Mi accingo a illustrarvi le priorità del Dipartimento del Lavoro, il nostro impegno in difesa dei lavoratori di questo Paese, ma anche le nostre iniziative a livello internazionale volte a tutelare il benessere dei lavoratori di tutto il mondo nell’economia globale. Da oltre vent’anni, difendere i diritti dei lavoratori è una passione per me. I miei genitori, immigrati e sindacalisti, mi hanno insegnato il valore del lavoro. Mio padre è di origini messicane, mia madre del Nicaragua. Mi hanno insegnato che le ingiustizie sul posto di lavoro esistono, e che i lavoratori hanno bisogno di una voce che li rappresenti. Così, quando il Presidente Obama mi ha chiesto di entrare nel suo governo e di dirigere quest’agenzia, mi sono sentita non soltanto onorata, ma orgogliosa. Onorata perché credo nella missione di quest’agenzia: facilitare, promuovere e sviluppare il welfare per i lavoratori dipendenti, i disoccupati e i pensionati degli Stati Uniti. Ci impegniamo inoltre per migliorare le condizioni di lavoro; per garantire opportunità di occupazione sostenibile; e per assicurare diritti e benefici a chi lavora. E sono orgogliosa di poter dire che con l’amministrazione Obama non solo stiamo raggiungendo i risultati sperati, ma li stiamo superando. Fin dal primo giorno ho svolto questo lavoro con un obiettivo preciso in mente: garantire a tutti un impiego soddisfacente e sicuro. Ed ecco cosa intendo per «soddisfacente e sicuro»: un impiego che permetta di mantenere una famiglia, incrementando il reddito e riducendo il divario salariale; impieghi che siano garantiti e tutelati, e che diano voce ai lavoratori, tramite il diritto a organizzarsi e a contrattare in maniera collettiva; impieghi che siano sostenibili, come i cosiddetti “lavori verdi”: che esportino prodotti, non posti di lavoro. E impieghi che contribuiscano a ricostituire una classe media forte. Fin dal giorno del nostro insediamento, il Dipartimento del Lavoro ha svolto un ruolo di primo piano nell’assistere i lavoratori in questo frangente economico difficile. Abbiamo avviato le necessarie iniziative previdenziali, come i sussidi di disoccupazione, aiutando così milioni di americani a sfamare le loro famiglie e a coprire altre spese essenziali. Inoltre abbiamo apportato modifiche strategiche ai programmi di formazione professionale, dando ai lavoratori la possibilità di affinare le proprie competenze in vista degli impieghi e delle carriere del futuro. Impieghi come quelli di cui ha parlato il Presidente nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, per esempio: l’energia pulita e rinnovabile; le professioni sanitarie ausiliarie; e la tecnologia dell’informazione, per citarne solo alcuni. Oltre alla formazione professionale, ci impegniamo anche per la sicurezza e la salute dei lavoratori americani. Ho sempre pensato che un buon lavoro deve essere un lavoro sicuro. E sono fiera di poter affermare che abbiamo rinnovato il nostro impegno per la sicurezza sul lavoro, ottenendo risultati immediati per i lavoratori e per le aziende. Verso un’economia globale più equilibrata Ma se al centro della nostra attenzione ci sono le famiglie americane, collaboriamo anche con i nostri partner di tutto il mondo per promuovere il successo dei lavoratori e delle aziende. L’anno scorso, per la prima volta nella storia, si sono incontrati i ministri del Lavoro e dell’Occupazione dei Paesi del G20. Su richiesta del presidente Obama abbiamo organizzato l’incontro qui al Dipartimento del Lavoro, nell’aprile 2010. È stata un’occasione senza precedenti per confrontarci sui milioni di posti di lavoro che sono andati perduti durante la crisi economica globale. L’obiettivo dell’incontro era tracciare la rotta verso un’economia globale più equilibrata: in grado di preparare i lavoratori agli impieghi del futuro, di renderli più produttivi, di garantire loro le ricadute positive di quella produttività. Alcune delle nostre raccomandazioni vertevano sulla necessità di incrementare la qualità dell’occupazione. Vogliamo invertire la tendenza per cui produttività e ricavi aumentano, ma i salari restano stagnanti. Insieme alle altre nazioni del G20, intendiamo partire da queste politiche del mercato del lavoro, orientate ai lavoratori e alla crescita. La Francia ha recentemente annunciato che il prossimo