Lo scorso settembre 2013, quando la crisi siriana era sul punto di precipitare in un conflitto di dimensioni mondiali, papa Francesco ha lanciato un drammatico appello, invitando i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà a pregare per la pace: «Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza». E con un gesto senza precedenti si è rivolto direttamente al G20, richiamando i capi di Stato dei Paesi più sviluppati del mondo a favorire in tutti i modi la via diplomatica del dialogo come l’unica in grado di scongiurare il peggio.
Scriveva, infatti, al presidente di turno del G20 Vladimir Putin: «Nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data».
A distanza di mesi da quell’appello, gli occhi di tutti rimangono fissi sulla situazione del Medio Oriente, e sulla Siria in particolare dove continua l’inutile massacro. Oggi si rende ancora più necessario «un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale» (papa Francesco). È questa lungimiranza della Chiesa che diventa sempre più punto di riferimento sicuro per tanti nel mondo.
Il dialogo auspicato dal Santo Padre è possibile a una condizione fondamentale: il riconoscimento del valore di ogni singola persona «nella sua infinita alterità». Solo questo consente di attuare un atteggiamento di rispetto attivo verso ciascuno, una sincera volontà di collaborare con chiunque al bene dei popoli e delle nazioni. Questa è la prima e grande verità fondamento della pace: considerare l’altro nella sua dignità profonda – qualunque sia la sua tradizione, cultura e appartenenza etnica –, così che la tensione alla convivenza pacifica prevalga sul conflitto che divide e si cominci a sviluppare quella che sempre papa Francesco chiama «una comunione nelle differenze».
Atlantide offre alcuni spunti per identificare le condizioni affinché la pace nel mondo non sia sospesa al cappio degli interessi e degli umori di questa o quella parte, e neppure alle logiche del mercato e della finanza onnivora.
In particolare, gli autori – intellettuali, religiosi, politici, militari – testimoniano, ciascuno nel proprio ambito di responsabilità – la comune consapevolezza che gli ingredienti fondamentali della costruzione di un mondo più pacifico sono il rispetto della dignità della persona, la difesa della libertà religiosa, la valorizzazione della libertà espressiva e associativa, l’impegno per l’educazione come questione primaria di «sicurezza» internazionale.
I contributi ospitati in questo numero di Atlantide sono la documentazione di un modo autentico di affrontare il tema della pace, da uomini amanti della vita, e di un impegno per realizzarla a livello internazionale.
Editoriale. La verità è la forza della pace
di Redazione /
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Sicurezza ed educazione nelle missioni di pace
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L’ansia per la pace da Pio IX a papa Francesco
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Papa Francesco a Vladimir Putin in occasione del vertice del G20 di San Pietroburgo
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Il primato del dialogo
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Mediterraneo: migrazioni e responsabilità dell’Europa
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Fraternità, fondamento e via per la pace
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