Dal 1982 – quando una Brigata dell’Esercito, integrata dall’allora battaglione San Marco della Marina Militare e da altri elementi interforze conduceva con successo in Libano una delicata missione di pace e di stabilizzazione lontana dai confini nazionali – le Forze Armate italiane sono state chiamate a operare con sempre maggiore frequenza per garantire sicurezza nelle aree di crisi.
L’ampliamento del concetto di difesa e di tutela degli interessi nazionali, unito alla sempre maggiore assunzione di responsabilità degli organismi e delle alleanze cui l’Italia aderisce, ha chiamato i nostri uomini e donne con le stellette a confrontarsi con realtà via via sempre più complesse, prodigandosi ogni giorno per il bene della Nazione e della comunità internazionale nell’ambito di missioni che hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, un punto fermo della politica nazionale.
È dunque motivo di giusto orgoglio riconoscere nelle nostre Forze Armate la capacità di accendere speranze di pace, di libertà e di democrazia nelle terre martoriate dai conflitti e dall’instabilità. Professionalità, dedizione, umiltà e radicata umanità sono i segni distintivi del nostro operare, che hanno consolidato nel tempo un apprezzato e vincente modello comportamentale, ormai noto come “la via italiana”.
Un modello tutto tricolore, simbolo di un’Italia culturalmente all’avanguardia: fatto di forza, dialogo, solidarietà e cooperazione, che ha consentito alle Forze Armate di raggiungere l’eccellenza in molti settori operativi, di integrarsi al meglio nei dispositivi multinazionali ma, soprattutto, di “conquistare” l’apprezzamento e la riconoscenza delle comunità locali con le quali i nostri reparti interagiscono con sensibilità, umanità e rispetto.
Uno strumento militare, quello italiano, che ha sviluppato e consolidato nel tempo peculiari capacità, caratterizzate da flessibilità d’impiego (adattamento ai diversi scenari/situazioni di crisi), mobilità e sostenibilità logistica (possibilità di dislocarsi con mezzi aerei, navali e terrestri, in autonomia e in ogni luogo), prontezza d’intervento e reattività (efficienza operativa 365 giorno l’anno, 24 ore al giorno), e infine multidisciplinarietà, ovvero la preziosa capacità di fare “squadra” con ogni articolazione dello Stato e anche con organizzazioni non governative.
Oggi oltre settemila militari italiani, in passato con punte oltre i dodicimila, impegnati in trentuno missioni nel mondo, concorrono alla sicurezza internazionale anche con nuove forme di intervento: le cosiddette operazioni di “Capacity Building”. Attività condotte con il primario obiettivo di aiutare e sostenere le realtà statuali e/o istituzionali in difficoltà e non più capaci di garantire un ambiente stabile e sicuro ai propri cittadini. In concreto, il personale militare, altamente specializzato e competente, supporta il ripristino delle condizioni di legalità, promuovendo il consolidamento di capacità autonome per la crescita e lo sviluppo socio-economico-istituzionale nei cosiddetti weak/failed states. Non dare soltanto il pesce, ma soprattutto insegnare a “pescare”.
Un’attività costante e concreta, finalizzata al raggiungimento di risultati tangibili, che hanno portato in molti casi, non solo al rafforzamento della sicurezza, ma anche a libere elezioni, a un deciso incremento del livello di scolarizzazione, di pari opportunità di accesso alla formazione per uomini e donne e al completamento di importanti opere infrastrutturali (strade, scuole, ospedali).
Ma più delle parole contano i fatti.
Nel Paese degli aquiloni, l’Afghanistan, il contributo italiano ha portato alla costruzione di due ospedali, 24 ambulatori medici e un Centro di medicina legale; all’edificazione di 94 scuole e un asilo-orfanotrofio; alla realizzazione di 773 pozzi e numerosi canali di irrigazione, alla distribuzione di 65.000 alberi da frutta e 18 tonnellate di bulbi di zafferano; al completamento di 182 kilometri di rotabili e di tre ponti; alla costruzione di un carcere minorile e uno femminile. Tutto questo non solo grazie alla cornice di sicurezza creata dai reparti militari, ma anche con il contributo diretto e fattivo nel coordinamento e nella realizzazione di moltissime di queste imprese.
Ma la sicurezza va tutelata anche nella “terra di nessuno”, il mare, dove vige un labile diritto internazionale. Emblematica in tale ambito è la recente operazione umanitaria “Mare Nostrum”, attivata dal Governo italiano nell’immediatezza del tragico naufragio verificatosi al largo di Lampedusa lo scorso ottobre e costato la vita a 366 migranti. Un’operazione che, tenendo fede alla prima legge del mare, “la sacralità della vita umana”, mira a garantire la sicurezza in mare e a contrastare decisamente l’attività dei “Mercanti di Morte”. L’ultimo frutto di un albero rigoglioso dalle radici profonde, sulle quali si fonda l’impegno che l’Italia ha assunto da lunga data nell’area mediterranea; un impegno che si concretizza nel rafforzamento della missione “Constant Vigilance”, attiva sotto il controllo della Marina Militare fin dal 2004, grazie alla quale sono stati salvati più di 120.000 migranti in pericolo di vita in mare.
