In molteplici occasioni la Santa Sede ha chiaramente espresso la sua urgente preoccupazione per la pace e il benessere di tutte le popolazioni del Medio Oriente. In questa occasione, ancora una volta, la mia delegazione unisce la sua voce a quella di tutti gli uomini di buona volontà che sono pronti ad accogliere, con grande speranza, la riapertura di negoziati diretti, seri e concreti tra israeliani e palestinesi. Si rinnova così in noi la speranza di veder ripartire con maggior vigore il processo di pacificazione.
È un momento critico per questa regione e vi sono molte questioni da valutare. Una soluzione valida per ciascuna delle popolazioni del Medio Oriente deve essere caratterizzata prima e soprattutto dal rispetto della centralità e della dignità della persona umana, a prescindere dalla razza e dal credo religioso, da una preoccupazione per ogni vita umana e per la dignità dell’uomo, e dall’instancabile perseguimento del bene comune per la società intera, senza perdere di vista anche il contesto regionale e internazionale. Il riconoscimento e il rispetto per l’inalienabile dignità di ogni essere umano è la road map verso l’unità e la stabilità di ogni nazione.
L’opera di costruzione della pace tra la popolazione israeliana e quella palestinese è un retaggio del XX secolo, che si è rivelato come il più sanguinoso dei secoli. Ciascuna parte implicata in questo dramma ha sofferto gravi crisi umanitarie, a causa delle guerre dichiarate, della violenza estremista o della rispettiva risposta militare. In molti di questi conflitti, purtroppo, è stata la popolazione civile a cadere vittima della violenza, dichiarata e non.
L’impatto di queste sofferenze umanitarie, imposto a entrambe le parti coinvolte in questo prolungato conflitto, richiede che ogni anno la comunità internazionale stanzi finanziamenti sempre più consistenti per sostenere le popolazioni rifugiate. Il quadro economico globale, tuttavia, ci mette in guardia, perché questa situazione non potrà reggere tanto a lungo. Una soluzione politica è dunque la risposta migliore a queste pressioni economiche, poiché la pace tra le parti genera economie stabili e attira, a sua volta, i fondi necessari allo sviluppo.
La mia delegazione desidera far notare che altre questioni politiche, tuttora irrisolte, hanno introdotto ancora ulteriore instabilità nella regione. Uniamo perciò la nostra voce a quella di coloro che esprimono grave preoccupazione per la situazione in Siria, incoraggiando tutte le persone coinvolte a continuare il cammino verso una sincera ricerca della giustizia e della pace. Come primo passo irrinunciabile, la Santa Sede invita caldamente e insistentemente tutte le parti coinvolte a porre fine immediatamente alla violenza e dare inizio a un reale processo di dialogo con la Conferenza internazionale di pace “Ginevra 2” programmata per il prossimo mese (ndr. convocata il 22 gennaio 2014 a Ginevra).
Una delle conseguenze dell’attuale violenza in Siria è l’esodo dei civili dalle loro case. Accanto al dramma di oltre quattro milioni di persone costrette a spostarsi all’interno della Siria stessa, oltre due milioni di profughi, tre quarti dei quali sono donne e bambini, hanno già cercato rifugio nei Paesi confinanti e ora sperano di trovare pace, sicurezza e salvezza anche in Paesi lontani dal Medio Oriente. I compiti che devono affrontare in particolare i Paesi confinanti, per assistere e proteggere questi profughi, potrebbero avere un “impatto destabilizzante sull’intera regione”.1
La situazione è di estrema gravità e peggiora di giorno in giorno; molta gente muore di fame e molti altri muoiono perché non hanno accesso all’assistenza sanitaria fondamentale e necessaria. La Chiesa cattolica è sempre impegnata e attiva, in prima linea, con tutti i mezzi a sua disposizione, per fornire assistenza umanitaria alla popolazione, a prescindere dall’appartenenza etnica o religiosa.
Il 1° settembre 2013 papa Francesco ha indetto per il sabato successivo una Giornata di preghiera e digiuno per la pace nel mondo e in particolare per la pace in Siria. Parlando della tremenda e complessa situazione della Siria il Papa ha ribadito: «Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!».2 Ha fatto poi un accorato appello «perché cessi subito la violenza e la devastazione in Siria e si lavori con rinnovato impegno per una giusta soluzione al conflitto fratricida».3
Il Medio Oriente è stato fin dalle origini la culla della fede nascente dei cristiani, e i cristiani hanno vissuto pacificamente in queste terre per secoli, anzi, per millenni. Come cittadini dei loro rispettivi Paesi del Medio Oriente, essi desiderano continuare a essere parte del panorama sociale, politico, culturale e religioso della regione e contribuire al bene comune delle società di cui essi sono parte integrante, operando per la pace e la riconciliazione, guidati da quei valori che possono aiutare la società a progredire verso un maggiore rispetto per la giustizia, i diritti umani e le libertà fondamentali.
Per questo motivo la mia delegazione desidera presentare a questo consesso la preoccupante situazione dell’esodo dei cristiani dalla terra dove sono nati. Forze estremiste e reazionarie, introdottesi nella regione come risultato delle instabilità politiche e dei conflitti, stanno prendendo di mira i cristiani e gli altri gruppi che patiscono le conseguenze della loro violenza cieca. I cristiani si vedono costretti a fuggire per salvare la propria vita, lasciandosi alle spalle una tradizione bimillenaria legata alla cultura della regione. Non è altro che una inaccettabile replica di quanto accadde in Iraq quando la violenza settaria ridusse del 70% la popolazione cristiana.
Per noi che siamo qui alle Nazioni Unite, queste sfide del Medio Oriente sono un richiamo forte e chiaro al compito di pacificazione che è il primo e vero motivo dell’esistenza di questa istituzione, le Nazioni Unite. Appellandosi alla volontà politica necessaria, la comunità internazionale può fare la differenza nella vita delle popolazioni del Medio Oriente e aiutarle a realizzare il sogno della tanto sospirata pace nella loro terra.
Intervento al Consiglio di Sicurezza durante il dibattito aperto sul Medio Oriente svoltosi a New York il 22 ottobre 2013