Trimestrale di cultura civile

Desideri dei giovani. Progetti e linguaggio della “rivoluzione” al Rione Sanità

  • AGO 2023
  • Conchita Sannino

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Per gli inizi del 2024 è prevista l’inaugurazione di uno storico sito napoletano: l’Antico Cimitero delle Fontanelle, ufficialmente chiuso dal 2001. Diverrà meta di appassionati, studiosi e turisti da tutto il mondo. Un piano di riqualificazione e conservazione importante, di un celebre e secolare luogo di spiritualità e insieme di storia laica. I giovani della cooperativa La Paranza hanno vinto il bando pubblico per la riapertura e la gestione del monumentale sito. Una bella e istruttiva storia di amicizia, solidarietà e riscatto. Nata nel 2006 al Rione Sanità, attorno alla visione creatrice e concreta di padre Loffredo. Lì è successo qualcosa. Si è iniziato a costruire il futuro di quei giovani. Oggi, con i volti segnati dalla gioia, davanti ai risultati prodotti da gesti di bellezza rivoluzionaria.

Transenne e polvere, al fianco di un ingresso che era rimasto sbarrato per anni. Osservi le ferite di alcuni edifici, guardi alla patina di grigio e dimenticanza, in fondo a una strada senza marciapiedi che sembra ai margini di tutto, in una mattinata afosa come tante: e pensi che da qui, i ragazzi che ora si abbracciano, dovevano solo scappare. Destinati o a soccombere o a partire, verso lidi lontani, chi più, chi meno. Invece, tra i loro piedi – rimasti saldamente attaccati a questo territorio, eppure capaci di volare – passa adesso un rivolo sottile. Il filo d’acqua viene dall’interno di un monumentale sito, la perdita è stata già studiata e sarà messa in sicurezza, le ultime gocce ancora per poco accarezzeranno la parete verticale di quest’antichissima cava. Quindi, superata la soglia, fai un passo verso l’ombra, e poi basta allargare lo sguardo: le navate di tufo appaiono altissime e ripulite, l’illuminazione e gli impianti ripristinati e a norma, tra poco saranno abbattute le barriere architettoniche e tutti si preparano, per gli inizi del 2024, ad accogliere cultori appassionati e turisti da tutto il mondo nell’antico Cimitero delle Fontanelle, chiuso ufficialmente dal 2001.

Storia di amicizia e riscatto

La soddisfazione è comprensibile, a dispetto della giornata tropicale: tra il sindaco Gaetano Manfredi ed Enzo, Susy, Mario, tra il vescovo, don Mimmo Battaglia, e i tanti operatori del Terzo settore, tra padre Antonio Loffredo con la sua solita polo azzurra e i suoi ex-ragazzi che ormai hanno imparato da tempo a fare il nodo alla cravatta, tutti stretti per una conferenza alla città che non è fatta di parole, ma sa di fatica, concretezza, risultati. E c’è gioia, nonostante questa distesa incredibile di teschi e di ossa “ammucchiate” le une sulle altre, tutt’intorno: perché ormai manca poco, diventerà davvero visitabile questo celebre e secolare luogo di spiritualità ma anche di storia laica, mega grotta che raccoglie oltre 40mila resti umani risalenti alle pesti che falcidiarono l’antica città dal 1600. E tuttora fulcro identitario di quella Napoli che unisce il sacro alla leggenda, che lega alto e basso, che affonda nelle tenebre per tendere alla luce.

Se c’è un’aria composta di festa è perché ad aver vinto un rigoroso bando pubblico per la riapertura e la gestione delle Fontanelle – un bando che forse è uno dei pochissimi in Italia a essersi ispirato ai princìpi della Convenzione di Faro – sono i giovani della cooperativa La Paranza. Una parola legata all’immagine di una tozza barca da pesca costiera, diventata da sempre in napoletano sinonimo di “combriccola”, di “banda”, ma che qui simboleggia una storia d’amicizia e riscatto: cominciata nel Rione Sanità nel 2006 grazie alla capacità visionaria di padre Loffredo, e all’alleanza stretta con altri “matti” costruttori di futuro. Come Ernesto Albanese, l’imprenditore che ha creato la onlus L’ Altra Napoli e ha portato alla Sanità oltre 6 milioni di euro con un fundraising di valore internazionale; o come Carlo Borgomeo, il fondatore della Fondazione Con il Sud; o come gli attori della Fondazione di Comunità San Gennaro, guidata oggi da Pasquale Calemme.

Ecco perché penso sia giusto partire da questo fotogramma, e da un megaselfie di gruppo per 40, al Cimitero delle Fontanelle, per rispondere alla richiesta di raccontare i “rivoluzionari” del Rione Sanità.

Ragazzi al centro di uno sguardo per fare “impresa”

Per testimoniare di come i desideri, che forse non erano neanche confessati a loro stessi, siano diventati strategia di pensiero e di spirito collettivo per una schiera di ragazze e ragazzi, che aspettavano solo di essere messi al centro di uno sguardo, e di una “impresa”. Di come la loro crescita personale e collettiva abbia coinciso con la trasformazione delle vite insieme a quella dei luoghi e – ovviamente - del linguaggio. E grazie a quest’ultimo, come i progetti siano stati non solo perseguiti con tenacia, ma custoditi. Protetti dalle diffidenze, sempre diffuse intorno a un futuro “impossibile”, tutto da costruire. Difesi dalla misurazione solo burocratica degli eventi in divenire. E sempre rilanciati, con cura e pazienza, anche nei momenti della minaccia o della crisi: quando gli enti istituzionali apparivano sordi, quando il Covid ha imposto chiusure prolungate e rischiato di spegnere la speranza, quando la lezione di padre Loffredo su una Chiesa generativa e madre ha rischiato di essere contrastata da una visione meno aperta, più legata alla tradizione, ai codici, ai numeri.

