Quadrimestrale di cultura civile

Intensità di emissioni atmosferiche e composizione delle forze di lavoro

di Giovanni Marin / Ricercatore, IRCrES-CNR, Milano; OFCE-SciencesPo, Sophia Antipolis, Francia; SEEDS Sustainability Environmental Economics and Dynamics Studies, Ferrara

1. Introduzione
La transizione verso la Green Economy, prefigurata come necessaria per ridurre gli impatti ambientali del sistema economico e come opportunità per l’uscita dalla crisi (EEA, 2014), sta comportando un cambiamento strutturale rilevante per le economie mondiali. Tale transizione riguarda una varietà di aspetti. In primo luogo, la Green Economy comporterà l’utilizzo di una nuova generazione di tecnologie (eco-innovazioni), con rilevanti implicazioni in termini di organizzazione della produzione di beni e servizi, di composizione della domanda finale e di comportamenti della popolazione. In secondo luogo, la penalizzazione di settori a elevata intensità di pressioni ambientali, indotta da politiche ambientali stringenti, comporterà un rilevante cambiamento della struttura produttiva. Tale cambiamento, nella direzione di un aumento nel ruolo di settori a bassa intensità di emissioni a discapito di settori più intensivi di emissioni, rischia di essere accompagnato da fenomeni di delocalizzazione produttiva di produzioni inquinanti verso aree con regolamentazione ambientale meno stringente (carbon leakage e pollution haven hypotesis). Infine, la Green Economy comporterà cambiamenti sostanziali dei comportamenti della popolazione, strettamente collegati al cambiamento strutturale (di cui sono allo stesso tempo causa e conseguenza) e a effetti distributivi di reddito e ricchezza.
Il presente contributo si pone l’obiettivo di valutare la relazione tra cambiamento strutturale e performance ambientale dei settori produttivi italiani nel periodo 1997-2009, con una particolare attenzione rivolta alla distribuzione delle forze di lavoro tra settori e categorie di skill. Tale analisi consentirà quindi di valutare sinteticamente le potenzialità di creazione di occupazione di una transizione alla Green Economy e gli effetti distributivi (misurati in termini di composizione per skill) di tale transizione. La sezione 2 descrive le fonti di dati e la metodologia, la sezione 3 discute i risultati dell’analisi e la sezione 4 conclude.

2. Dati e metodi
La valutazione della relazione tra performance ambientale e composizione delle forze di lavoro per il caso italiano è basata sulla combinazione di due principali banche dati. La prima è rappresentata dalla Social Accounting Matrix (SAM) di WIOD (World Input Output Database, http://www.wiod.org, Timmer, 2012), con informazioni su compensazione agli occupati (in Dollari US, prezzi costanti con anno base 1995), ore lavorate totali ed emissioni di CO2 nell’atmosfera, per un totale di 34 attività economiche (Ateco 2002, Tab. A.1 in Appendice). Per ridurre la dimensionalità della dimensione ambientale, il presente contributo si focalizza sulle sole emissioni di CO2, strettamente correlate al consumo di combustibili fossili.
La seconda base informativa è la Labour Force Survey (LFS) di Eurostat, con informazioni sulla quota di occupati per categoria di skill (high-skill, medium-skill, low-skill) per settore Ateco 2002. La dimensione di skill è misurata in termini di livello di educazione conseguita dagli occupati. In particolare, la categoria low-skill include lavoratori con licenza media primaria o inferiore (fino a 8 anni di educazione), la categoria medium-skill i lavoratori con un diploma di scuola media secondaria (circa 13 anni di educazione), la categoria high-skill i lavoratori con almeno una laurea triennale (oltre 16 anni di educazione). Le categorie utilizzate sono compatibili con la classificazione ISCED 1997 (International Standard Classification of Education) utilizzata dall’UNESCO.
Mentre WIOD copre il periodo 1995-2009, la LFS copre il periodo 1997-2013. La combinazione delle due banche dati riduce la finestra di osservazione al periodo 1997-2009.
L’analisi proposta dal presente lavoro ha fini puramente descrittivi. In particolare, saranno analizzate relazioni di lungo periodo tra variabili socio-economiche e variabili ambientali, consentendo la possibilità di relazioni non lineari tra le stesse. Tali relazioni saranno rappresentate da stime non parametriche (kernel-weighted local polynomial regression), debitamente pesate per il contributo di ogni settore produttivo all’occupazione (ore lavorate) nell’anno iniziale di ogni relazione analizzata. L’evidenza presentata ha carattere prettamente descrittivo, ma resta di interesse vista la natura di lungo periodo delle relazioni analizzate. Approcci simili sono utilizzati ampiamente dalla letteratura che esamina gli andamenti di lungo periodo della struttura delle forze di lavoro (Acemoglu, Autor, 2011).

