Quadrimestrale di cultura civile

Approfondimento. Un patto per il futuro del Paese

di Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà /

La situazione mondiale impone un cambiamento. L’Italia, la nostra economia e l’intera società, si trovano ad un passaggio difficile, dal quale non usciremo senza un profondo rinnovamento. La stagnazione economica, l’insicurezza sociale, l’instabilità legata agli attacchi del terrorismo fondamentalista hanno prodotto un clima di sfiducia e pessimismo. Pur da diverse posizioni politiche, sentiamo tutti l’esigenza di ridare fiducia ai cittadini. Per recuperare sicurezza e fiducia Dobbiamo sottolineare e far emergere le enormi energie inespresse del nostro Paese: energie morali, economiche e di spirito civico. Esistono dei punti di forza e su questi vogliamo investire. Noi crediamo che occorra partire dal positivo, da ciò che c’è, per uscire dalle difficoltà che ci troviamo ad affrontare.

Un’Europa più forte. Abbiamo visto esaurirsi la spinta propositiva che aveva portato alla creazione di un’unità europea nata come risposta alla barbarie della Seconda Guerra Mondiale. L’Europa di De Gasperi, Schumann, Adenauer e Spinelli ha oggi bisogno di riscoprire le sue radici e di ripensarsi di fronte alle sfide della modernità. Ad un’Europa che si candida ad essere lo spazio privilegiato della speranza umana non basta un cervello: serve un cuore. Non basta un’Europa intesa come semplice comunità economica senz’anima. Abbiamo bisogno di un’Europa forte, di un soggetto politico unitario con un’identità chiara, capace di contrapporsi all’Europa degli egoismi figlia degli interessi di alcune oligarchie e di alcune lobby. Un’Europa dei popoli, capace di essere autorevole sullo scenario internazionale: una speranza per tutte le nazioni del pianeta. Questa è l’Europa che vogliamo.

La missione italiana: qualità e identità. In questa Europa, l’Italia può essere una risorsa strategica. Veniamo da un decennio di bipolarismo duro che ha fatto dello scontro e della contrapposizione tra i poli la sua ragione di vita, un decennio in cui il bene del paese è stato sacrificato alle zuffe di parte, in cui non si registra nessuna grande riforma condivisa. Possiamo voltare pagina. Le difficoltà sono innegabili. La mobilità sociale si è fortemente rallentata. È cresciuto il livello di inquietudine sociale. Non si investe o si investe poco sul futuro. Il settore produttivo perde competitività. Le energie più positive del sistema ristagnano o rifluiscono. Dobbiamo ripartire dai punti di forza che il nostro sistema è in grado di mettere in campo. Esiste una speranza, l’importante è coglierla. Occorre ridare fiducia al Paese riscoprendo qual è, oggi, la missione dell’Italia. Secondo noi, la missione dell’Italia si traduce in due parole: qualità e identità. Siamo la patria della creatività, un serbatoio inesauribile di arte, storia e cultura. Vantiamo iniziativa e capacità imprenditoriali, vitalità sociale e una innegabile vocazione all’eccellenza. Ma non ci sarebbe qualità senza quel patrimonio di valori condivisi che ha fatto la storia del nostro Paese.

La nostra sfida. Di fronte alle nuove sfide, non si può restare indifferenti. Dobbiamo innanzitutto ridurre le distanze tra la politica e i bisogni dei cittadini. Dobbiamo abbandonare il bipolarismo che non fa prigionieri. Esiste un bipolarismo più mite, basato sul rispetto e sull’unità attorno a dei valori condivisi: lo abbiamo sperimentato nel lavoro all’interno dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà. Liberare le enormi energie sopite o inespresse del nostro Paese: ecco la sfida che ci aspetta, e che intendiamo accettare. Combattendo il “partito della rendita” a tutti i livelli: il parassitismo, il privilegio, i monopoli, le corporazioni, l’assalto alle risorse pubbliche. Difendere lo “status quo” non significa lavorare per il bene comune. Bisogna incoraggiare chi si muove, chi bussa alla porta e non chi la tiene chiusa, con quadri normativi appropriati e con meccanismi (detrazioni e deduzioni, crediti di imposta, finanziamenti connessi ai risultati) che stimolino il protagonismo, la partecipazione, l’assunzione di responsabilità, la cooperazione, la mutualità e le libere scelte nei percorsi di vita, lavoro e impresa.

