Offerta formativa
Il Centro ELIS rappresenta un complesso di servizi educativi finalizzati a formare la persona dal punto di vista professionale ed educativo. È un acronimo che significa Educazione Lavoro Istruzione Sport. Educare i giovani al lavoro attraverso l’istruzione e lo sport.
Il Centro ELIS fu inaugurato ufficialmente il 21 novembre del 1965 con la visita ufficiale di Paolo VI che benedisse questa opera educativa realizzata dall’Opus Dei, ente morale e religioso fondato da Josè Maria Escrivà che ha tra i suoi capisaldi carismatici un’attenzione particolare alla spiritualità del lavoro. Sul piano civile, il Centro ELIS è una realtà riconosciuta su territorio nazionale dallo Stato italiano con il Dpr n.738 del 26 maggio 1965 che ne ha approvato lo Statuto. Proprio all’interno del primo articolo dello Statuto si può rintracciare l’azione educativa e sociale dell’Ente: “È costituita in Roma l’‘Associazione Centro ELIS’ (Educazione, Lavoro, Istruzione, Sport).”
La sua attività è intesa a promuovere, gestire e incoraggiare iniziative educative e ricreative che concorrono all’elevazione culturale, alla preparazione professionale dei giovani, all’aggiornamento, qualificazione e riqualificazione dei lavoratori, nonché al miglioramento della loro formazione professionale, spirituale e sociale.
L’Associazione realizza le attività statuarie, che non hanno alcun fine di lucro, sia nell’ambito nazionale sia in quello internazionale, con particolare riguardo alla Cooperazione allo sviluppo.
La zona dove sorse l’ente formativo nel 1964 era un quartiere di Roma con pochi caseggiati, situato tra la zona di Tiburtino e Collatino. Già all’epoca si sapeva che il quartiere, l’attuale Casal Bruciato, avrebbe avuto un’intensa urbanizzazione e un aumento di popolazione, motivo per cui le persone che fondarono l’ente si erano assunte l’onere della costruzione e della successiva gestione del Centro, adottarono un metodo di lavoro realistico: analizzarono le esigenze concrete del luogo e del momento, senza però dimenticare che avevano a che fare con una realtà in continua evoluzione; il perdurante fenomeno di immigrazione e la dimensione internazionale di Roma aprivano delle prospettive di cui occorreva tener conto.
Dal 1975, il Centro ELIS ha lavorato maggiormente sugli aspetti riguardanti la formazione professionale, così da far fronte ai continui cambi di scenari occupazionali e dar vita a figure professionali specializzate. L’ELIS, come istituzione, oltre a tenere in considerazione l’aspetto formativo-lavorativo, ha sempre valorizzato, nel suo operare, la promozione della persona. In tal senso l’associazione si è sempre definita sotto l’aspetto “aziendale”, quindi collegata alle realtà lavorative e sotto l’aspetto “educativo” in quanto basata su un orientamento sia personale e che professionale.
Sempre a partire dagli anni Settanta, il Centro ELIS ha investito molto anche in termini di infrastrutture, con un ampliamento edilizio, la modernizzazione strumentale e l’apertura dei propri servizi a tutto il territorio regionale. Questo continuo arricchimento di risorse, fece del Centro ELIS una struttura rinominata sul territorio regionale in termini di orientamento e formazione professionale.
Nel 1985 è stata fondata la cooperativa Cedel, per far fronte ai limiti commerciali di carattere giuridico e statuario dell’Associazione Centro ELIS. In particolare, visti alcuni limiti di bilancio e di gestione contabile, nonché le relazioni commerciali con fornitori e utenti, si decise che una struttura societaria cooperativistica era necessaria anche per sostenere le finalità morali dell’associazione no profit. In particolare, la cooperativa Cedel ebbe inizialmente come “principale settore di intervento la formazione professionale di primo livello, destinata a giovani che hanno appena assolto l’obbligo scolastico”. Nel 1998 verrà anche istituzionalizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione il canale formativo per diplomati come percorso IFTS (Istruzione e Formazione Tecnico Superiore).
A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta si formò una terza entità: il Consorzio ELIS. Il tutto nacque a seguito della visita di Biagio Agnes (all’epoca presidente della Rai) e di Ernesto Pascale, Amministratore delegato STET. In quell’occasione, dietro consiglio di questi due amici del Centro ELIS, si pensò a una forma di collaborazione non solo progettuale, ma anche definita sul piano giuridico, con tutte quelle realtà che erano in partenariato con ELIS.