settembre ospiterà un incontro dei ministri del Lavoro e dell’Occupazione del G20. La pianificazione di quell’incontro è appena iniziata, ma a quanto pare il Governo francese si prefigge di lavorare su queste tematiche per promuovere la nostra agenda comune. Questa collaborazione tra i Paesi del G20 è un esempio eccellente di come il nostro Governo e i vostri possano cooperare allo sviluppo di politiche per la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie. Ma siamo anche alla ricerca di strumenti pratici, concreti, per rispondere alle esigenze dei lavoratori. Il Dipartimento del Lavoro ha avviato programmi di grande successo che producono risultati tangibili. Dieci anni fa, con il presidente Bill Clinton, abbiamo lanciato una nuova strategia, «Better Factories Cambodia», per aiutare i lavoratori sottopagati nei Paesi in via di sviluppo. Si è trattato di un accordo commerciale tra la Cambogia e gli Stati Uniti, volto ad ampliare l’accesso al mercato per le esportazioni cambogiane negli Stati Uniti, in cambio di migliori condizioni di lavoro. L’esperimento tentato in Cambogia ha gradualmente trasformato le condizioni di lavoro e ha contribuito ad accelerare lo sviluppo economico di quel Paese. Oggi il programma si intitola «Better Work», e si è dimostrato uno strumento efficace per migliorare le condizioni di lavoro e promuovere lo sviluppo economico. «Better Work» è un modello innovativo. Richiede agli industriali di attenersi alle normative sulla tutela dei lavoratori, se non vogliono esporsi alle critiche della comunità internazionale degli acquirenti: le grandi multinazionali non vogliono mettere a rischio la loro reputazione. Nessuno vuole che la CNN o la BBC denuncino le cattive condizioni di lavoro nelle sue fabbriche. Better Work collabora con l’Oganizzazione internazionale del Lavoro (ILO) nel monitoraggio dell’attività delle fabbriche, per assicurare il rispetto degli standard internazionali delle condizioni di lavoro. L’ILO è un’agenzia delle Nazioni Unite, indipendente e credibile. La trasparenza è un altro fattore centrale del modello «Better Work». I risultati delle ispezioni nelle fabbriche sono pubblicati su Internet. In breve, questo programma è importante perché: le fabbriche sono incentivate a migliorare le condizioni di lavoro, così riceveranno più ordini; gli acquirenti dispongono delle informazioni necessarie per tutelare la propria reputazione; i governi vedono crescita e investimenti, perché le fabbriche ricevono più ordini; e i lavoratori possono contare su condizioni di lavoro migliori e una maggiore occupazione. L’impegno contro il lavoro minorile Più posti di lavoro significa garantire una vita migliore ai lavoratori e alle loro famiglie. Oltre alla Cambogia, nuovi programmi «Better Work» sono stati lanciati a Haiti, in Giordania, in Lesotho e in Vietnam. E lo scorso luglio abbiamo raggiunto un accordo con il governo del Nicaragua per avviare anche lì un programma «Better Work». Siamo sempre alla ricerca di partner disposti a sostenere i programmi che hanno avuto successo e ad avviarne di nuovi. Al Dipartimento del Lavoro ci impegniamo anche per proteggere i lavoratori vulnerabili all’estero. Uno dei miei obiettivi primari, tuttavia, è far sì che quelle tutele siano applicate a tutti i lavoratori, bambini compresi, negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Sono convinta che ogni bambino abbia il diritto di sviluppare appieno le sue potenzialità, di ricevere un’istruzione e di vivere un’infanzia libera dallo sfruttamento. I genitori non devono dipendere dal lavoro dei loro figli per il sostentamento della famiglia. Nel 1999, gli Stati Uniti sono stati uno dei primi Paesi a ratificare la Convenzione ILO 182, e da allora hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta al lavoro minorile in tutto il mondo. La Convenzione 182 richiede alle nazioni di collaborare all’eliminazione del lavoro minorile, e sono fiera di poter dire che gli Stati Uniti hanno tenuto fede a quell’impegno. L’ILO stima che il lavoro minorile in tutto il mondo coinvolga oltre 218 milioni di bambini. Il nostro impegno contro il lavoro minorile si è articolato su tre fronti. Primo: l’istruzione; ormai è risaputo che destinare risorse all’istruzione dei bambini, e in particolare delle bambine, è uno dei