Una comune concezione della politica

Il bene comune al centro. Al di là delle divisioni politiche e partitiche, è possibile e necessario - ce lo chiedono i cittadini, e lo impongono i cambiamenti epocali che coinvolgono il mondo intero - un dialogo franco tra maggioranza e opposizione su alcune questioni fondamentali che riguardano il bene del Paese. Questioni su cui è possibile una convergenza non solo politica, ma anche culturale.
Una responsabilità rinnovata. Maggioranza e opposizione non sono la stessa cosa. Chi governa ha la responsabilità di decidere, ma deve decidere non per difendere degli interessi di parte, ma per realizzare il bene comune. Per far questo c’è bisogno del contributo di tutti. I poli possono e devono trovare un’intesa su valori condivisi e sulle priorità irrinunciabili per il paese. Si tratta di un vero e proprio cambiamento culturale. Bisogna ridare significato all’agire politico, se non vogliamo che vinca la politica intesa come personalizzazione del confronto, demonizzazione dell’avversario, estremismo.

La sussidiarietà cambia e modernizza il sistema Paese

Sussidiarietà è una delle parole d’ordine per uscire dalla crisi in cui ci troviamo.
Più sussidiarietà orizzontale. Bisogna costruire un rapporto nuovo tra Stato, società e bisogni. Solo uno Stato più asciutto ed efficiente e, per questo, più autorevole è capace di riconoscere e valorizzare la progettualità della società civile e quella vitalità che muove dal basso e ha dimostrato di essere in grado di organizzare risposte efficaci in campi molto vasti dell’organizzazione sociale.
Più sussidiarietà verticale. Il processo di decentramento dei poteri non deve trasformarsi in un nuovo centralismo delle regioni. Lo spostamento verso la periferia di meccanismi decisionali deve essere inteso come mezzo per favorire un maggiore protagonismo della società nella gestione del bene comune . In vista di una efficace realizzazione della sussidiarietà verticale sarebbe importante rafforzare i luoghi di corresponsabilità tra istituzioni dove non deve vincere il “gioco avvocatesco” delle competenze ma un comune senso di responsabilità. Nonché gli strumenti di governance, capaci di coinvolgere i privati e le loro aggregazione nei processi decisionali locali, promuovere le forme associative intercomunali, definire e ampliare gli ambiti di autonomia finanziaria degli enti locali.
Più sussidiarietà fiscale. Dobbiamo porre l’attenzione sul recupero del merito e sulla valorizzazione dell’eccellenza enfatizzando il concetto di autonomia e di complementarietà tra le strutture pubbliche e private che erogano servizi. Questo può avvenire soprattutto con la sussidiarietà fiscale che può essere concretizzata in vari modi: dall’incremento delle deduzioni (v. la recente proposta del “Più dai, meno versi”, recepita nel decreto legge sulla competitività e che può essere ulteriormente affinata), a quella di nuovi 8 per mille dedicati a Welfare e ricerca. Una sussidiarietà fiscale che si costruisce attorno al pilastro fondamentale della libertà di esistere, scegliere e crescere. In tal senso la sussidiarietà fiscale diventa lo strumento attraverso cui si riconosce al contribuente la possibilità di concorrere alle spese pubbliche destinando direttamente una parte dell’imposta a soggetti Non Profit ritenuti meritori, attraverso una contribuzione etica e tagliando “dal basso” la spesa sociale inefficiente. Ma la sussidiarietà fiscale è anche la leva che permette di incentivare e far crescere l’economia reale, che crea una finanza trasparente a servizio della produzione, dell’impresa e del lavoro e non delle rendite finanziarie di posizione. Infine, è attraverso la sussidiarietà fiscale, che si realizza la possibilità concreta di aiutare e sostenere chi investe nello sviluppo del Paese.

La priorità strategica: capitale umano

L’istruzione spiega in media la metà della crescita del reddito di un Paese. L’incremento del capitale umano e sociale sostiene circa i due terzi della crescita del reddito. Non parliamo di mero incremento della capacità lavorativa, ma della passione per la costruzione di opere, impegno per un equilibrato sviluppo economico e sociale, contributo gratuito all’edificazione del bene comune. Investire in capitale umano, significa investire sulla persona e le comunità. Dobbiamo dare vita ad un sistema che metta le persone e le comunità al centro dei processi di creazione di valore, facendone non solo fattori ma attori e protagonisti della vita delle istituzioni, delle aziende, della società. Per questo bisogna creare spazi di libertà all’educazione favorendo e garantendo la massima inclusione dei cittadini all’interno del sistema scolastico e innalzando così il livello della nostra cultura di base. Dobbiamo realizzare un sistema scolastico in grado di valorizzare le eccellenze e ripensare la formazione come una funzione sempre presente lungo il cammino professionale di ognuno.

MAURIZIO LUPI, PIERLUIGI BERSANI, ENRICO LETTA, LUIGI CASERO, LUCA VOLONTÈ, ANGELINO ALFANO, GIANFRANCO BLASI, STEFANO SAGLIA, ERMETE REALACCI, ROBERTO PINZA, GUIDO CROSETTO

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