La flessibilità di impiego, la determinante capacità d’intervento e la solida esperienza di comando, coordinamento e controllo dello strumento militare è anche una risorsa di grande e fondamentale importanza nei casi di calamità naturali ed eventi gravi che hanno tragicamente segnato la storia del nostro Paese. Ne è testimonianza recente l’impegno della Difesa in occasione dell’alluvione in Sardegna dello scorso novembre. I nostri militari hanno operato, sin dalle prime ore dell’emergenza, con l’impiego di elicotteri dell’Aeronautica e della Marina, numerosi mezzi speciali del Genio dell’Esercito, congiuntamente a unità dell’Arma dei Carabinieri, per un totale di 537 uomini e donne e 60 mezzi. Sono stati movimentati oltre 4.300 metri cubi di rifiuti ingombranti e di detriti, nonché trasportati e distribuiti “porta a porta” nelle città circa 6.000 quintali di aiuti umanitari, assistendo direttamente circa 2.000 cittadini di 63 comuni colpiti.
Ma l’operato delle Forze Armate si esplica anche in molteplici attività quotidiane a supporto della collettività civile, che vanno dal trasporto sanitario d’urgenza al più generale soccorso alla vita umana, alle attività per la sicurezza e l’incolumità pubblica, alla tutela ambientale tramite il contrasto agli incendi e all’inquinamento, all’attività di previsione metereologica e idrografica.
L’Esercito italiano, nel solo 2013, ha svolto 2.258 interventi di bonifica di ordigni esplosivi in aree pubbliche/urbane. Ha effettuato in montagna, in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri e altri Corpi dello Stato, oltre 2.600 interventi di salvataggio a sciatori in difficoltà e ha concorso con oltre 2.000 uomini, unitamente alle altre Forze Armate, al supporto alle Forze di Polizia nell’Operazione “Strade Sicure” per il controllo del territorio.
La Marina Militare, con la Guardia Costiera, ha prestato soccorso a oltre 32.000 migranti, ha assistito in mare 8.000 italiani, tra interventi di ricerca dispersi, assistenza medica, pesca, attività subacquea e ha, con le proprie camere iperbariche, effettuato 21 interventi urgenti a favore di personale civile baro-traumatizzato. Ha inoltre bonificato in ambiente marino oltre 2.360 ordigni e ha assicurato 12 navi in attività concorsuale interministeriale/interagenzia per la tutela del territorio e del mare.
L’Aeronautica Militare ha svolto 951 voli sanitari d’urgenza, per un totale di 1.221 ore di volo. In particolare sono stati trasportati: 142 persone in imminente pericolo di vita, 141 in attesa di trapianto d’organi, 42 in situazioni sanitarie a rischio e 11 équipe mediche, assicurando 117 trasporti di organi e sacche di sangue. Ha altresì concorso a controllare la sicurezza del traffico aereo, in supporto all’Aviazione Civile, assicurando il corretto svolgimento di 260.000 voli civili (19% del totale nazionale).
L’Arma dei Carabinieri infine, oltre ai suoi compiti istituzionali di pubblica sicurezza, ha concorso con le Forze Armate al controllo del territorio, effettuando, nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”, 855 arresti, identificando 173.00 persone e circa 50 veicoli. Inoltre ha fornito un determinate contribuito all’assistenza e al salvataggio in mare e in terra, attraverso l’impiego di unità terrestri, navali e aeree, di cittadini in difficoltà.
Un impegno umanitario che ha da sempre accompagnato la storia del nostro Paese e che trova una emblematica testimonianza negli eventi del febbraio 1916, quando, nel cuore dell’immane tragedia della Grande Guerra, la Regia Marina impegnò oltre 170 navi tra militari e mercantili per evacuare dalle coste albanesi quello che rimaneva dell’Esercito serbo in rotta (115.000 uomini), insieme a una consistente massa di cittadini serbi profughi. Una grande missione umanitaria ante litteram, che rimane una delle più grandi pagine di solidarietà tra popoli della storia.
Ma il servizio alla stabilità e alla pace non può non poggiare su una credibile deterrenza militare che scoraggi avventurismi e consenta di assicurare il rispetto del Diritto Internazionale. L’Alleanza Atlantica (la NATO) ha assicurato all’Europa oltre settanta anni di stabilità e sviluppo proprio grazie alla deterrenza esercitata dagli strumenti militari dei Paesi membri e dalla comune volontà politica di tutelarne l’integrità territoriale, la forma di governo democratica e la convivenza civile. Una deterrenza che è garanzia di pace longeva e che poggia su un non facile bilanciamento di capacità qualitativamente e quantitativamente credibili e sulla massima interoperabilità dei mezzi, sistemi e reparti dei Paesi aderenti all’Alleanza. In questi oltre settanta anni di stabilità e sviluppo si sono poste le premesse del grande sogno europeo e si sono sventate numerose e gravi crisi internazionali.
L’Italia non si è mai tirata indietro nella difesa dei diritti umani e della democrazia e continuerà a farlo, nella ferma convinzione che sia comunque necessario, se non indispensabile, il contributo alla pace e alla stabilità quale condizione per un armonico sviluppo economico e sociale.
L’Italia non può far mancare il suo contributo, sia per le peculiari qualità umane dei suoi cittadini, sia per il ruolo che la Nazione intende giocare in questo scenario che oggi è particolarmente incerto e imprevedibile.
Le Forze Armate al servizio della pace
di Luigi Binelli Mantelli / Capo di Stato maggiore della Difesa
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