Quadrimestrale di cultura civile

Un Paese di incredibili conflitti

di Arturo Ortega / Direttore e fondatore di Concepto Total, agenzia di comunicazione strategica; docente di Teoria della comunicazione e Storia del pensiero

Il Messico è, indubbiamente, un Paese di conflitti che lasciano sbigottiti: conflitti tra nord e sud, tra ricchi e poveri, tra città e comunità rurali, tra casa e casa. Visti da fuori, forse, noi messicani sembriamo un popolo relativamente omogeneo, però in pochi sanno che il nostro profilo genomico interno è straordinariamente variegato: non solo perché in noi scorre sangue indigeno, europeo e, per una piccola percentuale, anche nero, ma anche perché le nostre razze sono molto diverse: tra i nostri antenati preispanici del nordest e quelli del sudest ci sono più differenze genetiche che tra italiani e cinesi.1
Per dare un’idea dell’estensione di tali conflitti, va considerato che il Messico occupa una superficie totale (contando sia la superficie terrestre sia quella marina) di 5,1 milioni di chilometri quadrati, poco meno della metà della superficie del continente europeo (10,5 milioni di chilometri quadrati) e conta circa 120 milioni di abitanti – più di 20 milioni solo nella conurbazione della capitale2 –, un totale equivalente a poco più di un sesto degli abitanti dell’Europa. Tutto ciò, senza contare i quasi 12 milioni di messicani emigrati negli Stati Uniti. E qui comincia il mondo delle periferie esistenziali del Messico; perché uno, per prima cosa, dovrebbe domandarsi per quale motivo un messicano su dieci ha deciso di abbandonare il suo Paese nonostante – almeno, stando ai dati – il Messico risulti essere la decima economia mondiale.3 Le ragioni sono tante e concatenate. Ne riporteremo in sintesi solo tre.

Tre periferie esistenziali: povertà, violenza e corruzione
Cominciamo col dire che la popolazione sta affrontando gravi problemi economici: il 33% vive in condizioni di “povertà moderata” e il 9% in condizioni di “povertà estrema”, per un totale del 42% della popolazione messicana; inoltre, la classe media si impoverisce ogni giorno di più.4
Questo significa che quasi metà della popolazione di questo Paese ha un lavoro precario e vive in condizioni di ansia, bassa autostima, problemi di salute, rinuncia agli studi, con rischi di lavoro minorile e violazioni dei diritti umani; alcuni muoiono di fame e di malattie legate alla povertà. Gran parte di questi messicani è costituita da donne, ragazze madri e indigene. E allora, la ricchezza dov’è? In una percentuale minima della popolazione che accumula enormi quantità di denaro. Prima causa dei mali del Paese: la distribuzione non omogenea della ricchezza.
In secondo luogo, citiamo l’aumento della violenza in Messico, che si manifesta innanzitutto all’interno della famiglia e, successivamente, in un’escalation di sequestri, omicidi, minacce intimidatorie, tratta di persone, traffico di armi e atti di estorsione, la cui crudeltà si inquadra nell’ambito del narcotraffico e della criminalità organizzata. Si tratta di un’espressione della cultura della morte5 che giustifica ogni tipo di violenza in nome di un presunto coraggio, che permette di affrontare qualsiasi pericolo e di calpestare qualsiasi diritto, allo scopo di raggiungere i propri obiettivi. Ciò che induce ad agire così, non è tanto l’esigenza di uscire da una povertà lacerante, quanto arrivare a condurre uno stile di vita all’insegna del lusso e della mondanità. Il che trova espressione nel detto: “Meglio cinque anni da padrone che una vita da pecorone”.6
Terzo: nonostante i progressi in ambito democratico e istituzionale (il governo repubblicano, nelle mani del PRI7, ha avviato la girandola di riforme strutturali più integrale della storia recente; curiosamente, l’opposizione aveva già tentato di promuovere tali riforme nel decennio precedente, con il dissenso dello stesso PRI). Il Paese sta affrontando condizioni di autoritarismo, corruzione e impunità praticamente insostenibili. Tra gli scandali più clamorosi troviamo quelli dei sindacati della Pemex8 e dei professori che si sono appropriati delle risorse del Paese e hanno costretto i giovani a un’istruzione di bassa qualità. Oggi sappiamo che la tolleranza del crimine, non solo ha causato lo sconforto della popolazione e la necessità di far fronte alla violenza in condizioni precarie9, ma, per di più, ha fatto sì che la criminalità organizzata si sia infiltrata negli organi del potere e della legalità.
Di conseguenza, l’emarginazione, la violenza e l’illegalità tendono a sfociare in una forma di sociabilità relativamente accettata, con conseguenze nefaste sulla popolazione: impunità e intensificazione dell’anticonformismo, scarsità di lavoro e di opportunità di sviluppo, mancanza di guadagni e, di conseguenza, di infrastrutture e servizi adeguati alla popolazione; violenza domestica, bullismo nelle scuole, molestie nelle fabbriche, stress in ufficio.
In che misura ci vengono negate le opportunità di sopravvivenza e di buona qualità della vita? In che misura abbiamo insegnato a tanti giovani a stare lontano dalle armi, dalle auto, dal potere e dai piaceri acquistabili col denaro, a discapito della dignità e della vita altrui? Fino a che punto permettiamo ai pubblici poteri, stando loro sottomessi, di cedere all’illegalità e di lucrare sulle necessità dei cittadini?
Pur non essendo un Paese povero, il Messico sta affrontando condizioni di disequilibrio a tutti i livelli, che relegano le persone nei bassifondi delle periferie socioculturali, territoriali e anche generazionali: anziani soli, adulti disperati, ragazze madri e più di 116mila aborti a Città del Messico in 7 anni. In questo modo, il Messico deve fare i conti con popolazioni intere prive di reali condizioni di cittadinanza e potere, di ordine e pace, di cultura e sviluppo, di uguaglianza e condizioni dignitose di benessere.

Eppure…
Malgrado questo scenario apparentemente desolante, la vita quotidiana della maggior parte dei messicani sembra essere normale. Lavorano10, sono entusiasti e onesti. L’economia non cresce, la violenza non diminuisce. Eppure, tra il 2012 e il 2013, il Messico è passato dalla ventiduesima alla diciassettesima posizione nel ranking dei Paesi più felici al mondo.11
I giovani messicani studiano, si innamorano, si sposano12 e fanno figli. Ogni anno nascono poco meno di 2,5 milioni di bambini e il numero di giovani sta crescendo sempre di più: l’età media è di 29 anni.
D’altro canto, i cittadini senza un lavoro non sono “disoccupati”: diventano imprenditori formali o informali, la maggior parte è illegale, ma praticamente nessuno è inattivo. Le persone in età lavorativa hanno ideato una gran quantità di modelli di produzione e commercializzazione per sopravvivere, a cui si aggiunge la spinta di decine di migliaia di piccole imprese e conglomerati multinazionali di origine messicana che diventano ogni giorno più rilevanti nell’economia mondiale.13 Inoltre, il Messico è il primo esportatore di svariati elettrodomestici e uno dei principali produttori mondiali di motoveicoli.
Dall’altra parte, nonostante i “progressi” che, in materia di depenalizzazione dell’aborto e accettazione delle coppie omosessuali, sono stati portati dai governi di sinistra a Città del Messico, nel resto del Paese si sono moltiplicate le legislazioni a favore del diritto alla vita, dal concepimento fino alla morte naturale. Inoltre ogni giorno sono sempre di più le persone e le organizzazioni cnvinte che sia necessario fare qualcosa per costituire un fronte cittadino comune che vada al di là dei privilegi del “narco” e della corruzione.
All’interno di queste tematiche, la diversità è la caratteristica principale; diversità e integrazione: barocchismo messicano. Fusione di culture, mescolanza di stili, saturazione di elementi, spirali e arzigogoli, gran varietà di colori, aspirazione alla trascendenza e, paradossalmente, difficoltà a fare il salto decisivo verso condizioni migliori, meno complesse e più facili da gestire.
I messicani che stanno cercando di migliorare le condizioni di vita dei propri connazionali sono molti: promotori di pace e riconciliazione, agenti di sviluppo, personaggi e istituzioni che promuovono la legalità della governance e la responsabilità sociale delle imprese, promotori di nuova cultura e innovazione, associazioni e, soprattutto, famiglie impegnate nella crescita dei figli.

