La tolleranza è un valore insufficiente, troppo debole, per affrontare i problemi d’oggi. La tolleranza va bene quando ci sono valori diversi, ma non in conflitto. In questi casi, ognuno può fare le scelte che vuole, e la tolleranza può coesistere persino con un sentimento di disprezzo per i valori sostenuti dall’altro. Questo è infatti uno dei significati del verbo “tollerare”. Tuttavia, questa via di uscita non ci è consentita quando i valori sono in conflitto. In questi casi, la scelta di un sistema di valori comporta il sacrificio dell’altro sistema. La tolleranza si dimostra qui inadeguata. Per evitare che il conflitto tra valori si trasformi in conflitto armato, abbiamo bisogno di presupposti più forti. Abbiamo bisogno del rispetto reciproco. Il rispetto è legato a molti atteggiamenti pratici importanti. Ad esempio, il riconoscimento che l’altro è dotato di valori positivi insieme alla capacità di sostenere un dialogo civile, il cui scopo è la ricerca di un compromesso che salvi il più possibile le ragioni dell’altro. In sintesi, disponibilità al dialogo e riconoscimento che l’altro è portatore di valori positivi definiscono un concetto di rispetto che va oltre la mera tolleranza. Queste brevi osservazioni spiegano perché recentemente la tolleranza sia diventato un valore poco considerato. Uno strano destino per un valore sino ad ieri osannato come l’architrave delle società liberali. Con molte buone ragioni, i suoi critici sono diventati numerosi e provengono anche da tradizioni differenti, Ad esempio, i fondatori di quella che vieni oggi chiamata la scuola della “democrazia deliberativa”. Amy Gutman e Dennis Thompson, criticano esplicitamente la “mera tolleranza” perché inadeguata a sostenere i processi dialogici da loro difesi. In modo analogo, il Presidente del Senato Italiano, Marcello Pera, ha correttamente scritto che “a differenza della tolleranza, il rispetto è una virtù attiva, non meramente passiva”. Si tratta di osservazioni giuste, che vanno meditate. Come abbiamo detto, la tolleranza sarebbe sufficiente solo in un mondo privo di conflitti tra valori. Purtroppo, non abbiamo la fortuna di vivere in un mondo del genere. Se mi permetto di aggiungere qualcosa al dibattito è perché ritengo necessario evitare l’impressione sbagliata che la tolleranza sia un concetto interamente “superato” – concettualmente reso superfluo – dalla più forte nozione del rispetto reciproco. Sarebbe questo un errore. La ragione è che tolleranza e rispetto svolgono due funzioni diverse e complementari. Ciascun concetto è insufficiente senza l’altro. In alcuni casi specifici, la mera tolleranza è un atteggiamento ragionevole. Insistere sulla necessità del dialogo e del rispetto reciproco farebbe aumentare, non diminuire, il conflitto sociale. Per comprendere il problema, dobbiamo chiarire la distinzione tra i valori che definiremo imperialistici e i valori che chiameremo domestici. La terminologia può forse apparire ‘colorita’, ma riteniamo che sia di fondamentale importanza. Esaminiamo il significato che diamo a ciò che definiamo un valore. I valori non sono riducibili a preferenze soggettive. Come sovente si dice, sui gusti (le preferenze soggettive) non si discute. Anche se a noi piace il gelato al pistacchio, non ci sogneremo mai di sostenere che coloro che preferiscono la fragola stanno commettendo un errore. Per i valori è diverso. Quando difendiamo un valore facciamo una affermazione che confidiamo sia accettata da qualsiasi persona ragionevole. I valori non possono essere rinchiusi in quello che Papa Benedetto XVI, in altro contesto, ha definito il «ghetto della soggettività». È la portata universale dei valori che li conduce sovente a confliggere. Per chiarezza terminologica, abbiamo valori imperialistici quando generano conflitto. In casi come questo, appare giustificato il momento della discussione pubblica allo scopo di arrivare ad un compromesso ragionato. Tuttavia, non tutti i valori sono imperialistici. In molti casi, essi seguono una diversa logica. Un episodio personale, che mi è accaduto qualche anno fa, è probabilmente utile per far comprendere il significato dei valori che definisco domestici. La comunità degli Osho - una stravagante setta religiosa che sta acquisendo adepti in tutto il mondo - impone un rigido modello di vita ai suoi membri. Visitando una di queste comunità, ho trovato tale modello di vita assolutamente inaccettabile e persino abbruttente. Al contrario, e in modo esattamente speculare, gli Osho spiegarono perché trovavano inaccettabile la vita della grandissima parte delle persone che vivono al di fuori delle loro comunità. Anche in questo caso, i valori in gioco non sono riducibili a preferenze soggettive. Si tratta infatti di scelte di vita che si rivolgono all’intera umanità. Tuttavia, in questo caso nessuno ha mai pensato seriamente di poter convincere il proprio interlocutore a cambiare opinione. Nella specifica circostanza, per entrambi era sufficiente l’atteggiamento