Secondo la Commissione Europea, il nodo centrale da sciogliere consiste nel rilancio di un'economia dinamica e competitiva, a partire dalla Strategia di Lisbona.
Negli ultimi mesi il Consiglio Europeo ha presentato due importanti pacchetti di proposte. In gennaio, all’interno della proposta sulle priorità strategiche dell’Unione dei prossimi cinque anni, ha lanciato l’idea di un partenariato per uno sviluppo nuovo del nostro continente; sostanzialmente si tratta di un partenariato per il benessere, per la solidarietà e per la sicurezza. Nel mese di febbraio questa idea è stata sviluppata e presentata all’interno della nuova strategia per la crescita e l’occupazione nell’UE. Tutto ciò darà nuovo impulso alla strategia di Lisbona lanciata nel Marzo del 2000. Secondo la Commissione, il nodo centrale da sciogliere per diminuire il malessere dei cittadini consiste nel rilancio di un’economia dinamica e competitiva capace di sostenere l’occupazione nel lungo periodo. È questa la base su cui costruire una società dove siano garantite giustizia sociale, qualità della vita e opportunità per tutti. La sfida è quella di dare nuovo impulso alla crescita economica dell’Unione per finanziare uno sviluppo sostenibile e solidale. L’ottimismo della Commissione è giustificato dalla convinzione che l’Unione possieda le caratteristiche necessarie per valorizzare tutto il suo potenziale nascosto. La revisione a medio termine della Strategia di Lisbona ha rappresentato un punto di partenza da cui rinnovare la sfida. L’Europa ha molti motivi per essere orgogliosa: la pace, il benessere, il riconoscimento delle diversità. Oggi siamo la più grande economia mondiale insieme agli USA, siamo una delle maggiori aree di libero scambio, siamo una delle economie più capaci di attrarre gli investimenti stranieri; molti Stati premono per aderire all’Unione, molte persone vogliono lavorare da noi e molte altre vogliono visitare i Paesi europei. Cinque anni fa l’UE ha lanciato un’agenda di riforme estremamente ambiziosa e impegnativa. Ritengo che non sia condivisibile la critica mossa all’UE secondo la quale in questi anni non sono stati fatti passi avanti. Innanzitutto è stato rafforzato il mercato comune attraverso interventi in alcuni settori chiave: sono state liberalizzate le telecomunicazioni e l’energia, é in via di completamento il Cielo Unico Europeo, ed ha avuto nuovo impulso, dal rinnovato impegno della BEI, la creazione delle reti transeuropee dei trasporti. In secondo luogo nella maggior parte degli Stati membri sono in corso riforme significative, dalla riduzione dei livelli di tassazione del reddito allo sviluppo di politiche attive per il mercato del lavoro, dalla riforma dei sistemi pensionistici agli investimenti per la tutela dell’infanzia. Infine l’introduzione dell’euro e l’allargamento hanno aperto nuovi mercati, diffuso benessere e offerto nuove opportunità di investimento. Allo stesso tempo siamo consapevoli del fatto che nonostante siano stati fatti molti progressi, rimane ancora molto da fare, infatti il gap con i nostri principali concorrenti oltre oceano si sta ampliando e la forza delle economie dei colossi asiatici si fa sempre più minaccia per il mercato europeo. Le riforme sia a livello nazionale che a livello comunitario stentano a concretizzarsi, è necessario un maggiore impegno specialmente in ambiti cruciali come i brevetti o il mercato unico dei servizi. Inoltre alcuni Stati membri sono rimasti indietro nell’approvazione di riforme su cui già si è raggiunto un accordo a livello europeo, così ancora oggi i cittadini stentano nel riconoscere gli effetti della strategia di Lisbona nella vita di tutti i giorni.
