Quadrimestrale di cultura civile

Editoriale. Per la libertà non basta abolire, bisogna anche costruire

di Redazione /

La libertà è la grande protagonista di questo numero di Atlantide, insieme al suo soggetto, la persona nella sua complessità e completezza, inclusa la trama di rapporti, la rete di relazioni di cui è al centro. È questo il punto di partenza del discorso di Giulio Sapelli che definisce la libertà un bene politico, quindi pubblico, che le istituzioni devono difendere effettuando, tra l’altro, liberalizzazioni che siano strumenti per un’allocazione non distorta dei meriti personali e delle merci secondo equità e giustizia, non solo secondo principi meramente economicistici. Una parte importante delle istituzioni è rappresentata dalla Pubblica Amministrazione, la cui tanto citata riforma deve partire, secondo Luca Antonini e Mario Bertolissi, dalla concezione che il cittadino non è un “controllato”, ma una risorsa per l’intera collettività e dal principio che “tutto ciò che non vietato è consentito”. Questo approccio trova concorde il ministro alla Funzione Pubblica Luigi Nicolais, che vede in una Pubblica Amministrazione efficiente lo strumento per lo sviluppo in particolare delle zone più svantaggiate del Paese. Ancora a livello di istituzioni, sarà sempre più rilevante il ruolo dell’Unione Europea, come indicato dagli interventi di Peter Mandelson e Frits Bolkenstein. L’articolo di José Maria Aznar risottolinea l’indivisibilità del concetto di libertà e quindi l’inscindibilità da esso della libertà economica, per cui compito delle liberalizzazioni è produrre un aumento della libertà di scelta del consumatore e della libertà di impresa. Una conseguenza del progressivo avanzare delle liberalizzazioni e dell’apertura dei mercati è, secondo Suzanne Berger, la sempre maggiore globalizzazione con molti risultati positivi, ma anche con aspetti negativi che necessitano dell’intervento dei governi per essere corretti. L’insufficienza di un approccio solo economico viene ripresa da Paolo Del Debbio, per il quale la liberalizzazione è un concetto globale, connesso alla libertà della persona, che richiede in prima istanza di liberalizzare la società, che deve poter autogovernarsi nelle sue molteplici componenti. Tra queste, vi è in primo luogo la famiglia, di cui Eugenia Scabini pone in luce l’unicità come legame tra generi e generazioni, con il compito, irrinunciabile per la società, di collegare tra loro queste fondamentali differenze dell’umano. Il tentativo di abolire questa unicità porterebbe una diminuzione drammatica di libertà per tutto il convivere civile. Un’altra realtà essenziale è la scuola, strumento di formazione della ricchezza rappresentata dal capitale umano. Qui il tema delle liberalizzazioni interseca quello della libertà nell’educazione dei propri figli da parte delle famiglie. Nel suo articolo, Giuseppe Bertagna dimostra come la Costituzione consenta questa libera scelta attraverso un sistema che sovvenzioni direttamente le famiglie, e non le scuole, dando vita a un sistema scolastico basato sul confronto tra scuole, statali e non statali paritarie. Fabrizio Foschi evidenzia la perdita di centralità della scuola in una società in cui le forme e le fonti di conoscenza sono molte e variegate; ciò ha portato a una perdita notevole di interesse per la scuola da parte degli studenti e a un forte disagio per la classe docente. Come via d’uscita da questa situazione, per certi versi drammatica, Foschi suggerisce la liberalizzazione dei docenti, vale a dire il loro passaggio da funzionari a veri professionisti dell’insegnamento. Anche per la sanità possono coesistere, accanto a quelle statali, strutture private che amplino la scelta dei cittadini, strutture che, scrive Gianfelice Rocca, devono essere evidentemente sottoposte ai controlli delle autorità pubbliche e gestite nella più ampia trasparenza. Per finire, anche per il mondo del lavoro si pone un problema di libertà, derivante dai “nuovi lavori” o più esattamente, come afferma Aldo Bonomi, dal “nuovo lavoro”. Il lavoro si sta trasformando velocemente con un aumento del rischio per i lavoratori, ma anche con un incremento della libertà, in quanto si diffonde la volontà o necessità di diventare “imprenditori di se stessi”. Così, accanto al capitale sociale si va formando sempre più un capitale personale, basato su autonomia, conoscenza e reti di relazioni. La concezione e la realizzazione delle liberalizzazioni sono fortemente condizionate dalle posizioni politiche e dalla ideologia cui si rifanno. Il “Faccia a Faccia” tra Roberto Maroni e Tiziano Treu indica, tuttavia, la possibilità di una politica comune, se si parte dai problemi reali, l’attenzione è posta sul bene comune e al centro si mette la persona. Si ritorna così alla persona come grande protagonista della libertà e criterio per giudicare anche i fatti più recenti, quali i primi e discussi tentativi di liberalizzazioni del governo Prodi, come dimostrano nella sezione “Primo Piano” sia l’articolo di Oscar Giannino, puntuale analisi critica di questi tentativi, sia l’intervento di Giorgio Vittadini che mette in luce quali siano i rischi da affrontare e superare, nel varo di tali provvedimenti, per evitare striscianti riduzioni della libertà della persona.

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