Venendo incontro all’altro
Claudio è un uomo fortunato, figlio di uno degli imprenditori più noti del Paese, grazie al quale ha avuto l’opportunità di formarsi nelle migliori scuole di diritto. Il che gli ha poi permesso di intraprendere una carriera di successo nel mondo dell’imprenditorialità. Nondimeno, egli dedica la sua vita al lavoro nel mondo delle fondazioni e dello sviluppo educativo. Lui vuole che i bambini e i giovani messicani possano aver diritto a un’istruzione adeguata e, dal 2005, lavora a favore di un modello formativo migliore, convinto che sia necessario promuovere la partecipazione dei genitori in ogni comunità scolastica del Paese. Con i suoi studi approfonditi, ha scoperto la situazione reale dell’istruzione; con i suoi “litigi strategici” sta imponendo il cambiamento delle istituzioni; con i suoi interventi nei media ha sfidato il sindacato degli insegnanti e, soprattutto, si è messo in contatto con migliaia di insegnanti, studenti e famiglie, invitandoli a far conoscere il proprio metodo educativo.14
Alejandro è un sacerdote cattolico che da giovane era inquieto e ribelle e che poi è diventato importante per la difesa degli immigrati clandestini. Nel Messico sudorientale, migliaia di migranti centroamericani salgono sulla “Bestia”15 e cercano di attraversare il Messico per arrivare negli Stati Uniti. Alejandro riconosce che la pace si può trovare all’interno di una fede profonda, sebbene il suo attivismo e il suo senso critico lo abbiano fatto diventare un personaggio polemico, ricevendo, per questo, ogni tipo di minaccia. Certo è che lui, nonostante la paura, lavora incessantemente presso la sua casa di accoglienza e offre il suo apostolato a persone costrette a pesanti e prolungate condizioni di abbandono.16
Marilù non poteva avere figli, ma ha cercato di adottarne uno. Nel corso della sua battaglia, è diventata sempre più consapevole degli ostacoli burocratici per adottare bambini orfani che non riuscivano a trovare una nuova famiglia presso cui crescere. Si è resa conto che il sistema spingeva le donne ad abortire e che, con la liberalizzazione delle relative leggi, le più dirette interessate erano proprio loro. Perciò, Marilù sì è dedicata a offrire un’alternative alle donne con una gravidanza inaspettata, per poter permettere loro di affrontare tale situazione con dignità, oltre che sostenerle nel prendere decisioni giuste in merito alle loro condizioni e per il resto della loro vita. Per Marilù non conta solo l’istruzione, ma anche l’acquisizione di valori; una formazione che aiuti le persone a creare famiglie dove possano crescere in tutti gli ambiti della vita. Nei 29 anni di operato dell’organizzazione da lei fondata, Marilù ha dato aiuto a oltre 120mila donne, ai loro figli e alle famiglie che li hanno adottati, dicendo, però, che c’è ancora molta strada da fare.17
Jorge è avvocato ed è convinto che, andando avanti, ci sarà sempre meno lavoro, di modo che diventerà fondamentale che le persone di buona volontà sappiano essere imprenditori. Jorge ha stabilito una gran quantità di alleanze, con l’obiettivo di offrire costi più bassi per dar vita a una nuova impresa e offrire un’attenzione personale, allo scopo di evitare intoppi burocratici nel processo di creazione di nuove imprese. L’organizzazione da lui creata nel 2006 ha fatto nascere 500 imprese, 1.200 imprenditori e circa 10.000 posti di lavoro. Di queste imprese, il 70% sono imprese tecnologiche, il 15% imprese tradizionali e il 15% imprese sociali e sostenibili. Vengono offerti servizi che tendono a raggiungere la base della piramide e, di conseguenza, a favorire lo sviluppo della parte di popolazione più bisognosa. Tutto questo avrà un effetto collaterale: “imprenditorializzare” migranti e imprenditori informali.18
Questi sono solo alcuni esempi di quello che diverse migliaia di persone e istituzioni stanno facendo per il bene comune: un’università che offre borse di studio a studenti indigeni con alti rendimenti, un uomo impegnato nella promozione della sua “Sagra cittadina”, per diffondere nella popolazione il senso della legalità, un’organizzazione che ha riunito migliaia di imprese nella cultura della responsabilità sociale d’impresa, un ricercatore che ha analizzato tutti gli studi disponibili al mondo per favorire il miglioramento delle famiglie, o, ancora, un insegnante che valica le montagne per dare lezioni in un paesino, una suora che fa le ore piccole per dare le medicine agli anziani, un padre di famiglia che attraversa il confine col desiderio di mandare avanti la famiglia, o, semplicemente, una donna che, dovendo scendere dai mezzi pubblici con una figlia che ha difficoltà a camminare e in mezzo a una pozzanghera, la prende in braccio fino alla panchina perché non si bagni, senza nessuna lamentela.

