pagina web o con una applicazione per smartphone (si veda il box “Cosa è l’Internet of Things?” per maggiori dettagli).
I campi di impiego di questo paradigma sono numerosissimi: dall’autovettura che dialoga con l’infrastruttura stradale per prevenire incidenti, agli elettrodomestici di casa che si coordinano per ottimizzare l’impegno di potenza ed evitare interruzioni di corrente, dagli impianti di produzione che scambiano dati per consentire di prevenire i guasti, ai semafori che si sincronizzano per creare un’onda verde per il passaggio di un mezzo di soccorso. Fra gli innumerevoli ambiti di applicazione delle tecnologie Internet of Things, quello della Smart Home è sicuramente uno tra i più interessanti e in cui si osserva grande dinamismo, sia per la centralità della casa nella vita di ogni individuo, con un potenziale enorme in termini di diffusione di oggetti e servizi, sia per il legame con alcuni dei settori di punta del made in Italy, potendo dunque operare da traino anche per altri comparti dell’economia nazionale.

Come l’Internet of Things cambia il nostro rapporto con la casa
Con l’espressione Smart Home o “casa intelligente” facciamo riferimento a soluzioni che sfruttano il paradigma dell’Internet of Things per offrire la possibilità di gestire in automatico e/o a distanza gli impianti e gli oggetti connessi in casa per il risparmio energetico, il comfort, la sicurezza dell’abitazione e delle persone al suo interno. Gli ambiti di applicazione sono molto numerosi e – nella loro varietà – sono accomunati dal modificare la nostra modalità di interazione con la casa. Di seguito presentiamo i principali.
Assistenza alla persona: l’obiettivo è quello di fornire un supporto alle persone all’interno delle abitazioni, con particolare attenzione ai cosiddetti “utenti fragili”. In questo contesto ricadono infatti soluzioni per il supporto domiciliare a utenti con disabilità fisiche o cognitive, temporanee (legate ad esempio a decorsi post-operatori) o permanenti. L’obiettivo principale è facilitare il normale svolgimento delle attività quotidiane, così da promuovere l’autonomia e il benessere delle persone coinvolte. Si tratta di kit composti da dispositivi medici per monitorare le condizioni delle persone presenti in casa (ad esempio per monitorare eventuali cadute o per misurare la pressione o la frequenza cardiaca) e offrire un servizio di assistenza personalizzato (ad esempio l’invio di un medico specialista a seconda della criticità occorsa, la consegna di farmaci a domicilio, l’invio di alert su smartphone qualora emergano anomalie nei parametri monitorati).
Climatizzazione/Riscaldamento: si tratta di climatizzatori e termostati connessi a Internet (quasi sempre tramite la rete WiFi presente in casa) che permettono all’utente di controllare tramite app la regolazione del sistema di condizionamento e riscaldamento in modo più efficiente. Non solo: per quanto riguarda il riscaldamento, gli ultimi termostati lanciati sul mercato sono anche in grado di imparare le abitudini delle persone in casa (ad esempio quando si entra e si esce o qual è la temperatura preferita di ogni stanza) e di auto-programmarsi per offrire il massimo del comfort, senza che l’utente debba ogni volta inserire manualmente orari e impostare temperature.
Gestione elettrodomestici: si fa riferimento a piccoli e grandi elettrodomestici connessi (ad esempio macchine del caffè, lavatrici, frigoriferi) che offrono la possibilità di un controllo da remoto (ad esempio, per accendere il forno a distanza, in modo da trovarlo alla giusta temperatura al proprio arrivo). In alcuni casi consentono di monitorare l’andamento dei consumi energetici e forniscono consigli – o modificano il loro funzionamento – per aiutare l’utente a ridurli. In altri casi la connettività consente di monitorare lo stato di funzionamento degli elettrodomestici, in modo da far intervenire un tecnico tempestivamente in caso di guasto o addirittura prima che esso avvenga.
Gestione scenari: soluzioni per gestire in modo integrato diverse funzionalità Smart Home (ad esempio illuminazione, climatizzazione, irrigazione) secondo una combinazione di regole preimpostate, creando dei veri e propri scenari volti a migliorare il comfort (ad esempio definendo quali luci accendere e regolandone l’intensità a seconda che si scelga lo scenario “cena”, “relax” o “tv”).