I bisogni urgenti per il rilancio
Le problematiche legate alla concorrenza globale e all’invecchiamento della popolazione sono più intense oggi che cinque anni fa quando lanciammo la Strategia di Lisbona. Oggi l’Europa ha una crescita media del 2%, rispetto al 3% di 25 anni fa. Nello stesso periodo gli Stati Uniti hanno portato il proprio livello di crescita al 3,5% mentre continua la crescita spaventosa di nuove economie come India e Cina. La globalizzazione è un processo cruciale e inevitabile che nessun governo può in alcun modo controllare, infatti lo sviluppo delle sinergie a livello globale è in larga misura dovuto al progresso tecnologico che fortunatamente non può essere nè rallentato nè fermato dai singoli governi nazionali. Negli ultimi cinque anni il processo di globalizzazione ha provocato un incremento della concorrenza a livello globale: da un lato è cresciuta la competitività settoriale dei Paesi emergenti (la Cina nel settore industriale e l’India in quello dei servizi), dall’altro i sistemi economici di Giappone e Stati Uniti si stanno rinnovando più velocemente di quello europeo. L’invecchiamento della popolazione produrrà ricadute notevoli sul sistema economico: già oggi la spesa sanitaria, il mercato del lavoro e il sistema pensionistico ne stanno subendo le conseguenze; l’effetto più immediato di tale evoluzione riguarda la riduzione della popolazione in età lavorativa. In particolare, secondo alcune stime, in Italia il numero di persone in età lavorativa, che nel 1990 si aggirava intorno ai 52 milioni, sarà nel 2040 di appena 35 milioni. Cambiamenti di queste proporzioni mettono in pericolo la nostra crescita futura e la capacità dell’Unione di mantenere alti i livelli occupazionali nel lungo periodo. La causa principale della crescita limitata dell’economia europea è da ricercarsi nei differenziali che si riscontrano tra i livelli di crescita della produttività dell’Unione e quelli dei nostri principali concorrenti, dovuti alla mancanza di investimenti adeguati. Circa la metà del gap è dovuto alla lenta applicazione delle nuove tecnologie all’economia nel vecchio continente. Un’attenzione particolare merita il tema dell’allargamento che richiede nuovi sforzi per vincere le sfide legate alla nuova politica di coesione predisposta per ridurre i divari regionali. Per vincere queste sfide abbiamo bisogno di intraprendere urgentemente azioni efficaci per recuperare il tempo perduto; solo lavorando insieme sullo stesso fronte riusciremo a valorizzare tutto il potenziale nascosto dell’economia dell’Unione.
La revisione della strategia di Lisbona deve garantire crescita e occupazione.
La stabilità della politica macro-economica, che ha mantenuto bassi i livelli di inflazione e i tassi di interesse, deve essere affiancata da azioni che modernizzino la nostra economia per assicurare uno sviluppo armonioso e sostenibile del modello economico e sociale europeo. La Strategia di Lisbona deve fornire risposte adeguate per vincere queste sfide. L’Unione possiede tutte le prerogative per affrontare con successo le grandi sfide Europee; non deve nè tentare di riprodurre il modello americano, nè intraprendere un processo di deregolamentazione per competere con India e Cina. Le forti tensioni concorrenziali che stanno attraversando il pianeta dovrebbero portarci ad individuare un modello sociale adeguato, capace di confrontarsi con le economie più competitive del mondo. La Strategia di Lisbona sottolinea la necessità di garantire crescita e occupazione in un contesto fortemente competitivo, poiché solo attraverso il perseguimento di questi obiettivi l’Europa sarà in grado di affermarsi come leader mondiale. La strategia di Lisbona offre soluzioni intelligenti e innovative funzionali alla crescita e alla creazione di nuovi posti di lavoro. La creazione di sinergie (per esempio tra ricerca e educazione, o tra politiche ambientali e l’innovazione industriale) e il ruolo chiave assegnato alla conoscenza rappresentano le leve principali necessarie allo sviluppo dell’Unione. Non a caso Paesi come Cina, Brasile e Russia hanno adottato delle politiche di sviluppo che riprendono in molti punti la Strategia di Lisbona. La Commissione Europea, tenendo conto delle critiche che le sono state mosse in passato e seguendo l’approccio utilizzato nel documento di Novembre 2004 dal gruppo di alto livello guidato dal Primo Ministro olandese Wim Kok, ha riformulato le linee della Strategia di Lisbona definendo prioritari gli obiettivi di crescita e occupazione. Molte critiche sono state mosse al metodo di Lisbona a causa del ritardo nel raggiungimento degli obiettivi: è stata rilevata una mancanza di impegno dei governi nazionali nel supporto delle politiche