Qual è il punto
I vescovi hanno indicato tre ambiti nei quali urge intervenire: in primo luogo, riconoscere l’importanza della legge, in modo che governo e società promuovano il funzionamento trasparente e corretto delle istituzioni; in secondo luogo, rafforzare le norme sulla convivenza sociale per sostituire all’individualismo, alla frammentazione e all’apatia una crescente coesione sociale: e, infine, promuovere la moralità, a cominciare dal rafforzamento dell’imperativo primordiale: non uccidere!19
Il punto sta nel recupero della persona come punto di riferimento delle nostre decisioni. Il che, indubbiamente, è alla base del modo di vivere di gran parte dei messicani, poiché, riguardo al lavoro quotidiano, sono migliaia quelli che fanno sacrifici per tirare avanti, senza perdere di vista le persone amate. Persone che devono essere aiutate, che a volte si sentono incapaci. Persone limitate, che hanno continuamente bisogno di convertirsi e che si muovono all’interno di culture diverse, di esperienze in contrasto tra loro, di alti ideali, di amore per chi non sa, per chi non può, per l’emarginato, per chi è all’inizio della sua vita.

1 Queste informazioni fanno parte di uno studio a carattere internazionale, condotto dall’Università di Stanford e dall’Istituto nazionale messicano di Medicina genomica.
2 Città del Messico e la sua zona metropolitana costituiscono il quarto conglomerato urbano più grande al mondo.
3 Secondo la classificazione del FMI.
4 Banca Mondiale.
5 In Messico, aumenta ogni giorno il numero dei membri del culto di Santa Morte (si parla di cifre da 2 fino a 5 milioni), un culto dove i membri mettono continuamente la loro vita in pericolo, chiedendo protezione a questa figura e che i loro nemici vengano puniti. Tra gli scandali legati a questa associazione ci sono furti e omicidi.
6 Stupido.
7 Partido Revolucionario Institucional.
8 Azienda petrolifera pubblica messicana. Pemex è la contrazione di Petróleos Mexicanos.
9 Esistono gruppi di “autodifesa” in diversi Stati della federazione messicana, principalmente nel Michoacán.
10 Conciliando una mancanza di pianificazione con un desiderio di progresso, i messicani sono i cittadini che lavorano il maggior numero di ore al giorno, tra i Paesi membri dell’OCSE.
11 Studio realizzato da Gallup in 156 Paesi e pubblicato dall’ONU.
12 Da questo punto di vista, si è constatato che i cambiamenti culturali e le condizioni familiari precarie, fanno sì che ogni giorno aumenti la percentuale delle coppie di fatto in contrapposizione ai matrimoni civili o religiosi.
13 Tra i nomi di maggior spicco troviamo MoviStar, Bimbo, Cemex… e Modelo (attualmente olandese, fabbrica la birra Corona).
14 http://www.mexicanosprimero.org/images/recursos/informes_anuales/2013/InformeAnual2013MP.pdf
15 La Bestia è il treno sul quale gli immigrati clandestini tentano di attraversare il Messico e che, qualche tempo fa, è deragliato. Sul suo tetto c’erano circa 1.300 persone.
16 http://contralinea.info/archivio-revista/index.php/2011/04/01/soldado-de-mil-batallas-alejandro-solalinde/
17 http://vifac.org.
18 http://www.mexicoemprendedor.com/principal/index.html.
19 Que en Cristo Nuestra Paz, Mexico tenga vida digna, CEM.