Illuminazione: lampadine regolabili tramite app con diversi scopi. Ad esempio, possono essere accese o spente a distanza per dare l’impressione di essere in casa anche quando invece si è assenti (come strumento di prevenzione dei furti durante i periodi di ferie), oppure possono essere regolate per creare scenari di illuminazione in specifici momenti della giornata (ad esempio la possibilità di svegliarsi al mattino con luce tenue e naturale) o per regolare il colore (con la possibilità ad esempio di sincronizzare le luci in casa con musica, giochi e film impostando dei colori diversi in ogni occasione).
Monitoraggio fumi, allagamenti, incendi, cortocircuiti: si tratta di sensori che consentono di tenere sotto controllo l’insorgenza di problemi all’interno dell’abitazione. Un’offerta che si sta diffondendo in questo ambito è rappresentata dai kit, costituiti da una centralina e sensori, che sempre più le compagnie assicurative abbinano all’acquisto di una polizza casa e che consentono loro di migliorare la propria competitività grazie all’offerta di nuovi servizi.
Sicurezza: le principali soluzioni riguardano videocamere di sorveglianza, impianti di antintrusione che effettuano chiamate in caso di allarme, serrature intelligenti che inviano allarmi in tempo reale in caso di apertura non autorizzata, videocitofoni connessi e sensori di movimento, utilizzati principalmente per monitorare eventuali intrusioni in casa o monitorare chi suona il campanello. L’elemento interessante è che in molti casi questi stessi oggetti vengono acquistati anche per motivazioni molto diverse: ad esempio, un videocitofono che consente di verificare da remoto chi sta suonando alla porta potrebbe essere utilizzato per aprire a distanza al corriere espresso, evitando di perdere la consegna di prodotti acquistati online.
Salubrità della casa: sono soluzioni volte a monitorare in modo capillare specifici parametri ambientali relativi alla qualità dell’aria in casa (ad esempio umidità, gas radon, monossido di carbonio, metano), con il fine di offrire consigli agli utenti su possibili azioni per migliorare il livello di salubrità dell’aria.

Il mercato della Smart Home in Italia
Il mercato delle soluzioni IoT per la casa è ancora limitato, seppur in crescita: guardando alle sole soluzioni wireless (escludendo quindi i più “tradizionali” impianti domotici cablati), è arrivato a valere in Italia 185 milioni di euro a fine 2016 (+23% rispetto al 2015).1 È un mercato molto concentrato in termini di tipologie di soluzioni vendute: nonostante gli impieghi dell’IoT in contesti domestici siano numerosi, le vendite in Italia sono ancora generate per la maggior parte da applicazioni legate alla sicurezza. Anche guardando l’offerta, ossia la gamma di prodotti per la casa connessa che possiamo acquistare nei negozi o su Internet, emerge che ben il 30% delle oltre 290 soluzioni censite fa riferimento proprio alla sicurezza: videocamere di sorveglianza, serrature controllabili a distanza, videocitofoni connessi e sensori di movimento.
Tra le altre soluzioni, le più diffuse risultano quelle per la regolazione del riscaldamento: sono ormai oltre 180.000 i termostati connessi installati nelle case degli italiani, che consentono di regolare a distanza, dal proprio smartphone, la temperatura dell’abitazione. Si pensi ad esempio alla necessità di accendere il riscaldamento in case di villeggiatura di montagna, in modo da trovare una situazione confortevole al proprio arrivo; oppure alla possibilità di modificare la regolazione del riscaldamento di casa se si decide di cambiare programma e rientrare in anticipo – o in ritardo – rispetto a quanto pianificato. Negli ultimi due anni si è inoltre sviluppata un’offerta molto più articolata per la regolazione del riscaldamento nelle abitazioni: i termostati di ultima generazione (come ad esempio Nest di Google, Tado, Netatmo) integrano sempre più spesso algoritmi di Intelligenza Artificiale per ottimizzare i consumi energetici (ad esempio, per prevedere in modo più accurato il tempo che sarà necessario per raggiungere la temperatura desiderata, tenendo conto anche delle condizioni atmosferiche esterne) e regolare il riscaldamento sulla base delle abitudini degli occupanti della casa.