Così le maggiori aziende che collaboravano con il Centro ELIS, ossia la Comerit, la Vagon Lights e la Digital Equipment decisero di aderire a questo consorzio e tale percorso si concluse nel 1992 con la redazione di uno Statuto e nel 1993 con la fondazione ufficiale. A oggi sono oltre 50 le aziende presenti nel consorzio, alcune di rilevanza nazionale, altre di rilevanza internazionale.
Nel 2015 il centro ELIS ha festeggiato il cinquantenario, durante il quale ha messo in risalto le diverse realtà che partecipano a un ente formativo che ormai si sta specializzando oltre che nei Corsi di formazione e aggiornamento professionale, anche in master nazionali e internazionali, come anche nella formazione di manager in stretto contatto con alcune delle migliori realtà imprenditoriali che esercitano la loro attività in Italia. Sempre collegate al mondo dell’occupabilità, sono sorte anche numerose ricerche su territorio locale e nazionale in riferimento ai bisogni formativi e del mercato del lavoro. Parallelamente a questa inclinazione educativa al mondo del lavoro, restano ancora attive le realtà delle Scuole Sportive ELIS, il College per studenti universitari, il Centro culturale, un’Associazione di volontariato e una ONG che promuove programmi di formazione per Paesi in via di sviluppo.
Gli attuali principi operativi della mission di ELIS, e quindi anche delle linee di azione del Centro di Formazione Professionale, si possono sintetizzare nelle parole “unità”, “semplicità” e “sostenibilità”.
Per unità si intende uno spirito di azione collettivo basato sull’unità di intenti. Un agire senza invidia, senza pensare che l’altro, che opera in un altro settore, stia meglio per condizioni ambientali e trattamenti economici rispetto all’area di intervento dove agisce la propria persona. È necessario riconoscere come unica la mission di ELIS e accettare che il proprio raggio di azione sia una parte dell’azione di ELIS e non ne rappresenti la globalità. In una certa misura, urge ricordare che ELIS sorge come “opera corporativa” e che questo è l’unico denominatore comune delle divere realtà interne. Confondere il proprio settore con una sorta di esclusività di rappresentanza, è come invertire il numeratore con il denominatore, dando quindi un risultato sbagliato all’opera (zione) educativa.
Semplicità: ognuno di noi è “una vite di un ingranaggio”, piccola e semplice, ma se si blocca, c’è il rischio che tutto il sistema ne risenta. In questo consiste la semplicità dell’agire, ossia nel riconoscersi una parte significativa del tutto che trova la sua realizzazione umana e professionale nell’agire del corpus. La semplicità deve essere manifesta soprattutto nella relazioni interpersonali, le quali dovranno essere il lubrificante che agevola il lavoro di tutti. Nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità di ciascuno, sarà compito di tutti promuovere un clima lavorativo favorevole alla crescita di ciascun dipendente o collaboratore.
Da qui il rimando al concetto unità sopradetto, ma anche un aggancio al terzo pilastro della mission ELIS: la sostenibilità, che viene intesa sia in senso “ecologico” che “economico”. Per quanto concerne la prima interpretazione, la sostenibilità è sinonimo di benessere professionale. Per quanto la scuola professionale sia un luogo di lavoro certamente difficile per la tipologia di utenza, è anche vero che se si lavora tutti secondo il principio di unità e nella semplicità dei modi, questo spirito collegiale può rendere la scuola un luogo di sfide, soprattutto educative, e non un terreno fertile di discordie e fraintendimenti. L’aderenza o meno della propria persona alla professione di docente/formatore è poi questione di coscienza individuale.
Ma la sostenibilità è anche “economica”. Richiamando la prima idea di unità, deve essere chiaro che l’attività educativa della scuola professionale ha il dovere economico di sostenere tutte le proprie spese e contribuire alla realizzazione dell’intera mission ELIS. Pertanto vi saranno persone preposte, interne ed esterne alla scuola, che hanno il compito di gestire, rendicontare e trovare nuovi finanziamenti per la realizzazione delle diverse opere educative e formative del Centro di Formazione Professionale. Il tutto salvaguardando sempre i diritti e i doveri dei lavoratori, nonché la promozione di un ambiente sano e professionale.
Il Centro di Formazione Professionale ELIS
I percorsi di IeFP possono essere svolti in un Centro di Formazione Professionale, quindi un ente pubblico o privato (accreditato per questo tipo di formazione), o all’interno degli istituti superiori statali in un regime di sussidiarietà.
