“Marco, sono certo che se aiutiamo la Cina a crescere economicamente, presto potrà diventare un Paese migliore”. Sono queste le parole con cui Richard, un cinese con passaporto americano, nella primavera del 2000 mi invitava ad andare con lui a Shanghai per fondare quella che sarebbe diventata la più importante realtà industriale cinese nel settore dei semiconduttori. Cosa volesse dire “un Paese migliore” non lo sapevamo, ma l’idea che il lavoro potesse essere associato a un bene comune, dava un respiro incredibile a quello che avremmo fatto e senza il quale certamente non avremmo potuto attraversare la miriade di difficoltà che comportava far nascere da zero una realtà industriale di 10,000 persone, di cui almeno il 60% laureati e con un fatturato di circa 2 miliardi di dollari.
Quando atterrai la prima volta a PuDong, allora nuovissimo aeroporto internazionale di Shanghai, ai lati della avenue, già allora di quattro corsie, che mi avrebbe portato agli uffici assegnatici dal governo locale, vidi tre o quattro uomini che tagliavano l’erba a mano con una forbice. Ovviamente non potevo capacitarmi di quello che stavo vedendo, ma decisi subito che avrei dato del tempo a questa realtà per spiegarsi. Ricordo che da allora ho incominciato a muovermi in questa assolutamente nuova realtà con gli occhi spalancati di un bambino assetato di conoscere.
Questo sguardo doveva essere contagioso se da subito Marcello, Paolo, Lucia e poi Massimo, Omar, Umberto, Alessandro, Fabio con le loro famiglie e Adele decisero di unirsi a questa avventura. Dopo qualche mese dall’inizio del progetto decidemmo di andare a fare una gita sulle “montagne gialle”. Affittammo un bus e per dieci ore attraversammo la campagna cinese. A una sosta mi accorsi che al piano terreno le case non avevano il pavimento di cotto o di ceramica, ma era semplicemente di terra battuta. Allora capii che per la gente della campagna pulire il pavimento voleva dire togliere le foglie secche e sorrisi pensando ai 50 addetti alla pulizia che avevamo assunto e che facevano il giro del cantiere con la scopa di saggina, alzando una grande nuvola di polvere e così credendo di mantenere pulito il cantiere. A volte noi pensiamo che le parole debbano avere un particolare significato e non ci rendiamo conto che il significato è dato dall’esperienza che abbiamo vissuto.
Ricordo ancora con commozione lo sguardo con cui i primi giovani laureati durante le interviste ci guardavano parlare del progetto e del futuro dell’azienda. Venivano da tutte le parti della Cina e avevano studiato nelle migliori università cinesi. Per loro il fatto che avrebbero potuto lavorare in una fabbrica di semiconduttori era già un sogno e noi stavamo selezionando quelli che sarebbero diventati i futuri leader dell’azienda. Oggi, dopo meno di vent’anni, sono diventati Vicepresidenti, Direttori, alcuni di loro si sono licenziati e hanno fatto partire altre aziende. Quando, durante le interviste, chiedevo loro cosa desiderassero di più per sé, la maggior parte mi rispondeva “viaggiare all’estero”. Con questa espressione esprimevano il desiderio di espandere la loro conoscenza, di vedere cose nuove che allora potevano arrivare a loro solo da qualche vecchio film americano. Oggigiorno non c’è forse più molta differenza tra un giovane di vent’anni di Shanghai o di Milano o di New York o di Tokyo, internet ci ha un po’ resi tutti uguali e forse stiamo un po’ perdendo questo sguardo.
Nell’autunno del 2009, il Board of Director (Consiglio di Amministrazione) ha deciso di cambiare i vertici aziendali e sia Richard che io abbiamo dato le dimissioni. Ricordando la ragione ideale che mi aveva spinto a iniziare questa avventura, fu da subito “facile” accettare questa decisione anche se apparentemente aveva il sapore di una sconfitta.
Dopo una parentesi di due anni nel sud della Cina, mi sono trasferito nella Bay Area, in California, dove ho lavorato fino ad aprile in una multinazionale americana leader nel settore dei macchinari per la produzione di semiconduttori. Precedentemente mi ero occupato di tecnologia, ingegneria e operation, qui in America mi è stata data la possibilità di guidare un team di circa una quarantina di Executives e Manager per creare e portare sul mercato prodotti avanzati nel settore dei servizi basati su Big Data Analysis e Machine Learning.
Gli Stati Uniti e la Cina sono oggi le due economie più forti al mondo e molto lo devono al modo con cui concepiscono il lavoro. In entrambe le realtà, manager è sinonimo di accountability, ovvero di capacità di “portare a casa il risultato”, di “fare quello che si dice”, ma questo non basta. Entrambe le economie sono proiettate sul futuro, sulla “vision”, sulla capacità di architettare questo futuro e oggi il ruolo del manager è stato sostituito da quello del leader. Forse c’è un solo segreto per diventare un leader ed è proprio quello di imparare a guardare la realtà ricordando che essa è sempre più grande di te.
Manager e/o leader. Il mestiere di dirigere gli altri
di Marco Mora / Founder di SMIC
Nello stesso numero
-
Editoriale. Il lavoro, un incontro
di Massimo Ferlini
-
MeshArea: vivere il lavoro
di Giorgio Vittadini
-
I giovani e un paradosso
di Francesco Seghezzi
-
Persona e innovazione: una esperienza
di Luis Rubalcaba
-
Il lavoro che cambia può cambiare il futuro
di Massimo Ferlini
-
Il mercato ha nuove regole, ora creiamo occupazione
di Annamaria Furlan
-
Cinque sfide per il mercato del lavoro di oggi e di domani
di Alessandro Ramazza
-
Solo così si salverà il lavoro
di Sergio Luciano
-
Nelle politiche attive la chiave per la ripresa
di Marco Ceresa
-
Tecnologie per l'uomo e per la sostenibilità nell'Industria 4.0
di Angelo Colombini
-
Comunicazione strategica e soft skills neuroscientifiche
di Luca Brambilla
-
Nessuno può stare tranquillo se un amico non ha lavoro
di Alberto Sportoletti
-
Il cambiamento è a portata di mano
di Maximo Ibarra
-
L'arma vincente delle competenze flessibili
di Alberto Busnelli
-
Quando l'IA è una alleata: il caso Jobiri
di Claudio Sponchioni
-
Lavoro: non un costo da tagliare ma un percorso di conoscenza
di Giorgio Squinzi
-
Quali policy per l'occupazione al Sud
di Francesco Borgomeo
-
Mondo del lavoro e università: un cambio d'epoca
di Mario Gatti
-
Azienda e giovani a confronto: un arricchimento reciproco
di Manuela Kron
-
Problematiche ed evoluzione dell'Alternanza
di Federico Picchetto
-
Orienta Marche, innovazione dentro la tradizione
di Loretta Bravi
-
Studiare per lavorare (nel XXI secolo)
di Antonella Sciarrone
-
Offerta formativa e orientamento
di Pierluigi Bartolomei
-
La materia oscura. La comunicazione fra hard e soft skills
di Mariagrazia Fanchi
-
Realtà aumentata. Il futuro che ci aspetta
di Donato De Ieso
-
Seminare occupazione nella Nuova Agricoltura
di Lorenzo Morelli
-
Come cambia il mestiere dell’ufficio stampa?
di Jessica Malfatto
-
Formazione 4.0: la fase due di una strategia-Paese
di Massimo Carboniero
-
Il lavoro del giornalista e la sfida digitale
di Antonio Quaglio