Al di là degli attuali numeri di mercato e delle specifiche soluzioni a oggi più diffuse, un elemento molto importante, che lascia presagire una crescita della diffusione delle soluzioni Smart Home nel prossimo futuro, è la proliferazione dei punti di contatto con i consumatori: retailer (tradizionali e online), utility, telco e assicurazioni si affiancano infatti alla filiera tradizionale fatta di distributori elettrici e installatori, veicolando sempre più oggetti connessi nelle case degli italiani. Analizziamo questi canali nel dettaglio, partendo dalla cosiddetta filiera “tradizionale” – composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori – che mantiene per ora una posizione di predominio in termini di mercato, con una quota superiore all’80% delle vendite. Per preservare un ruolo rilevante in uno scenario che vede il proliferare di nuovi attori dell’offerta e di canali di vendita alternativi è essenziale innovare. I produttori di domotica si trovano a dover decidere se mantenere la strategia “classica”, che prevede la focalizzazione su una fascia di mercato specifica (interessata a soluzioni domotiche complete, con installatori professionisti), o se provare a rivolgersi a una fascia di mercato più ampia, interessata a oggetti meno costosi e disponibili anche nei negozi di elettronica, del fai-da-te e online. Nel corso degli ultimi mesi alcuni produttori hanno cercato di estendere la base di potenziali clienti inserendo nella propria offerta nuovi prodotti wireless: si tratta di soluzioni che necessitano di un professionista per l’installazione, ma sono pensate per un target diverso, che non intende necessariamente acquistare un sistema domotico completo.
Passando ai canali alternativi, il primo a essersi mosso – ormai da alcuni anni – è quello delle assicurazioni. Le soluzioni proposte sfruttano la presenza di oggetti connessi all’interno dell’abitazione per offrire servizi di assistenza 24 ore su 24 in caso di eventi avversi (ad esempio danni provocati da allagamenti, incendi, cortocircuiti elettrici), a fronte di un risparmio sulla polizza assicurativa (reso possibile dalla diminuzione del numero di frodi e dalla minore entità dei danni, grazie alla loro tempestiva individuazione). Ciò consente alle assicurazioni di migliorare la propria competitività.
Una novità importante osservata nel corso del 2016 è stato l’ingresso più massiccio in questo mercato di retailer (come ad esempio Mediaworld, Euronics, Leroy Merlin) ed eRetailer (come Amazon ed ePrice). Nonostante volumi di vendita ancora abbastanza limitati (poco più di 20 milioni di euro nel 2016), essi hanno avuto un’importante funzione in termini di showroom, tramite l’offerta online e soprattutto con la presenza nei punti vendita. L’arrivo dei prodotti in questi canali ha consentito di avvicinare i consumatori a soluzioni Smart Home che prima rimanevano spesso sconosciute per moltissimi potenziali acquirenti. Siamo solo agli inizi, in quanto troppo spesso gli addetti alla vendita non hanno ancora una formazione adeguata a supportare l’acquisto, e la comunicazione relativa a questi nuovi prodotti è ancora limitata. La buona notizia, però, è che i retailer che hanno intrapreso questo percorso hanno già pianificato nei prossimi mesi di testare l’inserimento di personale specializzato e dedicato alla vendita dei prodotti Smart Home. Se a questo sommiamo l’ingresso di grandi multinazionali anche nel mercato italiano, con l’offerta di prodotti che possono puntare su brand forti e affermati, non possiamo che aspettarci un crescente dinamismo del mercato nel corso del 2018.
Passiamo ora alle utility e alle telco, che hanno fatto l’ingresso in questo mercato nel 2017. Le utility hanno iniziato a proporre soluzioni legate al proprio “core business”, per il monitoraggio dei consumi energetici. L’idea di base è quella di fidelizzare i propri clienti trasformandosi in “consulenti” per la gestione energetica, in grado di monitorare i consumi all’interno di ogni abitazione e di fornire consigli utili alla loro riduzione. Se questo da un lato sembra andare contro il proprio interesse di “vendere” energia, è invece un cambio di mentalità sempre più rilevante in un contesto che diventa sempre più competitivo, in cui diventa sempre più difficile mantenere la propria base clienti o acquisirne di nuovi. L’offerta delle utility non si limita però a questo: in diversi casi essa si estende anche a prodotti per l’antintrusione e la videosorveglianza, facendo leva sull’interesse già dimostrato dai consumatori per la sicurezza.