migliori investimenti che un Paese possa fare per garantire un futuro alla sua economia. Una ragazza istruita migliora non solo la sua vita, ma quella della sua famiglia e del suo Paese. Secondo: la povertà. È inconcepibile che tanti genitori debbano fare affidamento sul lavoro dei loro figli. Questo è un punto cruciale: i genitori devono poter garantire alle loro famiglie la sicurezza economica e il sostentamento, e devono poter scegliere per i loro figli l’istruzione, anziché il lavoro. Terzo e ultimo fattore: la consapevolezza. Sono orgogliosa di poter dire che nel 2010 il Dipartimento del Lavoro ha stanziato circa 60 milioni di dollari per la lotta al lavoro minorile in tutto il mondo. Abbiamo finanziato progetti in Ghana, in Costa d’Avorio, Egitto, Giordania, Thailandia, El Salvador, Bolivia, e progetti regionali in Africa Orientale. I progetti finanziati dal mio dipartimento a partire dal 1995 hanno già contribuito a salvare dallo sfruttamento quasi 1,4 milioni di bambini, offrendo loro una nuova speranza attraverso l’istruzione e le opportunità di formazione professionale. La tutela dei lavoratori stranieri E negli Stati Uniti continuo a impegnarmi a nome di tutti i lavoratori. Come ho già detto, la tutela dei lavoratori negli Stati Uniti è un elemento centrale della nostra missione, e a questo scopo abbiamo allocato nuove risorse. Quando parliamo dei lavoratori negli Stati Uniti, tuttavia, parliamo necessariamente anche di quei lavoratori che sono immigrati da altri Paesi. Questo è un tema a cui tengo moltissimo. Come tutti sappiamo, i lavoratori migranti sono particolarmente vulnerabili agli abusi. Inoltre, tendono a lavorare in settori fra i più pericolosi: edilizia, agricoltura, manutenzione. Ma il problema è: come possiamo rivolgerci a questi lavoratori, che forse non sanno neppure di avere diritti nel nostro Paese? I lavoratori stranieri forse non sanno di aver diritto a condizioni di lavoro salubri e igieniche, agli straordinari e al salario minimo. Forse hanno paura di denunciare la violazione dei loro diritti, temendo di perdere il posto o di subire altri abusi. Per questo motivo stiamo avviando nuove collaborazioni per raggiungere i lavoratori più vulnerabili là dove è più probabile che vadano a chiedere aiuto: nei consolati del loro Paese. Questo approccio ci consente di identificare problemi di cui altrimenti non ci saremmo accorti. La Wage and Hour Division [Divisione salari e orari], e la Occupational Safety and Health Administration [Amministrazione per la sicurezza e la salute sul lavoro] del Dipartimento del Lavoro hanno collaborato con l’ambasciata messicana per fornire ai lavoratori migranti del Messico informazioni sulle leggi statunitensi riguardo i compensi e l’equità salariale, la sicurezza e la sanità. Questa collaborazione con il Messico è un modello da imitare. Fino a oggi, la nostra Wage and Hour Division ha recuperato oltre 21,5 milioni di dollari in salari non corrisposti per conto di oltre 15.000 lavoratori. La nostra Occupational Safety and Health Administration ha siglato dodici Accordi di alleanza internazionale con i consolati del Messico in tutti gli Stati Uniti. Queste Alleanze informano i lavoratori messicani sui loro diritti in tema di sicurezza, sanità, istruzione e formazione professionale. L’OSHA offre un numero di telefono gratuito, accessibile a livello nazionale, con operatori poliglotti che giorno e notte sono pronti a rispondere alle domande dei lavoratori. E oggi, dopo i successi conseguiti negli ultimi anni attraverso questa collaborazione con il Ministero degli Esteri del Messico, il mio progetto è di espandere il programma. Siamo alla ricerca di partner efficaci che ci aiutino a migliorare le condizioni di lavoro per tutti, in America e nel mondo. Garantire a tutti un impiego soddisfacente e sicuro è il nostro obiettivo, qui al Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti. Ma spero che il nostro obiettivo sia condiviso dalla comunità globale e dall’economia globale integrata. Questa è la sfida che abbiamo davanti, e so che unendo le forze ne usciremo vincitori. Washington, D.C., The Blair House, 2 febbraio 2011
A tutti un lavoro soddisfacente e sicuro
di Hilda L. Solis / Segretario del Lavoro degli Stati Uniti
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