Quadrimestrale di cultura civile

Approfondimento. Pensando alla democrazia: Libertà, Autonomia e Società Civile in America

di Steven Heydemann / Department of Politics e Direttore del Center for Democracy and the Third Sector, Georgetown University, USA

A chi osserva dal di fuori gli Stati Uniti potrebbe non sembrare evidente, ma le questioni sulla libertà, l’autonomia e la democrazia, sono ancora una volta al centro di un intenso dibattito nazionale tra gli americani. A coloro che hanno ascoltato il secondo discorso inaugurale del Presidente Bush nel gennaio 2005 – con i suoi tanti richiami alla libertà ed al ruolo dell’America quale difensore della libertà – può essere risultato vivo e attuale un determinato, addirittura aggressivo, senso della superiorità americana. E infatti è così. Tuttavia, accanto a queste dichiarazioni ufficiali, gli americani sono impegnati in una battaglia straordinaria sulla qualità della vita democratica negli Stati Uniti. La visione trionfalista del Presidente sui compiti dell’America all’estero si scontra sempre più con la forte contestazione all’interno della nazione – sia da destra che da sinistra. E le questioni sulla libertà – sia individuale che collettiva – sono nell’occhio del ciclone. Lo stato della democrazia non è mai mancato dall’agenda politica americana, ma l’intensità del dibattito oggi è un indicatore importante degli ampi cambiamenti del modo in cui gli americani pensano alla libertà, all’autonomia, ed al ruolo della società civile. I dibattiti attuali evocano taluni dei più profondi aspetti dell’identità americana. Ci costringono ancora una volta a riflettere sulla relazione fra individuo e comunità, fra stato e società civile e su come bilanciare gli impegni tanto sentiti nei confronti dell’autonomia personale rispetto alla legittima domanda di sicurezza. Così facendo, hanno dato nuova centralità alle vecchie domande sui limiti del potere dello stato. Il riemergere di queste domande è in parte una reazione agli eventi dell’11 Settembre 2001. In larga misura, la caduta del muro di Berlino e del World Trade Center sono estremi che al loro interno contengono un particolare momento, per quanto breve, nella concezione americana della democrazia, dell’autonomia e della libertà –un periodo che ha già lasciato una certa nostalgia. Sebbene abbiano provocato una riaffermazione del potere dello stato, la risposta agli attacchi dell’11/09 è stato il rinnovarsi del dibattito pubblico sul ruolo dello stato nella società americana. Forse ancora di più, l’11/09 e le sue conseguenze sono solo una parte della storia. Ci sono anche forti elementi interni che danno forma all’attuale controversia sulla direzione della democrazia americana. E se questi elementi sono stati offuscati da una maggiore attenzione al terrorismo, essi potrebbero tuttavia avere conseguenze più profonde e durature. Al centro di questi dibattiti c’è il disfacimento del contratto sociale che ha definito le relazioni tra stato e società negli USA nel dopo guerra, ed il confronto, tuttora irrisolto, per costruire un’alternativa. Per i conservatori, che hanno dominato le elezioni politiche negli USA negli ultimi anni, il contratto sociale del dopo guerra rifletteva una erosione problematica della libertà individuale ed il crescere di uno stato sempre più interventista. I valori tradizionali dell’autonomia individuale, del self-help e dell’iniziativa personale e l’imprenditorialità erano stati erosi, secondo il loro punto di vista, dalla cultura del welfare. Rispecchiando mode libertarie all’interno del liberalismo classico, l’elites conservatrici si sforzarono di ridurre lo stato, di contenere la regolamentazione e di promuoverel’iniziativa individuale. La società civile – il terzo settore – ha giocato un ruolo importante nel raggiungimento di risultati quali la manifestazione dell’impegno americano al volontariato, al bene della comunità, ed alla capacità dell’individuo di risolvere i propri problemi indipendentemente dallo stato. Inoltre, queste tensioni della società civile trovarono sostegno nell’emergere di un centro- sinistra dentro il partito democratico. Fu dopo tutto il Presidente Clinton a portare a termine la riforma del welfare. E fu ancora l’amministrazione Clinton che guardò alla società civile come un complemento all’azione di governo nella fornitura dei servizi sociali e come un mezzo per rinnovare l’impegno civico. Né è una coincidenza che proprio quando una