Per quanto riguarda le telco, hanno – finalmente – iniziato a offrire SIM con piani tariffari specificamente pensati per le applicazioni Smart Home, da inserire ad esempio all’interno di antifurti, caldaie, termostati. Oltre a ciò, i negozi di telefonia hanno iniziato a mettere in mostra e vendere prodotti connessi (ad esempio videocamere e termostati) a cui è associato un abbonamento per la connettività.


Il controllo della casa… a portata di voce
Se fino a pochi anni fa il controllo della propria abitazione era pensato prevalentemente tramite l’uso di applicazioni per smartphone e tablet, una novità importante riguarda l’introduzione del controllo vocale. Se lo smartphone rimane lo strumento principale pensato per una interazione a distanza quando ci troviamo fuori casa, all’interno delle mura domestiche si sta puntando sempre più sulla voce. Ormai tutti i principali Over-The-Top e molte aziende multinazionali attive nel settore IoT stanno entrando nel mercato della casa connessa con assistenti vocali, che consentono di dialogare e controllare gli oggetti connessi presenti in casa. L’offerta è sempre più ampia e possiamo citare, senza pretese di esaustività, Alexa di Amazon, Google Assistant, Siri di Apple, Bixby di Samsung o Cortana di Microsoft.
Ma perché tutto questo interesse da parte delle aziende? Ci sono almeno due fattori di cui bisogna tener conto nel provare a rispondere a questa domanda. Il primo è una necessità, quella di ridurre le barriere all’adozione dei consumatori. L’interazione tramite App rischia di risultare in diversi casi un po’ artificiosa e complessa, soprattutto al crescere del numero dei dispositivi connessi all’interno della casa (devo aprire l’App, che spesso è diversa a seconda del produttore del dispositivo connesso, selezionare l’istruzione e così via). È emersa quindi la necessità di trovare una soluzione più agevole per gli utenti, e la voce sembra poter essere un’ottima candidata in questo senso. Il secondo fattore è invece una opportunità che le aziende intravedono, legata al fatto che dietro il controllo vocale “c’è di più”. L’assistente vocale è difatti l’interfaccia tra gli oggetti connessi presenti in casa e i cosiddetti “hub”, che non sono altro che dei concentratori in grado di dialogare con la pluralità di applicazioni e servizi per la casa connessa sviluppati dalle diverse aziende presenti sul mercato. Non si tratta di un interesse limitato alla possibilità di incrementare il proprio fatturato grazie alla vendita di questi nuovi dispositivi, ma l’opportunità più significativa è quella di avere accesso ai dati che transitano attraverso questi dispositivi e di attivare sinergie con il proprio business tradizionale. Per Amazon, ad esempio, è importante che la Smart Home sia sinergica con l’eCommerce: l’obiettivo è quello di mantenere un’interazione molto elevata con l’utente, assistendolo nelle attività quotidiane più ricorrenti, con particolare attenzione alla spesa domestica. In questo senso le informazioni raccolte possono fornire un utile supporto ad Amazon per indirizzare l’utente verso l’acquisto online di determinati prodotti. Per Google, invece, la proposizione di valore ruota attorno a servizi che semplifichino la vita (così come fatto con Gmail nell’Internet “tradizionale”) e consentano al contempo la raccolta di dati utili per profilare gli utenti.
La battaglia degli Smart Home speaker è appena iniziata: si tratta di un mercato che fa gola a molti e le grandi multinazionali non stanno certo perdendo tempo. Tutto lascia pensare, infatti, che nei prossimi mesi la lotta per il predominio nei salotti delle case di tutto il mondo si farà sempre più serrata. Oltre ai già noti Google Home e Amazon Echo (i dispositivi lanciati negli scorsi mesi sul mercato da Google e Amazon che si appoggiano, rispettivamente, sugli assistenti vocali Google Assistant e Alexa), molti altri grandi player si stanno affacciando in questo mercato. È il caso ad esempio di Apple, che durante l’ultima Worldwide Developer Conference ha presentato il suo HomePod, ovviamente equipaggiato con l’ormai famigliare Siri. Xiaomi ha recentemente lanciato il suo speaker Xiaomi Mi AI, economico e maggiormente indirizzato a un mercato di massa. Harman, in collaborazione con Microsoft, ha battezzato Invoke, in arrivo a ottobre ed equipaggiato con Cortana. Samsung e Facebook sono al lavoro su nuovi assistenti vocali che saranno lanciati presumibilmente nel corso del 2018.
