È dalle esperienze di volontariato del commercio equo nelle botteghe e ai festival e in tutto il percorso di accompagnamento di Banca Etica prima e di Etica sgr poi che ho maturato la convinzione che il “voto col portafoglio” ha il potenziale per cambiare il mondo, convinzione poi confermata dalle esperienze e dal percorso di ricerca futuro.
Consumiamo spesso le nostre fantasie ed energie a pensare che la strada verso il bene comune sia ostacolata da poteri forti ma non ci accorgiamo che il vero potere forte del sistema economico globale siamo noi quando scegliamo cosa consumare e cosa risparmiare. Il mercato è fatto di domanda ed offerta e la domanda siamo noi. Se imparassimo a farlo votando col portafoglio, ovvero premiando con le nostre scelte le aziende all’avanguardia nel coniugare la creazione di valore economico con la dignità del lavoro, la tutela dell’ambiente e la nostra salute molti dei problemi che abbiamo davanti sarebbero risolti. Perché vincerebbero sul mercato le aziende più “etiche” e sostenibili.
Approfondendo nella teoria e nella pratica il problema si scopre che il voto col portafoglio è una ricetta valida che per funzionare ha però bisogno della nostra collaborazione. È questa la differenza fondamentale tra l’operato di un meccanico (che per avere “successo” non deve mettersi d’accordo con nessuno), di un medico (che ha invece bisogno della collaborazione del paziente) e dell’economista/politico che ha la ricetta del voto col portafoglio e vuole farla funzionare. La ricetta è perfetta ma per funzionare non basta la collaborazione di uno solo, ci vuole la collaborazione di molti. Entrando più nel dettaglio ci accorgiamo che sono quattro gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento della meta. Il primo è la consapevolezza (molti cittadini non sanno di avere il potere di votare col portafoglio e non conoscono le potenzialità di questo strumento). Il secondo è l’informazione (si può essere consapevoli e aderire con entusiasmo per poi restare “paralizzati” di fronte alla difficoltà di stabilire quale prodotto/azienda sia più responsabile e quale meno). Il terzo è il coordinamento delle scelte. Come abbiamo accennato con il confronto tra meccanico, medico ed economista perché l’idea abbia successo bisogna coordinare scelte e gesti di tanti. Il quarto è la differenza di prezzo potenziale tra il prodotto sostenibile e il prodotto tradizionale. Che non sempre c’è ma che può esserci. Di fronte alla tradizionale obiezione (“come si fa a votare col portafoglio se i poveri devono andare all’hard discount”?) la risposta è che lo fa chi può farlo proprio per migliorare le condizioni di chi non è in grado di votare col portafoglio. D’altronde nessuno si sogna di dire che il mondo delle donazioni e degli aiuti allo sviluppo non abbia senso di esistere perché ci sono persone che non possono donare o investire. È immediato capire che chi può farlo lo fa proprio per migliorare la situazione di chi non è in grado di contribuire.
Visti questi quattro ostacoli non è un caso che il voto col portafoglio stia facendo passi da gigante nel settore del risparmio con i fondi etici e vada molto più lentamente nel consumo. In finanza i fondi sono consapevoli, informati (comprano tutte le informazioni necessarie), non hanno bisogno di telefonare a ogni risparmiatore quando scelgono come investire ma muovono simultaneamente i risparmi di tanti. E il voto col portafoglio nei risparmi ha dimostrato in questi anni di non essere più costoso perché i rendimenti corretti per il rischio non sono stati inferiori a quelli dei fondi tradizionali.
Dopo tanti anni di studi, esperienze e accompagnamento di semi di speranza e di realtà che lavorano per il consumo e risparmio responsabile, assieme a Luca Raffaele abbiamo avvertito il bisogno di incarnarci e scendere in campo. È nata l’idea di costruire una piattaforma di consumo online in grado di sfidare l’assunto che i grandi protagonisti dell’economia di oggi (le piattaforme appunto come Amazon o Huber) potessero solo essere orientate al massimo profitto riducendo all’osso i benefici degli altri portatori d’interesse (consumatori esclusi). Dimostrando come sia possibile costruire piattaforme online in grado di promuovere dignità del lavoro, inclusione sociale, tutela dell’ambiente.
Abbiamo pertanto fatto nascere Gioosto, una piattaforma che mette assieme decine di “campioni nazionali” della sostenibilità per vendere online i loro prodotti (dalle imprese che attraverso il lavoro in carcere abbattono la recidiva con risparmi importanti anche per la spesa pubblica, alle cooperative agricole che fanno reinserimento lavoro, ai campioni del biologico, alle imprese che promuovono la legalità nella Locride). È innanzitutto un vanto e un orgoglio lavorare per promuovere queste realtà attraverso la piattaforma. La nostra comunicazione si concentra sul fatto che attraverso la piattaforma votare col portafoglio è più facile e basta un click. E che comprare un prodotto di qualità sapendo anche dell’impatto sociale e ambientale delle aziende produttrici rende felici due volte. In ottica di generatività, come professore, ho fatto nascere e poi lasciato ogni carica in Gioosto che prosegue la sua vita attraverso il lavoro di Luca e un team di lavoro molto giovane. Ai 2000 giovani di Economy of Francesco ad Assisi porterò questa e tutte le altre esperienze di voto col portafoglio pronto però a stupirmi e a cogliere idee e potenzialità d’innovazione che arriveranno dagli stessi giovani selezionati tra ricercatori, changemaker e giovani imprenditori. Da questa miscela “esplosiva” ad Assisi possono nascere nuovi semi e sono sicuro che nasceranno.
Il voto col portafoglio a portata di click e le opportunità di Economy of Francesco
di Leonardo Becchetti / Professore di Economia politica, Università Tor Vergata, Roma
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