Quasi vent’anni di cammino alle spalle. Era il 2006 quando si pensò alla prima e unica Convenzione tra la Curia, quella di Napoli, la Pontificia commissione per l’Archeologia sacra del Vaticano, e i giovani della Coop: un esperimento in cui credette fortemente un parroco, e alcuni silenti e generosi alleati (comprese alcune Fondazioni del profondo Nord Italia).

Fu la scintilla di una rigenerazione urbana e sociale che ha prodotto la valorizzazione delle Catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso nello stesso Rione Sanità (oltre a effetti a catena: la fruizione di chiese, musei e spazi che erano sprangati): dove le guide che oggi conquistano visitatori o studiosi, in tutte le lingue, hanno l’orgoglio – come raramente accade – di parlare di “casa” propria. Sono tutti nati o cresciuti accanto a quei vicoli, e proprio lì, sotto quel suolo, impegnandosi nello studio e nella conoscenza, hanno trovato la chiave per il futuro, e tracciato la strada per gli altri, appena ventenni, sulle cui gambe camminano gli altri progetti. Oltre 200mila visitatori alle Catacombe, il record con cui si era chiuso il 2022. La Chiesa di Napoli – rispetto ai lenti e sonnacchiosi Palazzi della politica – aprì loro le braccia, anche se non tutti quei ragazzi andavano a messa, anzi. Alcuni vengono da storie borderline, altri hanno commesso lievi reati e pagato il loro conto. La Parola che trasforma le vite non arrivava con le omelie: ha avuto bisogno dell’esempio di padre Loffredo, della cura di padre Rinaldi, di volti e gesti che mostrassero come le pietre scartate erano davvero considerate il fondamento di un’alternativa carica di valore.

Piedi per terra e niente è impossibile

Fiducia, innanzitutto. Che è poi un’altra coniugazione del verbo amare. “La cosa che ci ha cambiato la vita? Essere ritenuti capaci di dare, di sorprendere. La fiducia che ci ha accordato padre Loffredo è stata l’elemento scatenante”, ti spiega adesso, tra polvere e transenne, Enzo Porzio, laurea in Marketing e comunicazione, e master in giro per l’Italia e il mondo, che a vent’anni era emigrante e non voleva saperne dello studio, ormai tra i “vecchi” fondatori de La Paranza. “Questo traguardo della vittoria per gestire le Fontanelle ci fa felici, perché è come un cerchio che si chiude, e ricomincia una storia di progresso e di crescita anche per chi è più giovane, e viene dopo – continua. È un po’ il premio inatteso a una comunità e a un modo di fare. Perché attraverso la gestione e la valorizzazione di questo antico Cimitero, fatta dalle persone che qui abitano e operano, si riuscirà ad avere quell’impatto solido e a lungo termine che solo la comunità vera riesce a dare, quando si impegna per i propri beni comuni. E rappresenta il momento della maturità, perché dopo la grande riscoperta delle Catacombe di San Gennaro e Gaudioso, dopo la riapertura della basilica di San Severo, e l’inaugurazione del museo Jago, si arriva a una proposta mettendo insieme vent’anni di relazioni e di esperienze. Ed è anche per questo motivo che il bando è stato vinto, perché è ricco di storia”.

Anche Susy Galeone, l’ex adolescente rossa dallo sguardo vivace, adesso è una madre, una socia con attività e agenda manageriale, anche se sembra la ragazza di sempre. C’era anche lei, dieci anni fa, a portare a Papa Francesco un sacchettino di terra nera delle Catacombe e nel giorno della conferenza – solo qualche settimana fa – non ha nascosto la commozione dinanzi a don Battaglia che le diceva: “Io sono con voi, con la pienezza e il lavoro che siete riusciti a dare ai vostri desideri. Ci metto la faccia e sarò sempre dalla vostra parte”.

Anche Enzo Casanova adesso ricorda come se fosse preistoria quella volta che, alla periferia di Londra, ai mercati, era impegnato in un turno serale, a scaricare merce: “Vieni, oh! Adesso stiamo crescendo, abbiamo bisogno di te, rientra in Italia. Molla, possiamo fare cose belle, ci sono i margini, è una sfida per il quartiere e per Napoli, non solo per noi. Ci pensi se davvero queste Catacombe meravigliose vengono conosciute in tutto il mondo come le uniche gestite da un gruppo di ragazzi che dovevano emigrare?”.

Ricordi che servono a essere trasferiti ai più giovani. “Se lavoriamo insieme, se siamo una squadra, niente è impossibile”. Piedi per terra, però. Nel duplice senso. Faticare, senza sentirsi mai arrivati. E restare ancorati a un territorio che, da millenni, continua a raccontare storie di fede e di riscatto. In fondo, amare vuol dire restare.

Conchita Sannino, inviata del quotidiano la Repubblica, ha firmato inchieste, libri, documentari. Si occupa di politica, giustizia e cultura.

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