coalizione di centro in cui confluirono persone sia da destra che da sinistra cercava nuovi limiti al ruolo dello stato, il valore della società civile fu messo all’ordine del giorno. E tuttavia questo particolare momento nella politica americana ha avuto vita breve. Con l’elezione di George W. H. Bush nel 2000, un nuovo filone del conservatorismo americano è venuto alla ribalta. Questa nuova versione è fortemente evangelica e più assertiva (oggi in America si direbbe “muscolosa”) sia in politica interna che estera. Questo spostamento ha dato vita alla più importante contesa sul futuro della democrazia americana che si sia vista per lo meno in questa generazione, il tutto reso ancora più intenso dal momento storico dominato dalla “guerra al terrore”. Una delle conseguenze più interessanti di questo dibattito è che ha fatto emergere le grandi colpe del conservatorismo americano, specialmente riguardo al ruolo dello stato nella regolamentazione della vita sociale o ai limiti del potere dello stato, all’equilibrio fiscale e alla separazione tra chiesa e stato. I conservatori libertari sono sempre più a disagio, in quanto testimoni di un’amministrazione conservatrice che è diventata il partito dell’espansione dello stato, di un deficit di bilancio sempre più grave e di un crescente affidarsi alla fede come base delle politiche pubbliche. Quest’ultimo aspetto è stato, in particolare, causa di divisioni. Ha portato membri influenti del partito Repubblicano, come l’ex senatore Danforth—ordinato sacerdote episcopale—a rompere apertamente con la leadership del proprio partito. Inoltre, questo dibattito ha creato alcune inattese e improbabili alleanze tra persone la cui visione dello stato è alquanto differente. E così, avversari di lunga data, trovano adesso un terreno comune nell’interesse condiviso di limitare i poteri dello stato. Due associazioni come l’American Civil Liberties Union e la National Rifle Association oggi contribuiscono congiuntamente alla trasmissione di spot televisivi che promuovono una versione più limitata del cosiddetto “Patriot Act”. Tuttavia, lo spazio in cui queste alleanze si potrebbero formare è ridotto, e si sta ulteriormente restringendo. Per molti americani, compresi i democratici alla Clinton, lo smantellamento intenzionale del contratto sociale post-bellico è un pericolo ancora più grave per le fondamenta della democrazia americana dello stesso Patriot Act. Secondo loro, gli attacchi al contratto sociale spingono l’America troppo lontano, verso una concezione radicalmente individualista della democrazia, che si disinteressa della disuguaglianza sociale e dello sfruttamento e che privilegia—in pratica, se non in teoria—un approccio egoista nelle relazioni sociali. Ancora una volta, inoltre, troviamo la società civile al centro di questo dibattito. Per l’attuale amministrazione, la società civile è uno strumento per riconciliare individualismo e comunità. È una risposta al problema di come mitigare le conseguenze sociali di mercati senza regole, senza invocare che il governo ricopra tale ruolo. Per coloro che la criticano, sia da destra che da sinistra, la società civile è invece una fonte di autonomia, che funge da mediatore tra gli individui, le comunità ed uno stato sempre più interventista. È una soluzione al problema di come resistere alla sempre crescente regolamentazione della vita sociale. Entrambi gli aspetti evocano tradizioni di autonomia civile per giustificare le proprie affermazioni. In tale processo, la stessa società civile diviene ancor più intensamente politicizzata. Che tipo di democrazia emergerà in America da questo dibattito è ancora incerto. Ma sia che questo momento storico rappresenti un periodo di rinnovamento o di frammentazione, sicuramente esso avrà importanti conseguenze sul ruolo della società civile nella vita americana. Nel migliore dei casi, la società civile rimarrà uno spazio in cui l’autonomia dei cittadini è protetta, in cui i singoli si impegneranno, tutti insieme, per definire i contorni del potere dello stato e per promuovere uno spirito imprenditoriale che attribuisce valore anche alla dimensione sociale del mercato. Se tale esito possa emeregre dall’intensità, polarizzazione ed emozione della lotta che si sta conducendo attualmente, è una questione di estrema importanza. Lo vedremo nei prossimi dieci anni: ben pochi americani vi assisteranno da spettatori.

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