3. Tre risultati
I dati principali per settore utilizzati nel presente contributo sono riportati nella Tab. A.2 in Appendice. Per ogni variabile, oltre al valore assoluto, è riportato il ranking di ogni settore (in corsivo). I settori maggiormente intensivi di emissioni di CO2 si concentrano nei settori industriali (manifattura, attività estrattiva, produzione di energia e costruzioni) e nei trasporti, con un ranking che tende a essere stabile nel periodo considerato. L’intensità di emissioni si è ridotta nella gran parte dei settori (21 su 34), mentre in altri è aumentata in maniera sensibile. Non si osserva una particolare distribuzione tra macro-settori dei miglioramenti di efficienza ambientale, che risulta altresì non correlata al livello di intensità di emissioni iniziale (correlazione di -0.0086, non significativamente diversa da zero). Per quanto riguarda invece la variazione delle ore lavorate, si è osservata una sostanziale riduzione del ruolo dei settori industriali (con la rilevante eccezione del cospicuo aumento delle ore lavorate nel settore edilizio), compensata da un aumento delle ore lavorate nei servizi.
La relazione tra crescita dell’occupazione, totale e per categoria di skill, e performance ambientale (logaritmo dell’intensità media di emissioni e variazione della stessa) per le attività economiche italiane, pesate per il livello iniziale (1997) di ore lavorate, è riportata nella Fig. 1. L’evidenza mostra un variazione media delle ore lavorate (linea continua) vicina allo zero e lievemente decrescente all’aumentare del livello di intensità di emissioni e della crescita di tale intensità. Tale evidenza implica uno spostamento delle forze di lavoro verso settori mediamente meno intensivi di emissioni, ma non necessariamente più virtuosi nella riduzione delle stesse. In termini dinamici, tale spostamento implica che la riduzione aggregata dell’intensità di emissioni guidata dal cambiamento strutturale  sarà però in parte compensata da minori aumenti dell’efficienza ambientale nel più lungo periodo.

La crescita di occupati classificati come high-skill e medium-skill è mediamente positiva, maggiore per gli occupati high-skill, mentre si osserva una riduzione degli occupati nella categoria medium-skill. La crescita degli occupati high-skill è stata più sostenuta in settori con un’intensità media di emissioni medio-alta, ma caratterizzati da performance ambientali “dinamiche” estreme: alcuni con forti incrementi dell’intensità di emissioni e altri con forti riduzioni delle stesse. Riguardo alla crescita di occupati con competenze professionali, si osserva un maggiore incremento per settori con una performance ambientale non soddisfacente sia staticamente (alta intensità media di emissioni) sia dinamicamente (alta crescita dell’intensità di emissioni). Infine, per quanto riguarda la crescita delle ore lavorate da occupati low-skill, si osserva una riduzione costante per tutti i livelli di variazione di intensità di emissioni, mentre una riduzione maggiore è osservata per livelli medio-alti di intensità e una riduzione meno accentuata per i settori con più alta intensità di emissioni.
Una raffigurazione statica della relazione tra intensità di emissioni e composizione settoriale delle forze di lavoro è rappresentata dalla Fig. 2. La quota di occupati high-skill è maggiore in settori con più bassa intensità di emissioni. La quota di occupati low-skill, al contrario, tende a essere positivamente correlata all’intensità delle emissioni (eccetto per livelli di intensità di emissioni prossimi al massimo), mentre una relazione opposta si osserva per gli occupati medium-skill, sebbene tale relazione tenda a diventare piatta nel 2009, con una maggiore quota di medium-skill solo per settori con intensità di emissioni vicine al massimo.

La valutazione della relazione tra performance ambientale e remunerazione media settoriale degli occupati (Fig. 3) consente di valutare gli effetti distributivi della Green Economy. La Fig. 3 consente una valutazione dinamica della relazione tra performance ambientale (livello e variazione, rispettivamente) e salari reali medi settoriali (variazione). I settori maggiormente caratterizzati da riduzione di emissioni di CO2 per ora lavorata sono anche quelli in cui i salari medi hanno avuto la dinamica di crescita più sostenuta. La relazione tra variazione dell’intensità di emissioni e variazione dei salari è negativa e pressoché lineare. Guardando invece alla relazione tra intensità media di emissioni e crescita dei salari, nessuna relazione è presente per bassi livelli di intensità di emissioni, per i quali i salari sono aumentati omogeneamente, mentre la crescita è sostanzialmente minore (addirittura negativa in alcuni casi) per settori caratterizzati da intensità di emissioni più elevate.
L’analisi statica della relazione tra intensità di emissioni e livello del salario medio (Fig. 4) mette in risalto una relazione pressoché assente per ridotti livelli di emissioni per ora lavorata. Per questi settori, non vi è nessuna regolarità nella relazione tra performance ambientale e salari medi né nel 1997 né nel 2009. D’altro canto, settori caratterizzati da un’elevata intensità di emissioni sono caratterizzati da salari sostanzialmente più alti (fino al 30%) rispetto a settori meno inquinanti.

4. Conclusioni
Il presente contributo si concentra sulle relazioni di lungo periodo tra performance ambientale e composizione delle forze di lavoro in Italia. L’evidenza sintetica è complessa. Se, da un lato, il cambiamento strutturale dell’economia è andato generalmente nella direzione di settori con la migliore performance ambientale, sia statica (livello di intensità di emissioni) che dinamica (variazione dell’intensità di emissioni), le conseguenze di tale cambiamento strutturale si sono riflesse in effetti meno chiari in termini di composizione delle forze di lavoro e dei salari medi degli occupati.
I settori più inquinanti sono, sia nel 1997 che nel 2009, quei settori con i maggiori livelli di salari medi, nonostante un livello di skill medio delle forze di lavoro relativamente più basso rispetto a settori meno inquinanti. In termini dinamici, la situazione è meno chiara, con una tendenza a un miglioramento delle condizioni salariali dei settori con performance ambientali (dinamiche e statiche) migliori, nonostante si osservi un aumento degli occupati high-skill in settori ad alta intensità di emissioni.

Riferimenti bibliografici
Acemoglu D., Autor D. (2011), Skills, tasks and technologies: Implications for employment and earnings, in Ashenfelter O., Card D.E. (eds.), Handbook of labor economics, Vol. 48, Amsterdam, Elsevier.
EEA (2014), Resource-efficient green economy and EU policies, EEA Report N. 2.
Timmer M.P. (2012), The world input-output database (WIOD): Contents, sources and methods, WIOD Working Paper N. 10, www.wiod.org