Quadrimestrale di cultura civile

Anche l’”inferno sulla terra” può cambiare

di Alessia Argiolas / Dottoranda Management ‹ Innovazione, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano e Ricercatrice di Altis

Scorro il protocollo dell’intervista di domani, vedrò Anthony, general manager di un’impresa che si occupa di riciclo di plastica nei pressi di Dandora, Nairobi. Se si prova a digitare su Google “Dandora”, i primi risultati sono: “il luogo più inquinato della terra”, “la discarica immortale”, “l’inferno sulla terra”. Non sono preoccupata di andarci, come al mio solito, “incosciente” direbbero le mie amiche.  Non muoio nemmeno dalla voglia di camminare tra i rifiuti, mi ricordo di essere già stata in quella zona qualche anno fa e l’odore di marcio è qualcosa che non si dimentica.
Itamar, un amico israeliano conosciuto a Kigali qualche giorno fa, insiste per accompagnarmi all’intervista,  eccitato di vedere la discarica, ma non sa cosa lo aspetta penso, e me ne convinco quando lo vedo arrivare vestito in pantaloni corti e canottiera, ma non ha capito che andiamo a camminare in mezzo ai rifiuti?  
Attraversiamo la città in Uber, poi l’area industriale, e arriviamo infine in periferia. Devo dire che me la ricordavo diversa. La prima cosa che mi colpisce è la strada: perfetta, nemmeno una buca, nemmeno un pezzo di carta in giro. Anthony ci apre il cancello e ci porta a vedere l’azienda, ci mostra i trucks che partono ogni mattina direzione Dumpsite con un gruppo di uomini, le donne che pazientemente separano la plastica dello stesso tipo e colore in mucchi, e poi i tecnici che controllano le macchine che frantumano la plastica e ne fanno pellet. Questi flakes sono poi rivenduti a chi produce contenitori e altri prodotti di plastica. Ci mostra con orgoglio i suoi macchinari, progettati e realizzati dal suo socio, ingegnere meccanico, a cui presto se ne aggiungerà uno nuovo per modellare la plastica e farne bicchieri, posate, piatti etc.
Ci sediamo in un piccolo ufficio per cominciare l’intervista, mi dice: “Facciamo riciclo di plastica, la lavoriamo e la riduciamo a materia prima per le industrie. Cerchiamo di preservare l’ambiente, di combattere l’inquinamento ambientale riutilizzando i rifiuti della discarica. Siamo in questo business da ormai cinque anni. Quando abbiamo cominciato c’erano poche persone che facevano questo lavoro e la zona era estremamente inquinata e degradata, abbiamo visto un’opportunità nella quantità di plastica e di spazzatura che viene convogliata in questa parte della città da tutto il Paese e anche dai Paesi vicini, abbiamo pensato che avremmo potuto farci qualcosa. Abbiamo cominciato con una carriola per raccogliere la plastica e un piccolo crusher, oggi abbiamo due macchinari e due camion. In questi anni sono nate diverse attività come la nostra e la zona è cambiata molto, prima si poteva raccogliere rifiuti sulla strada, oggi invece è tutto molto più pulito. L’anno scorso per la prima volta abbiamo dovuto importare plastica dall’Uganda, nella discarica non ce né più. È stata tutta riciclata. Le persone che risiedono nell’area hanno capito che I rifiuti sono una risorsa, non li disperdono ovunque, li raccolgono e poi li portano a noi o chi come noi li compra. Oggi molte persone vivono in questa zona, sono state costruite strade asfaltate e anche una highway”.
Ci porta dentro la discarica, dobbiamo avere una guida. Iniziamo a camminare nel ghetto e poi, senza un confine, tra i rifiuti. La guida ci indica la parte con i rifiuti organici presidiata dall’ONU, “bene” penso, poi alcune donne che pesano i rifiuti per andare a venderli, “almeno hanno un lavoro”, alcuni bambini passano e ci salutano, “dovrebbero essere a scuola”, altre donne cucinano una testa di capra su una brace proprio sui rifiuti, “se mangiassi quella cosa finirei intossicata”… sicuramente la guida non può dirci la verità e quello che davvero succede in questo posto. È un luogo pieno di contraddizioni, di cui ho sicuramente visto solo la punta dell’iceberg. Ma alla fine, rifletto, mi trovo in una delle più grandi discariche del mondo e non c’è più plastica da raccogliere. Ripenso alla frase di Anthony “è stata tutta riciclata”, “ora passa l’highway”, “c’è molta sicurezza”. Se si è cominciato a vedere del cambiamento a Dandora, nell’“l’inferno sulla terra” è grazie all’iniziativa di imprenditori come Anthony e io ho più speranza nel futuro e nel ruolo che può giocare l’economia.