Parlando dell’Europa, penso che la prima cosa da dire sia che ci troviamo in una pessima situazione e le prospettive per tutti noi non sono molto buone. Ciò che più tengo a dire è che c’è il pericolo che l’Europa diventi una realtà totalitaria. Il motivo per il quale pongo la questione in modo così forte, è perché penso che l’Europa sia sull’orlo di diventare una specie di spaventosa fusione tra Cina e Stati Uniti, una terribile sintesi dell’estremo capitalismo e dell’eredità comunista. Non è un caso che gli architetti del capitalismo siano generalmente marxisti, come si vede dal fatto che il comunismo cinese si è evoluto verso l’accettazione di un capitalismo che è divenuto la sintesi del comunismo capitalista. Ritengo che la stessa cosa stia accadendo in tutto il mondo, in una realtà post-cristiana dominata dal mercato, una realtà totalmente immorale che funziona bene se conduce a estreme divisioni sociali, mentre i problemi della giustizia, dell’imparzialità e della prosperità della persona sono irrilevanti dal punto di vista economico, con una sempre minore assistenza sociale.
L’Europa, non solo sotto l’influenza anglosassone, ma in parte anche sotto sua stessa spinta, si è trovata sempre di più sulla strada della creazione di un immenso mercato libero, con la soppressione dei diritti sindacali e con la scomparsa degli elementi caratterizzanti i progetti dell’Europa sociale; in questo senso stiamo diventando sempre più simili agli Stati Uniti. Anzi, diversamente dagli Stati Uniti, l’Europa è effettivamente più avanti per quel che riguarda il formarsi, in futuro, di un puro, concentrato, incondizionato capitalismo, perché, nel caso dell’Europa, noi abbiamo sviluppato dei meccanismi per far sì che il mercato sia privo di democrazia. Questi meccanismi sono la stessa Unione Europea, che possiede poteri sempre maggiori che fanno sì che possa ignorare la sovranità delle nazioni e qualsiasi tipo di elezione su base democratica.
Infatti, non solo le elezioni al Parlamento europeo non avvengono su scala europea, come invece dovrebbe essere, con una campagna elettorale che coinvolga tutta l’Europa per creare qualcosa legato a un’identità europea, ma il Parlamento europeo stesso ha pochissimi poteri. Del resto, le altre istituzioni europee sono istituzioni non elette: non gruppi di ministri propriamente eletti, bensì burocrati non eletti che detengono il potere in Europa.
Si è sempre più vicini all’utopia di quei liberali estremisti che pensano che il mercato puro non abbia bisogno di democrazia; che il mercato sia esso stesso il luogo della libera scelta e perciò tutto quello di cui si ha bisogno è qualcosa di simile a una struttura legale che tagli fuori continuamente qualsiasi esperienza democratica di mercato.
Essendo il mercato il luogo dove si realizza la libera scelta delle persone, la democrazia – in base a questo modello – diventa superflua. È un sistema politico, non democratico, che somiglia a quello cinese, bypassando i processi democratici.
Penso che a questo punto ci si debba domandare perché e come accade che in molti modi internamente l’economia tedesca possieda caratteristiche esemplari: ha un sindacato più ragionevole, i lavoratori hanno dei rappresentanti, qualcosa che più si avvicina a un minimo salariale, e così via... sistemi di formazione professionale efficienti. Addirittura, uno dei paradossi è che le sue alquanto antiche strutture corporative hanno contribuito a darle un più stabile e competitivo vantaggio e a fornirle un modello leggermente diverso rispetto a quello americano.
Cosa si può dire in questo ambito, riguardo alla religione? Penso che abbiamo ottenuto che questo terribile ibrido comunista dai guanti di velluto, possa essere promosso soprattutto in Europa: una sintesi diabolica davvero, una realtà post-cristiana. Ma perché? Perché soprattutto non ci si preoccupa della persona. Si potrebbe dire, almeno partendo da John Locke, che abbiamo assistito alla divisione tra mente e corpo, tra anima e corpo. E ora, nell’era dell’informazione, assistiamo alla divisione tra mente e cervello. È sottesa l’idea che tu puoi vendere il tuo corpo, puoi vendere il tuo lavoro, puoi vendere le tue idee: sia l’economia sia lo Stato generano servitori, in maniera strumentale, nella misura in cui abbiamo corpi e menti; tutto ciò non ha effettivamente a che fare con la persona.
L’Europa sociale è quel periodo, dopo la Seconda guerra mondiale, in cui la gente si è resa conto dei pericoli di queste realtà totalitarie post-cristiane, quali il comunismo, il nazismo e il fascismo. In quel periodo, qualche tentativo – probabilmente inadeguato – per dare un riconoscimento al valore della persona, alla sua importanza e ai suoi bisogni è stato compiuto, come ad esempio la Dichiarazione dei diritti dell’uomo (1948). Per questo, da allora fino a oggi, l’economia interna di Germania e Italia è relativamente più umanista, per il fatto che prova ad affrontare tutti i bisogni della persona: la salute, le necessità familiari, la pensione e così via. Anzi, uno dei motivi per cui, in un certo qual modo, l’economia europea è storicamente più stabile, ha più successo e offre prodotti di miglior qualità rispetto all’economia americana, sta nel fatto che prende sul serio il lavoro. Si può dire che in fin dei conti l’intera forza dell’economia dipenda dagli esseri umani e dalla loro creatività e, se questi vengono trattati male, anche l’economia ne risente in maniera negativa. Per questo occorre muoversi in controtendenza all’affermarsi del capitalismo senza democrazia.