del “vivi e lascia vivere”. La tolleranza appare qui sufficiente perché il disaccordo non genera conflitto. È questo il caso dei valori “domestici”. È a volte opportuno difendere semplicemente il valore della tolleranza, senza chiedere di più alle parti. Il modello del rispetto che genera dialogo appare qui inadeguato. Se si fossero seguiti i suoi suggerimenti le guerre di religione si sarebbero dovute concludere grazie all’organizzazione di spazi deliberativi allo scopo di giungere ad una religione che fosse più o meno accettabile per tutti. La proposta appare oggi insensata anche grazie all’opera di Locke e dei fautori della tolleranza, la cui meravigliosa strategia retorica convinse la società a deliberare di non deliberare in materia di fede religiosa, di porre cioè dei limiti alle decisioni pubbliche. La strategia ebbe tanto successo da venire recepita da tutte le carte costituzionali del mondo occidentale nelle quali la società certifica la decisione di togliere dalla sfera pubblica le questioni relative alla scelta della religione da adottare. I valori sono domestici perché si tratta di valori incompatibili ma non necessariamente in conflitto. Nel caso dei valori domestici, l’adozione della tolleranza è sufficiente a dirimere le controversie. Grazie alla tolleranza, viene individuata nella società una sfera privata che protegge le persone anche dai processi deliberativi. Possiamo ora comprendere perché il modello della democrazia basata sul dialogo rischia di avere conseguenze paradossali. Se si insistesse sul valore intrinseco della discussione i valori domestici verrebbero considerati alla stessa stregua dei valori imperialistici. E la trasformazione dei valori domestici in valori imperialistici conduce ad un aumento, non alla diminuzione, del conflitto. La tolleranza è dunque indispensabile per la difesa di quella che viene definita la libertà negativa, intesa come quell’area all’interno della quale la persona è o dovrebbe essere lasciata libera di fare o essere ciò che è capace di fare o essere, senza alcuna interferenza da parte di altre persone. È grazie alla tolleranza che possiamo definire una sfera privata che ci protegge dall’intrusione della politica. In sintesi, senza tolleranza sarebbe inconcepile il concetto di libertà negativa, e senza libertà negativa si cadrebbe nell’incubo di una società dominata dalla sfera pubblica, ove ognuno sarebbe obbligato a discutere e giustificare le proprie scelte. Questo è il motivo per cui rispetto e tolleranza sono due distinti valori, entrambi necessari per il buon funzionamento di una società. Il rispetto sorregge lo spazio pubblico, caratterizzato dai conflitti, inclusi i conflitti tra diversi valori. La tolleranza è invece connessa con la difesa della libertà negativa e, con essa, con la definizione di una sfera privata che va difesa dalle pubbliche ingerenze. Entrambi i valori sono dunque necessari per meglio governare il conflitto tipico delle nostre società. Certamente, è possibile che in certe circostanze persino tolleranza e rispetto, e con essi sfera pubblica e sfera privata, possano entrare in conflitto. Ma questo, ovviamente, rende ancora più forte la necessità di distinguerli, senza la pretesa che l’uno superi l’altra.
Approfondimento. Tolleranza, rispetto e libertà Una difesa dei concetti di tolleranza e di libertà negativa
di Pierluigi Barrotta / Direttore Istituto Italiano di Cultura
Nello stesso numero
-
Editoriale. Desiderio, libertà e sussidiarietà
di Giorgio Vittadini
-
Approfondimento. I tribunali e la libertà
di Charles Cameron
-
Lavorare insieme per l'Europa del futuro: un nuovo inizio per la strategia di Lisbona
di José Manuel Durã o Barroso
-
Libertà religiosa e diritti universali dell'uomo
di Salvatore Abbruzzese
-
I fondamenti giuridici di una possibile convivenza
di Augusto Barbera, Stefano Ceccanti
-
La Chiesa Cattolica per la libertà religiosa
di Giorgio Feliciani
-
La libertà di educazione e i suoi nemici
di Charles L. Glenn
-
Libertà economica e mercato civile: il caso dell'impresa sociale
di Stefano Zamagni
-
La crisi europea: un'occasione per superare la crisi della modernità e affermare una libertà alimentata da un nuovo umanesimo
di Dario Velo
-
Approfondimento. Comunità scientifica: incomprensioni o irresposabilità
di Bruno Coppi
-
Approfondimento. Libertà e società
di Sebastiano Bavetta, Pietro Navarra
-
Approfondimento. La libertà individuale in un contesto sociale
di Martin Van Hees
-
Approfondimento. La libertà economica
di Arye L. Hillman
-
Approfondimento. Democrazia e declino della libertà
di Russel Hardin
-
Approfondimento. Pensando alla democrazia: Libertà, Autonomia e Società Civile in America
di Steven Heydemann
-
Forum
di Giorgio Vittadini, Ugo Bertone, Renato Farina, Marco Girardo, Daniele Manca, Antonio Quaglio
-
Approfondimento. Come vivere un'esperienza di libertà
di Marcos Zerbini
-
Approfondimento. Un patto per il futuro del Paese
di Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà