Quadrimestrale di cultura civile

Il modello di stato sociale europeo

di Angela Merkel / Cancelliere tedesco e Presidente di turno dell'Unione Europea

Ciò che i cittadini si attendono dall’Europa e dai loro governi è che essi assicurino il benessere, promuovano la crescita, creino occupazione e garantiscano la sicurezza sociale: in breve, che salvaguardino e sviluppino il nostro modello europeo di stato sociale. L’economia è in crescita, e questa tendenza è destinata ad accentuarsi. Naturalmente, la crescita non è un fine di per sé, quindi quando sento la parola «crescita‚» penso ai posti di lavoro. Sono convinta che l’occupazione debba essere la nostra prima e principale preoccupazione, perché questo significa Europa sociale. Tuttavia, la globalizzazione ha messo sotto pressione anche in Europa il modello di Stato sociale. Per questo motivo dobbiamo pensare a come poter continuare a garantire benessere alla gente, un compito a cui non sarà facile adempiere. Nel 1926, il 26% della popolazione mondiale era europea; oggi siamo a circa il 12- 14%. Per l’inizio del XXII secolo gli europei saranno solo il 4 o il 5%: dobbiamo chiederci come possiamo conservare ciò che abbiamo guadagnato mediante un duro lavoro. Il Consiglio ha già adottato una risoluzione secondo cui dovrà essere effettuata, anche nell’ambito sociale, una valutazione d’impatto; il Consiglio desidera infatti invitare a sfruttare più intensamente questo strumento, facendolo diventare di normale impiego. L’esperienza dell’economia sociale di mercato in Germania dimostra la possibilità di conciliare il capitale con il lavoro: bisogna, dunque, evitare che questi due fattori vengano messi in opposizione. Da una parte si schierano coloro che vogliono deburocratizzare, dall’altra quelli che vogliono salvare il sociale, ma in realtà non esiste alcun contrasto: fa tutto parte del modello sociale europeo. La libertà è molto imperfetta, e addirittura ingodibile senza le necessarie condizioni. Solo attraverso libertà, concorrenza e fiducia negli altri si possono stimolare gli uomini a creare ancora qualcosa che comporti un effettivo benessere per tutti i cittadini. Il termine «sociale » indica sempre una compensazione per chi è più debole, e questo non può essere messo in discussione, altrimenti l’economia sociale di mercato e il modello di stato sociale europeo non sarebbero neppure immaginabili. La questione del modo in cui creare occupazione ed essere più efficienti e competitivi è indissolubilmente legata alla riduzione della burocrazia superflua, altro compito a lungo termine dell’Unione Europea. Non vi sono dubbi sul fatto che un’Europa lenta, divisa e burocratica non sarà in grado di svolgere i compiti che ha di fronte, che si tratti di politica estera e di sicurezza o di politica climatica ed energetica, di politica europea di ricerca, di riduzione della burocrazia o di politica di allargamento e di vicinato. Tutte queste sfide esigono un’azione unita da parte dell’Europa, richiedono regole che permettano di intraprendere tale azione, richiedono sforzi supplementari e la disponibilità ad accettare il cambiamento e il rinnovamento. La riduzione della burocrazia è compito anche dei vari Stati nazionali, che sanno bene cosa devono fare in questo campo, e non serve continuare a scaricare le colpe gli uni sugli altri. Bisogna prendere atto che il tanto lodato acquis communautaire1 con il passare degli anni non è diventato più ristretto, ma anzi si è ampliato. Con l’avvento dell’unità tedesca ho avuto modo di vivere la positiva esperienza dell’entrata in vigore in un solo colpo del sistema giuridico comune tedesco. Se io ora rappresentassi uno dei nuovi stati membri, che hanno avuto la fortuna di ricevere l’acquis communautaire, servito, per così dire, già pronto, oserei sollevare qualche questione. Non è certo in opposizione all’Europa il desiderio di verificare se alcune prescrizioni giuridiche siano ancora attuali, se con il passare del tempo non si siano sovrapposte tra loro, se oggi non sia possibile evitare che un modulo di domanda sia lungo dieci pagine. Non dimenticherò mai quando i pescatori di Ruegen, nel mio distretto elettorale, hanno buttato nel cestino della carta straccia i primi formulari per richiedere i contributi alla pesca. Per loro era inconcepibile solo l’idea di dover compilare tutti quei fogli. Non si tratta di rinunciare alla sicurezza, ma di rendere l’Europa, malgrado queste disavventure burocratiche, vivibile e attraente.

Note e indicazioni bibliografiche
1 Termine che indica la piattaforma comune di diritti e obblighi che si sono sviluppati nel corso del processo che ha dato vita all’Unione Europea, e che pertanto vincolano gli stati membri. In sede di nuove adesioni sta a indicare l’insieme di diritti e obblighi che, in quanto acquisiti per la Comunità, il nuovo stato membro si impegna a rispettare. Il contenuto è in continua evoluzione in quanto si amplia con il rinforzarsi delle competenze dell’Unione.

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