Semplicità, compatibilità con le diverse tipologie di oggetti connessi e valorizzazione dei dati raccolti saranno alcune delle chiavi di volta per avere successo in questo mercato.

I dati generati dalla Smart Home
Le applicazioni Smart Home consentono di raccogliere moltissimi dati sul funzionamento dei dispositivi connessi e sul comportamento delle persone nell’abitazione. Questo apre grandi opportunità, ma anche qualche timore legato alla paura di un uso poco lecito o etico dei dati raccolti. Partiamo dagli aspetti positivi, ossia dalla comprensione di come ricavare valore dai dati raccolti. Nell’ambito della Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things abbiamo formalizzato cinque modalità di valorizzazione dei dati.
Ottimizzazione dei processi: il modo più immediato per sfruttare i dati IoT è quello di migliorare i processi delle aziende che offrono servizi in ambito domestico, con ricadute positive in termini di aumento di efficienza (riduzione tempi e costi) e/o di efficacia (servizio al cliente). Ad esempio, grazie al monitoraggio dello stato di funzionamento degli elettrodomestici è possibile ottimizzare la loro manutenzione, facendo intervenire un tecnico (ad esempio un elettricista o un idraulico) prima del verificarsi di un guasto o garantendo tempestività nel caso in cui esso avvenga. Questo consente alle aziende di ridurre i costi di gestione, grazie alla maggiore programmabilità degli interventi, garantendo al contempo anche un migliore servizio ai clienti.
Nuova generazione di prodotto / servizio: i dati sull’utilizzo degli oggetti connessi da parte dei consumatori possono essere sfruttati nel processo di sviluppo di versioni migliorative, per ridurre i difetti più ricorrenti e migliorare l’usabilità. Ad esempio un videocitofono connesso può raccogliere i dati di utilizzo da parte degli utenti per capire quali sono le funzionalità più apprezzate e quelle meno utilizzate, in modo da applicare modifiche mirate nelle generazioni successive del prodotto stesso.
Personalizzazione di prodotto / servizio: un’azienda può decidere di personalizzare la propria offerta sulla base dei dati raccolti, in modo da riuscire a soddisfare meglio le esigenze specifiche dei clienti. Questa tendenza si sta rafforzando da tempo per i servizi di assistenza alla persona in ambito assicurativo, con l’offerta di kit composti da dispositivi medici per monitorare le condizioni delle persone presenti in casa (ad esempio per misurare la pressione o la frequenza cardiaca) e offrire un servizio di assistenza personalizzato (ad esempio l’invio di un medico specialista a seconda della criticità occorsa, la consegna di farmaci a domicilio, l’invio di alert su smartphone qualora emergano anomalie nei parametri monitorati).
Monetizzazione diretta dei dati: un’azienda può decidere di vendere i dati raccolti a soggetti terzi interessati, generando una nuova fonte di ricavi. Ad esempio, le informazioni sui consumi energetici delle utenze domestiche, utilizzate dalle utility per rendere più efficiente il processo di fatturazione, potrebbero essere vendute a soggetti terzi interessati a migliorare le previsioni dei consumi energetici aggregati, fondamentali per la programmazione della produzione energetica. O ancora, un’azienda che realizza stazioni meteo connesse da collocare in ambito domestico (ad esempio in giardino o sul terrazzo) potrebbe vendere i dati raccolti a provider di previsioni meteo, per rendere ancora più capillari le previsioni locali.
Advertising & Commerce: in contesti diversi dalla Smart Home ci sono già esempi consolidati di profilazione degli utenti per proporre pubblicità mirata, come la comparsa di banner in base ai siti web visitati. L’IoT offre la possibilità di estendere questo concetto dal mondo virtuale a quello fisico. Un esempio può essere quello di un frigorifero smart che consente di riconoscere i prodotti presenti al suo interno attraverso apposite telecamere e sensori, con la possibilità di condividere i dati con player di eCommerce, che possono promuovere prodotti sulla base delle abitudini di consumo e offrire la possibilità di effettuare ordini online.