Il tipo di soluzioni social-democratiche e cristiano-democratiche non si sono ancora spinte abbastanza avanti nella direzione di occuparsi della totalità della persona. C’è bisogno di andare oltre e di occuparsi del lavoro di una persona in relazione alla sua crescita personale, alla sua famiglia, alle sue prospettive di vita. C’è proprio necessità di muoversi in questa direzione, prendendo spunto dal modo in cui gli anglosassoni concepiscono il primato della Rule of Law invece che dello Stato come una sorta di potere assolutistico.
Abbiamo bisogno di maggior completezza rispetto alla Rule of Law anglosassone, c’è bisogno che essa si integri con la Roman Law, che riconosce le persone giuridiche, e quindi una capacità di prendere atto in modo ufficiale, entro la sfera legale, della responsabilità verso le persone. Questo è ciò verso cui dovremmo tendere, una specie di sintesi creativa, che, sia sotto la guida anglosassone sia sotto la guida della Roman Law, lavori verso la qualificazione di questo tipo di Stato sovrano. Certamente, questo è attinente a ciò che in effetti è il progetto europeo. Si tratta di un progetto federale, dell’unione di nazioni indipendenti, ma al momento non è nessuna delle due cose, bensì qualcosa di molto, molto peggiore. È vero, stiamo andando a tutti gli effetti verso l’unione politica, ma su basi non democratiche e totalmente tecnocratiche.
Invece, credo che quello di cui abbiamo bisogno sia ciò che era stato riconosciuto in origine, ovvero un nuovo tipo di federalismo, non qualcosa che abolisca completamente l’indipendenza delle nazioni, bensì qualcosa che possa spingere verso una condivisione della sovranità che sia alla base, a livello internazionale, del significato di sussidiarietà all’interno di una nazione, dal momento che si tratta di un approccio intrinsecamente più multiculturale.
Ciò significherebbe far rivivere un progetto di Europa sociale su basi molto più autentiche, personalistiche e umanistiche, che considerino il lavoro con la massima serietà; un movimento che vada oltre il socialismo, oltre la democrazia cristiana, sebbene possa trarre la più radicale e appassionante ispirazione dai primi democratici cristiani. Credo che sia veramente interessante il fatto che oggi persino la sinistra, in particolar modo in Francia, stia iniziando a pensare in modo più personalista, più corporativo, nel senso genuino del termine.
Si trovano dunque alcuni spunti per la rinascita, in maniera più radicale, di una qualche Europa sociale. E credo che al cuore della questione, come persino alcuni intellettuali di sinistra ammettono, stia la domanda su che cosa significhi eredità cristiana, il primato della libera associazione, dove entrambi i termini, libertà e associazione, sono in egual parte coinvolti. Che cosa significa effettivamente eredità sociale cristiana? Certamente ha che fare con un approccio nei confronti del welfare che tenga in considerazione in modo serio le famiglie e le comunità, piuttosto che essere basato su un rapporto rigido, con lo Stato da una parte e l’individuo dall’altra.
Non è un caso che l’evoluzione dell’Europa verso quella disgustosa sintesi di capitalismo e comunismo di cui abbiamo parlato sia profondamente legata al non prendere sul serio la sua eredità cristiana. Senza che mettiamo al centro di quello che stiamo facendo questa eredità cristiana, allora non c’è modo di provare a generare un’Europa diversa, un’Europa capace di resistere a quello che sta nascendo in Cina, dove troviamo, come ho detto, la sintesi di comunismo e capitalismo, ma anche una sorta di nuovo riciclaggio dell’eredità orientale che ragiona o in termini di organiche lacune sociali oppure in termini di individuo solitario, passivo dal punto di vista religioso, che non ha idea di che cosa significhi relazionarsi.
Naturalmente, il grande quesito è: i cinesi saranno capaci di sviluppare una qualche perversa, forse nestoriana forma di cristianesimo o il cristianesimo stesso proverà ad abbatterla? C’è una qualche probabilità che sia la seconda ipotesi a prevalere, che la forza stessa del cristianesimo riuscirà ad abbattere, nel lungo termine, la realtà cinese. Ma penso che oggi l’Europa abbia bisogno di resistere sia a questa specie di comunismo cattolico orientale che si sta sviluppando in Cina, sia a quella disincantata, iconoclastica e giuridica versione di cristianesimo che ritroviamo nella peggior forma di protestantesimo americano, che incoraggia l’idea che l’economia è un ambito totalmente immorale e richiede solo un minimo di controllo. Paradossalmente, lo Stato deve essere molto forte per proteggere la risultante, spiccata anarchia, mentre in America si ha un forte potere statale, gli individui vengono lasciati soli e si verifica di nuovo un’assenza di relazioni e un disinteresse nei confronti delle persone e della loro unicità.
Noi oggi abbiamo bisogno di questo, se vogliamo cambiare il progetto europeo.
L’urgenza di un’Europa sociale per difendere la persona
di John Milbank / Professore di Religione, politica ed etica presso la University of Nottingham
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