L'articolo 49 del Trattato dell’Unione Europea afferma che sono proibite le restrizioni alla libera prestazione di servizi all’interno della Comunità stessa. In particolare, secondo l’articolo 50, sono considerati come “servizi” le attività artigiane e le professioni liberali. Questo articolo è importante perché attualmente il 70% delle nostre attività economiche sono rappresentate da servizi. Inoltre, la maggior parte di essi sono prestati da Pmi, che oggi sono praticamente le uniche a creare nuovi posti di lavoro. È chiaro che i servizi giocano un ruolo sempre più importante per la crescita e l’occupazione in tutte le economie dell’Ocse. Tuttavia, nella Comunità Europea solo il 20% dei servizi è costituito da scambi transfrontalieri, dato che i loro mercati nei vari Paesi della zona Euro sono ancora fortemente segmentati Paese per Paese. Pertanto, l’integrazione dei mercati dei servizi è praticamente nulla, se confrontata a quanto avvenuto per i mercati delle merci, a partire dall’Operazione 1992 (istituzione dell’Unione Economica e Monetaria ). Il motivo di tale segmentazione è semplice: gli ostacoli burocratici di natura protezionistica. La Commissione Europea ne ha identificato un numero considerevole ed è essenziale eliminarli se si vuole completare il mercato interno e beneficiare così dei suoi effetti moltiplicatori ai fini dell’occupazione e della crescita. Vorrei fare tre esempi di questi ostacoli burocratici: - trattamento fiscale favorevole riservato ai servizi acquistati presso fornitori locali; - richiesta di residenza per azionisti, personale e professioni regolamentate; - mancanza di riconoscimento dei diplomi stranieri. Si tratta solo di alcuni degli impedimenti evidenziati nell’inventario della Commissione, dato che la capacità di inventiva delle burocrazie nazionali si dimostra inesauribile. Nel gennaio 2004, la Commissione ha depositato una proposta di direttiva sui servizi con lo scopo di togliere almeno quelli principali. La proposta, approvata all’unanimità da tutta la Commissione, mira a permettere la libera costituzione di un’attività commerciale in un altro Stato membro e al libero scambio di servizi tra gli Stati membri. Lo scopo della proposta è anche quello di consentire al consumatore di far valere il proprio diritto all’acquisto di servizi provenienti da fornitori stranieri. A questo punto, è importante capire a cosa la proposta di direttiva non si applica: - al lavoro nero, un problema che deve essere affrontato dalle amministrazioni nazionali; - ai dipendenti. Gli operai polacchi che varcano la frontiera per andare a lavorare in un macello tedesco dipendono dall’accordo collettivo che si applica al loro datore di lavoro, in quanto non effettuano un servizio. Ovunque vi sia subordinazione non vi è servizio. Secondo la direttiva del 1995, i lavoratori che prestano la propria opera in un altro Stato membro sono soggetti alle condizioni di impiego del Paese di accoglienza e, quindi, in questo caso la direttiva sui servizi non potrebbe venir applicata. La proposta di direttiva si applicherebbe principalmente agli artigiani e agli appartenenti a professioni liberali e il rischio di “dumping sociale” sarebbe, perciò, ridotto. Innanzitutto, ogni insediamento di prestatori di servizi in un altro Stato membro dovrebbe seguire le condizioni di impiego di questo Stato. Poi, chi esercita professioni liberali, come gli architetti o i commercialisti, lavorano di solito contratto per contratto. Infine, non è così verosimile l’arrivo in Francia di uno tsunami di idraulici polacchi, alla ricerca di propria iniziativa di un lavoro legale; piuttosto, la gran parte viene per fare un lavoro in nero, ma questo esula dal problema in discussione. Nonostante i suoi vantaggi per tutta l’Europa, la proposta di direttiva sui servizi ha incontrato una forte opposizione, di natura principalmente politica. Questa opposizione è iniziata in Belgio, e precisamente nelle regioni della Vallonia. Il Partito Socialista vallone voleva attaccare il governo guidato dal liberale Guy Verhofstadt, ma, facendo parte esso stesso del governo, doveva trovare un mezzo indiretto per questo attacco. L’idea è stata quella di utilizzare la proposta di direttiva sui servizi ed è così che la prima manifestazione contro la proposta è partita da Bruxelles. Dalla Vallonia la protesta si è estesa alla Francia, la cui situazione è interessante studiare su tre livelli: quello tecnico, quello politico e quello nazionale. - A livello tecnico, la proposta è del tutto difendibile, anche se sarà senza dubbio emendata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dei ministri, come è normale per la legislazione europea. Tuttavia, alla fine, i risultati della procedura legislativa avvicineranno ancor di più l’integrazione delle economie europee. - A livello politico, la proposta di direttiva è diventata lo strumento di lotta dei sindacati francesi contro il governo. Purtroppo, il presidente Jacques Chirac ha ritenuto utile prendere le parti degli oppositori, pur essendo il suo Paese un grande esportatore di servizi. Contrariamente al timore di certuni, la proposta di direttiva non mira a una qualche privatizzazione o liberalizzazione: essa riguarda unicamente le attività che sono già aperte alla concorrenza. - A livello nazionale, l’opposizione in Francia tradisce i timori francesi di fronte alla globalizzazione e alla concorrenza in generale. Credo che questi timori abbiano influenzato in larga misura il rifiuto da parte della Francia del trattato istituzionale.
La direttiva sui servizi
di Frits Bolkestein / Già Commissario Europeo per il mercato interno e la fiscalità
Nello stesso numero
-
Editoriale. Per la libertà non basta abolire, bisogna anche costruire
di Redazione
-
Liberalizzare bene, liberalizzare tutto
di Giorgio Vittadini
-
C’è un’alternativa alla “Agenda Giavazzi”
di Oscar Giannino
-
Libertà e liberalizzazioni: un sentiero nella foresta pietrificata
di Giulio Sapelli
-
Riforma della Pubblica Amministrazione e semplificazione normativa
di Mario Bertolissi, Luca Antonini
-
Innovazione, funzione pubblica e sviluppo del Mezzogiorno
di Luigi Nicolais
-
Liberalizzazioni, interessi nazionali e interesse comune
di Peter Mandelson
-
È essenziale difendere la libertà, anche economica
di José Maria Aznar
-
La globalizzazione ci renderà tutti uguali?
di Letizia Bardazzi
-
È fondamentale liberalizzare la società
di Paolo Del debbio
-
Famiglia e famiglie: affetti e legami
di Eugenia Scabini
-
Il sistema scolastico tra libertà e liberalizzazione
di Giuseppe Bertagna
-
Liberalizziamo la professione docente
di Fabrizio Foschi
-
La liberalizzazione dei servizi sanitari
di Gianfelice Rocca
-
“Nuovi lavori” tra crescita del rischio e promozione del capitale personale
di Aldo Bonomi
-
Faccia a faccia. Liberalizzazioni: una politica bipartisan?
di Roberto Maroni, Tiziano Treu
-
Approfondimento. Il fenomeno associativo nella Dottrina Sociale della Chiesa
di Giorgio Feliciani
-
Approfondimento. Capitale umano e ambiente armonico: premesse per lo sviluppo
di Adriano De Maio
-
Approfondimento. David Cameron e le politiche del nuovo Partito Conservatore britannico
di Pierluigi Barrotta
-
Approfondimento. Il Terzo Settore e la possibile svolta del welfare
di Lorenzo Ornaghi