La democrazia è stata ricreata in nuove forme molte volte. Quando la democrazia passò dalle società di piccole a quelle di più grandi dimensioni dovette necessariamente diventare rappresentativa invece che diretta. Successivamente, la democrazia rappresentativa passò dalla selezione dei rappresentanti per scelta casuale, come succedeva ad Atene e nella Venezia del Rinascimento, alle elezioni. La scelta dei rappresentanti attraverso elezioni ha da molto tempo trasformato i politici in una classe professionale. In questo lasso di tempo la democrazia è passata da elezioni più o meno libere per tutti ad elezioni dominate dal ruolo dei partiti. Vi furono motivi a quel tempo per ritenere che ciascuno di questi passaggi tendesse in qualche modo ridurre il grado di democrazia del sistema politico. Tuttavia, sarebbe difficile affermare che uno qualsiasi di questi passaggi sia stato un errore perché essi furono resi praticamente necessari dalle circostanze sociali delle singole fasi storiche. Una nazione di 50 o 300 milioni di persone non può essere governata nello stesso modo in cui si amministra una piccola città-stato, quali erano Atene o Venezia. Oggi è possibile che si stia attraversando un’altra epoca di transizione, in cui la democrazia passa da contesti coerenti, dominati dai partiti ad un nuovo tipo di elezioni in cui la competenza dei cittadini nel giudicare i candidati e valutare le problematiche potrebbe non essere sufficienti a causa della complessità e diversità dei temi in gioco. In un certo senso, stiamo perdendo la fiducia nello stato proprio perché non pensiamo più di averne bisogno per governare il funzionamento del sistema economico. Evidentemente, avevamo più fiducia nello stato quando esso era chiamato a gestire l’economia, peraltro senza troppo successo. Ci rendiamo probabilmente oggi conto che era l’ideologia e non altre ragioni più nobili che ci spingevano a riporre in esso la nostra fiducia. Negli Stati Uniti, l’impegno politico dei partiti a sostegno del liberismo sociale radicale (social libertarianism) è anch’esso sulla via del tramonto. Uno dei cambiamenti più rilevanti nel carattere e nella definizione dei partiti nella storia politica degli Stati Uniti è rappresentato dalla nomina di Barry Goldwater nel partito Repubblicano nel 1964 e dalla nomina di George W. Bush nel 2000. Goldwater fu forse il candidato più strettamente libertario in senso sociale che sia mai stato nominato da uno dei due maggiori partiti, sebbene fosse solo poco più libertario in senso sociale di molti dei candidati selezionati dai Repubblicani nel XX secolo. Sebbene avesse limiti deprecabili, fu risoluto nel difendere la libertà dei cittadini. Ora, più o meno una generazione, l’attuale Presidente, George Bush, è probabilmente il candidato del partito di maggioranza più contrario al liberismo sociale radicale di tutta la storia americana tanto da poter affermare che il Partito Repubblicano non è più libertario. L’unico rivale di Bush fu William Jennings Bryan, anch’egli un convinto cristiano fondamentalista che, come Bush, voleva che la Bibbia fosse messa alla pari con la Costituzione. Nell’ignobile processo Monkey in Tennessee (1925), Bryan sostenne il caso dell’incriminazione di un insegnante, John Thomas Scopes, che aveva insegnato la teoria dell’evoluzione. Bryan però fu nominato tre volte dal partito Democratico, che — almeno dal tempo della Guerra Civile — non si era mai occupato di libertà sociali (anche se, per lo meno durante l’amministrazione di Lyndon Johnson e di altri presidenti Democratici, si era fatto promotore della battaglia a favore dei diritti civili degli afro-americani). Il passaggio da Goldwater a Bush è estremamente demoralizzante per chiunque si riconosca nel liberismo sociale radicale, sia nella tradizione di John Stuart Mill che in quella di Immanuel Kant. Con l’affermarsi delle tematiche sociali nel programma del partito Repubblicano, non esiste più alcuna voce significativa a favore del liberismo sociale radicale negli Stati Uniti. Cinquant’anni fa si sarebbe detto che gli Stati Uniti erano la culla del liberismo sociale radicale. Oggi non esiste una casa altrettanto accogliente da nessun’altra parte, malgrado ci siano diversi partiti europei che portano avanti con una certa decisione politiche libertarie. Il dibattito ideologico sembra oggi essere molto più aspro adesso che in passato sebbene esista un ampio consenso su ciò che un tempo era il punto centrale di disaccordo: lasciare che l’economia si governi più o meno da sola. Negli Stati Uniti né i Democratici né i Repubblicani così come nel Regno Unito né i Conservatori né i Laburisti sostengono un controllo esteso da parte del governo sull’economia. L’Italia, la Francia e qualche altro paese europeo potrebbero non essere ancora passati con altrettanta determinazione ad una visione dell’economia svincolata dal dominio della politica. In tempi passati, il ‘partito degli imprenditori’ chiedeva un controllo mercantilistico dell’economia attraverso tariffe elevate per bloccare la concorrenza dalle importazioni. Oggi chiede qualcosa che è più simile al laissez-faire, sebbene particolari settori dell’industria e del commercio sarebbero felici di essere i destinatari di sovvenzioni da parte del governo a condizione però che esse non siano per tutti, ma soltanto per pochi privilegiati (ad esempio, per l’industria dell’acciaio, il settore tessile o l’agricoltura). Mentre precedentemente, il Partito Democratico negli Stati Uniti e i Laburisti nel Regno Unito volevano esercitare un controllo esteso sull’economia, oggi quei partiti lavorano per attuare programmi di assistenza sociale di modesta portata che si possono finanziare con i proventi di un’economia di libero mercato. Chiedersi per quali ragioni i partiti nazionali americani siano diventati così ideologizzati proprio ora che il vecchio motivo di divisione ideologica è venuto a cadere è certamente un tema di discussione interessante. La morte del liberismo sociale radicale è ormai parte della storia del Partito Republicano. È strano pensare oggi al Partito Repubblicano come al partito che un tempo proteggeva le libertà civili ed è sconfortante pensare al futuro caratterizzato dal declino di queste libertà con un governo che invade sempre più la vita privata dei cittadini e viola i principi dell’habeas corpus con il modo in cui tratta gli islamici americani. Avendo rinunciato ai tentativi di controllare l’economia, il governo è molto più preoccupato, almeno per il momento, di controllare i cittadini. Questo cambiamento non è soltanto una reazione al terrorismo, ma è anche una risposta alla crescente mobilitazione dei gruppi religiosi fondamentalisti che ora cercano di collaborare anche con la loro nemesi di una volta, la Chiesa Cattolica – che costituisce l’ala liberale di questa alleanza – per tentare di acquisire il controllo della politica in tema di riproduzione, di ricerca biologica, di famiglia e, più infaustamente, di istruzione. Alcuni dei gruppi protestanti fondamentalisti vogliono liberare le scuole pubbliche da qualsiasi insegnamento di John Scopes. Se si potesse rimanere osservatori esterni, distaccati e freddi di questi cambiamenti, potrebbero apparire ironici. L’intelligenza, la conoscenza, la scienza e la tecnologia ci hanno spinto dentro un futuro in cui la politica è sempre più ostile a loro. E tutto questo è il risultato di una democrazia rinvigorita, con livelli di partecipazione più alti di quanto non si vedeva negli Stati Uniti da parecchi decenni.
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di Russel Hardin / Department of Politics, New York University, USA
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