Quelli presentati sono quindi i cinque schemi di valorizzazione dei dati. Ma non si può parlare di dati senza parlare di tematiche chiavi quali la Privacy e la Cyber Security. All’aumentare dell’interesse verso la valorizzazione dei dati IoT, infatti, cresce di pari passo l’attenzione verso queste tematiche.
Se guardiamo al tema della Privacy, se fino a due anni fa solo il 27% dei consumatori non era disposto a condividere i propri dati personali (soprattutto a causa del rischio che le finalità di utilizzo fossero differenti da quelle dichiarate), oggi tale percentuale è aumentata in modo considerevole, raggiungendo il 44% a inizio 2017. Facendo il parallelo con altre innovazioni digitali, in primis lo smartphone, emerge come questo problema sia spesso dovuto al fatto che i consumatori non riescono ancora a cogliere il vantaggio derivante dalla condivisione di tali informazioni. La proposta di servizi il cui valore è chiaramente percepito dai clienti (come ad esempio il pronto intervento di un artigiano in caso di allagamento o cortocircuito) è in molti casi una leva importante per superare la reticenza degli utenti. Gli enti regolatori hanno iniziato da tempo a interessarsi ai risvolti legati alla gestione dei dati raccolti dai dispositivi IoT: già nel 2015 il Garante della Privacy aveva aperto una consultazione pubblica sul tema, volta a raccogliere elementi utili per definire le limitazioni all’utilizzo dei dati. Sulla stessa falsariga, l’Unione Europea ha definito il nuovo Regolamento sulla protezione dei dati personali e la libera circolazione degli stessi, che si applicherà a decorrere dal 25 maggio 2018. Il Regolamento introduce diversi obblighi per le imprese che trattano i dati personali, con la finalità di tutelare i consumatori: alcuni esempi sono la necessità di considerare il tema della protezione dei dati già in fase di progettazione (la cosiddetta Privacy by Design).
Un altro aspetto chiave è quello della Cyber Security: non si tratta di un tema legato solo ai dati raccolti, che potrebbero essere intercettati o manomessi da terze parti, ma anche della sicurezza “fisica”, legata alla possibilità che malintenzionati possano riuscire a impartire comandi agli oggetti da remoto (ad esempio l’apertura della porta di casa o la disattivazione del sistema di allarme). Oggi molti degli oggetti connessi presenti in casa mostrano purtroppo ancora diverse vulnerabilità in termini di Cyber Security. C’è però una questione a cui bisogna porre attenzione: al di là delle vulnerabilità che un oggetto connesso può presentare, qual è il valore delle informazioni raccolte dagli oggetti connessi? Queste informazioni sono attrattive per eventuali hacker / malintenzionati? Purtroppo la risposta in alcuni casi è sì: pensiamo alle informazioni raccolte da specifici sensori sulle condizioni di salute di una persona, potrebbero essere importanti per broker assicurativi poco etici che vogliano rivendere tali dati sul mercato nero con notevoli guadagni. Un altro problema, sempre relativamente alla Cyber Security, è quello che i dispositivi intelligenti possono essere pericolosi per altri e fare da piattaforma digitale per attacchi verso altri enti o organizzazioni: ad esempio lo scorso ottobre la cosiddetta botnet denominata “Mirai” ha infettato milioni di dispositivi esposti in rete e presenti nelle case degli utenti, usandoli per spedire milioni di messaggi e permettere il blocco temporaneo dei server di Twitter, Amazon e del New York Times situati sulla costa est degli Stati Uniti.
È importante in generale saper risolvere prima il problema della sicurezza dei dati e poi realizzare gli oggetti. Il tema quindi della security by design, ovvero la necessità che le aziende integrino i principi di sicurezza dei dati già in fase di progettazione degli oggetti connessi che intendono sviluppare, è fondamentale per evitare scenari di questo tipo.

Note
[1] Fonte: Osservatorio Internet of Things – Politecnico di Milano, febbraio 2017 (www.osservatori.net).