delineate; l’agenda Lisbona è troppo complicata; ci sono troppi obiettivi; non è chiara la direzione verso cui stiamo andando; c’è troppa enfasi intorno a Bruxelles e forse c’è anche una mancanza di coordinamanto tra gli Stati Membri nel raggiungere gli obiettivi. Comunque effettuare una valutazione realistica non significa essere pessimisti, ma tutto il contrario! L’Europa ha sempre dato prova della sua capacità di rimboccarsi le maniche e di lavorare per un futuro migliore (1992, l’Euro, la Costituzione). La revisione della Strategia di Lisbona ne ripropone i temi principali, poiché questi obiettivi rivestono un ruolo di vitale importanza nel garantire risposte efficaci alle sfide che l’Europa deve affrontare. La revisione della Strategia di Lisbona propone un’azione specifica fortemente indirizzata a garantire occupazione e crescita:
• creando un area in grado di attrarre investimenti esteri
• ponendo la conoscenza e l’innovazione al centro della crescita europea
• introducendo politiche che permettano all’Unione di disporre di nuovi e migliori posti di lavoro
Un’area dove investire e lavorare
Oggi chi vuole intraprendere un’attività imprenditoriale ha troppi ostacoli da superare, l’Europa non può prescindere dalla necessità di diventare un territorio capace di attrarre imprese di ogni dimensione. Questo approccio riconosce da un lato il valore dell’industria di base dell’Unione, dall’altro l’importanza delle piccole e medie imprese, spina dorsale dell’economia dell’Unione, che rappresentano il 99% del totale delle attività imprenditoriali e occupano i due terzi dei lavoratori europei. Dobbiamo continuare ad insistere nell’intraprendere azioni che favoriscano il completamento del mercato interno, in particolare nell’area dei servizi e dei mercati finanziari. I responsabili di tale ritardo, gli Stati Membri, devono applicare tempestivamente gli accordi raggiunti in seno al Consiglio e al Parlamento, evitando di rallentare il processo di riforma nei settori chiave. Dobbiamo inoltre attivare meccanismi che assicurino un ambiente competitivo e trasparente, attraverso l’utilizzo di regolamentazioni adeguate sia a livello nazionale che a livello comunitario. Nel mese di marzo la commissione ha attivato una nuova iniziativa per migliorare la regolamentazione e uno degli elementi più innovativi riguarda l’utilizzo di esperti esterni nel valutare l’impatto di politiche specifiche. Infine il mercato interno europeo deve essere integrato con i mercati esteri aperti e competitivi, le imprese europee, infatti, possono trarre vantaggi notevoli dalla partecipazione alla competizione globale. L’integrazione richiede il supporto delle istituzioni, la Commissione deve proseguire la sua attività nel costruire relazioni negoziali bilaterali stabili; in questo ambito, particolare importanza riveste l’accordo sulla regolamentazione del commercio mondiale scaturito dal tavolo negoziale del WTO (Doha Development Round).
Conoscenza e innovazione
L’Europa è la casa di alcuni tra i migliori cervelli e delle più innovative società del mondo. Basta che i cittadini europei guardino all’Airbus e alla diffusione dei telefoni cellulari per rendersene conto quotidianamente. Gli europei possono essere orgogliosi delle loro industrie e dei vari milioni di PMI che fanno da traino all’economia; ciò nonostante le piccole imprese hanno bisogno di opportunità di crescita. Gli Stati Membri devono cercare di aumentare il loro supporto alle scuole europee e alle università. La revisione della Strategia di Lisbona deve rafforzare la “conoscenza” nell’Unione che è la base della spinta futura per la crescita: Gli Stati Membri devono destinare alla ricerca almeno il 3% del budget comunitario. Gli Stati Membri e gli attori locali e regionali devono individuare nuove vie per sostenere innovazione e ricerca, in particolare per le PMI, ad esempio attraverso la creazione di “poli di innovazione” dove scienziati ed economisti lavorino insieme. Il sistema universitario europeo dovrebbe rappresentare un polo di eccellenza mondiale, attualmente necessita di una gestione più efficiente all’interno di un Area Europea dell’Educazione. La revisione della Strategia di Lisbona propone tra l’altro la messa a punto di un polo di eccellenza, l’Istituto Europeo della Tecnologia, in grado di sviluppare idee innovative e attrarre “cervelli” da tutto il mondo. L’Unione deve necessariamente cogliere tutte le opportunità offerte dalla scienza e dalla tecnologia nel campo delle biotecnologie e dell’informazione per promuovere innovazioni ecologicamente sostenibili; le tecnologie di nuova generazione possono aiutare la società ad affrontare sfide come i cambiamenti climatici o la ricerca di fonti energetiche alternative.
