Quadrimestrale di cultura civile

Editoriale. I protagonisti. Viaggio nelle periferie esistenziali

di Redazione /

Il numero estivo di Atlantide è interamente dedicato al titolo del XXXV Meeting per l’amicizia fra i popoli, in programma a Rimini dal 24 al 30 agosto prossimi: “Verso le periferie del mondo e dell’esistenza. Il destino non ha lasciato solo l’uomo”.
Non è una raccolta di saggi tematici, ma un viaggio ai confini dell’umano raccontato da testimoni privilegiati, che non vivono le periferie come situazioni svantaggiate rispetto a chi, più fortunato, si troverebbe al centro del mondo globalizzato. Ne parlano piuttosto come una grande opportunità per essere protagonisti di un cammino umano, che rende significativo ogni incontro, ogni ambito di lavoro, ogni contesto sociale: dalle villas di Buenos Aires al Messico della povertà estrema, dal Dubai delle torri a cinque stelle agli orfanotrofi ucraini, dall’Egitto del dopo primavera araba al Sudafrica dell’emergenza educativa, dallo slum di Dharavi in India al Giappone della solitudine estrema.
Filo rosso del numero sono le parole di papa Francesco, con quell’invito a uscire per andare verso le “periferie esistenziali”, un’espressione dai molti significati che indica soprattutto una direzione di marcia, quella che segue chi ha a cuore la propria umanità e il proprio destino.
Come scrive il filosofo Massimo Borghesi nel contributo che apre questo numero di Atlantide, la periferia “è la condizione dell’uomo contemporaneo, quella in cui la contraddizione tra povertà e ricchezza è tragicamente acuita da una globalizzazione senza scrupoli, quella in cui la secolarizzazione ha desertificato l’animo al punto che il centro, il cuore dell’Occidente, è divenuto un’unica, enorme, ‘periferia esistenziale’”.
In questo senso, è significativo che il pedagogista Giorgio Chiosso parli della “grande illusione o utopia del ‘crescere da sé’” come di una periferia dell’esistenza, che, ‘collegandosi con il disarmo educativo del narcisismo adulto, è denso di conseguenze’”, poiché “questa sostanziale fiducia nella vita non è il prodotto dell’attuale crisi, certo, economica nei suoi aspetti più evidenti, ma è soprattutto l’edito della crisi di ideali, di senso della prossimità e del riconoscimento dell’altro”.
Le storie raccontate in questo numero – tanto normali quanto eccezionali – mettono al centro l’uomo e il suo cuore, con quell’insopprimibile desiderio di bene, di giustizia, di bontà che lo caratterizza sotto qualunque latitudine. Buenos Aires, Los Angeles, Dubai, Tokio, Seul, Dharavi, Il Cairo, Karkiv, sono le tappe di un unico grande viaggio che ha come protagonista quell’anelito che attraversa la storia e la cambia.
E così quelle che nel linguaggio comune sono realtà marginali – geograficamente, socialmente ed esistenzialmente –, periferiche appunto, si colorano di positività e rivelano la loro attrattiva in forza di quella possibilità di bene che incarnano, come esempi di una umanità migliore perché non ridotta alle ferree leggi del mercato e della riuscita.
È possibile vivere un rapporto positivo con la realtà e con chiunque si incontra dal momento che “il destino non ha lasciato solo l’uomo”, secondo un’espressione di don Giussani che compare nel titolo del Meeting: ne sono documentazione uomini e donne di tutto il mondo la cui vita risulta desiderabile; sono persone capaci di stare nella realtà – anche quando essa assume il volto di un povero a Buenos Aires o di un veterano di guerra a Los Angeles – e di essere aperti all’incontro con chiunque, senza essere sconfitte dalle circostanze sociali ed esistenziali. È una vita alla portata di chiunque, qualunque sia la periferia nella quale un uomo o una donna si trova a nascere e a vivere.
Come testimoniano i protagonisti delle canzoni di Jannacci e dei racconti di Guareschi, s i tratta di persone solo in apparenza ai margini della vita comune, in realtà al centro della scena perché vivono all’altezza delle loro domande e dei loro desideri, e per questo portano novità e promessa di bene là dove sono, rivelando che il vero centro del mondo è là dove l’uomo affonda le proprie radici.