Migliori e maggiori posti di lavoro
Per sostenere la crescita bisogna mantenere un alto livello occupazionale, l’occupazione inoltre rappresenta un fattore cruciale nello sviluppo della coesione dell’Unione. Il lavoro è l’arma più efficace contro la povertà, quindi la revisione della Strategia di Lisbona dovrà permettere la creazione di condizioni tali da favorire il raggiungimento di un alto livello occupazionale che diffonda benessere e riduca il rischio di esclusione sociale. La revisione della Strategia di Lisbona sottolinea l’importanza della necessità di adottare, a livello nazionale, riforme che modernizzino il mondo del lavoro e le politiche sociali. Tali riforme rappresentano anche il primo passo per vincere le sfide legate ai cambiamenti demografici, non a caso la Commissione è in procinto di avviare un ampio dibattito sulle conseguenze dell’invecchiamento della popolazione con un libro verde. Allo stesso modo, nel gennaio 2005, è stato lanciato un libro verde sulla migrazione che permetterà all’Unione di sviluppare nel lungo periodo politiche funzionali alla riduzione delle differenze presenti nel mercato del lavoro. Sostenere l’occupazione significa da un lato mettere a disposizione delle persone le competenze di cui hanno bisogno per adattarsi al cambiamento, dall’altro favorire l’adozione di regimi fiscali e di sistemi d’incentivazione nazionali in grado di favorire l’ingresso e la permanenza delle persone nel mercato del lavoro. È importante ricordare che la responsabilità primaria del cambiamento in questo settore è chiaramente dei singoli Governi nazionali e delle parti sociali. Tradizionalmente il dialogo sociale nell’Unione è stato un importante fattore per il progresso sociale ed economico. Le parti sociali rivestono così un ruolo di particolare importanza sia a livello, nazionale che a livello europeo, nello sviluppare la strategia di Lisbona in questo campo ossia per garantire una crescita duratura e occupazioni di qualità. La chiave del successo della seconda fase della Strategia di Lisbona, dipenderà dalla capacità della gente di percepire l’urgenza delle riforme e dalla presentazione di un approccio più specifico. Il successo della strategia inoltre sarà legato alla capacità di assicurare una costruzione comune condivisa a livello nazionale regionale e locale. La Commissione, naturalmente, svolgerà il ruolo di guida e di intermediario contribuendo allo sviluppo delle politiche strategiche sia a livello nazionale che a livello comunitario. Comunque la revisione della Strategia di Lisbona prevede di semplificare le modalità di governance per rendere chiaro chi è responsabile e per che cosa e per facilitare l’attività del Consiglio, dei Governi, e del Parlamento europeo nel fornire soluzioni ai bisogni più immediati. Per aiutare la creazione di una costruzione comune la Commissione propone:
• Un approccio integrato alle politiche occupazionali e macroeconimiche, e una gestione integrata degli obiettivi di Lisbona;
• Definire meglio il ruolo del Consiglio, del Parlamento e della Commissione;
• Il programma d’azione comunitario che individua le azioni da intraprendere deve essere complementare ai programmi d’azione nazionali; questi ultimi dovrebbero essere sviluppati dagli Stati Membri solo dopo un’ampia consultazione con la società civile ed i Parlamenti;
• I singoli Stati Membri dovranno identificare una “Mr. o Ms. Lisbona” a livello nazionale capaci di coordinare il processo;
• Semplificare la programmazione in modo tale da avere un programma a livello comunitario e uno a livello nazionale.
Infine, è necessario andare oltre i Governi; abbiamo bisogno di avvicinare le parti sociali, le altre istituzioni, i Parlamenti Nazionali e i cittadini. Il loro supporto è fondamentale per assicurare il raggiungimento degli obbiettivi di crescita, occupazionali e di riforma. Bisogna sviluppare la comunicazione sui problemi legati alla Strategia di Lisbona e sulla loro incidenza. In questo modo la responsabilità sarà condivisa da tutta l’Unione Europea e dalle istituzioni nazionali. Fare della Strategia di Lisbona un successo è cruciale non solo per il futuro dell’Unione, ma anche per la nostra credibilità.