Le caratteristiche di un centro di formazione professionale per l’IeFP possono essere così espresse:
– il riferimento a opere espresse dalla realtà sociale, dotate di una tradizione tale da collocarle in modo stabile nel contesto locale oltre che nazionale;
– la presenza di un’ispirazione educativa che ne connota l’azione attraverso lo stile della comunità educante, della valorizzazione dei talenti e potenzialità dei destinatari e del coinvolgimento dei soggetti del territorio;
– la valorizzazione della cultura del lavoro “vitale”, presente nel contesto come situazione di apprendimento entro cui svolgere percorsi di valore educativo, culturale e professionale;
– la metodologia attiva tesa a sollecitare il coinvolgimento dei destinatari attraverso compiti reali, così da sollecitare l’apprendimento per soluzione dei problemi e per scoperta.
Il particolare il Centro ELIS dona la visione sociale e culturale sopra esposta e può porre una dimensione etica ancorata alla vita dei partecipanti del Cfp. Questo luogo è stato forgiato così “bello”, perché i ragazzi si sentano accolti, apprezzati, stimati. Qual è allora il più bel messaggio educativo che possiamo offrire ai nostri giovani? In un momento di grave crisi come l’attuale, in cui sembra che il nichilismo e lo scetticismo prendano il sopravvento, un luogo come questo è la prova concreta, incarnata, che una speranza c’è.
L’idea dei Centri di Formazione Professionale come luoghi dove inviare gli studenti che non hanno attitudini allo studio, deve lasciare il posto a un’idea di scuola professionale dove i ragazzi cercano una realizzazione personale, sia dopo aver avuto degli insuccessi scolastici, sia se non li hanno avuti. La specificità di un CFP è nella proposta di un modello educativo “che sollecita i giovani all’uso di intelligenze e stili alternativi per ottenere le competenze richieste”. Con l’ordinaria ed estesa messa in atto dell’Alternanza Scuola Lavoro, i CFP hanno di fatto dato vita a un modello di istruzione e formazione circolare fra teoria e pratica, rompendo quel parallelismo scuola-lavoro che non trovava punti di incontro nei percorsi scolastici.
È cambiato il paradigma pedagogico dell’apprendimento oppure è cambiato il setting pedagogico. La nuova didattica professionale ha avuto successo in ciò che per secoli la scuola italiana non è riuscita a fare, ossia unire in un modello educativo le conoscenze alla realtà, nella convinzione ormai diffusa “che le conoscenze non possano essere ricondotte unicamente a materie, discipline o aree culturali.”
È proprio partendo “dall’assunzione, sul piano epistemologico, cognitivo e formativo, della cultura tecnico professionale nella sua pari dignità rispetto alla cultura umanistica e nella valorizzazione della dimensione pratica e della valenza educativa del lavoro” che si può affermare che il percorso professionale sviluppa maggiori livelli responsabilità e autonomia tramite una nuova didattica per competenze incline a una forma mentis maggiormente operativa e tecnica.
Alcune tecniche innovative di Orientamento
Il salotto delle esperienze “la Customer Experience”
Realizzare la propria tesi universitaria senza farsela dare dal relatore ma direttamente dall’azienda commitment. Il metodo innovativo consiste nell’affiancare a un team di giovani un referente aziendale che segue gli sviluppi del lavoro su una commessa aziendale reale, valutando i risultati intermedi e quelli finali prodotti dal gruppo dei tesisti universitari.
Identificato il tema di progetto, i team leader dello staff affiancano le aziende nella definizione dei deliverable e nello sviluppo di un macro piano di lavoro che andranno a caratterizzare il project work degli allievi.
Il progetto rappresenta la parte sperimentale della tesi di laurea dei partecipanti al programma.
Lo sviluppo di un progetto vede il coinvolgimento degli allievi nelle fasi di raccolta requisiti del cliente, definizione di contesto e obiettivi, stesura del piano delle attività, realizzazione dei deliverable concordati.
Il valore aggiunto è racchiuso nell’esperienza professionale maturata, ovvero in quelle competenze che gli permetteranno di affrontare con successo l’iter di selezione delle maggiori realtà aziendali.
Un processo in action learning che facilita il lavoro in gruppo nell’affrontare sfide reali e allo stesso tempo permette di imparare dall’esperienza attraverso la riflessione e l’azione.
È dunque un processo di apprendimento in cui si osservano le proprie azioni e si analizzano le proprie esperienze, al fine di comprendere i propri punti forza e le proprie aree di miglioramento e accrescere le proprie performance lavorative.
“Se fai quello che hai sempre fatto otterrai quello che hai sempre ottenuto”
L’apprendimento di ogni partecipante avviene, quindi, grazie a un ciclo che li vede vivere una reale esperienza di consulenza, mettendosi in gioco giorno dopo giorno e migliorandosi attraverso un confronto continuo.
Ogni gruppo di lavoro può essere composto da 3 allievi che collaborano allo sviluppo di uno stesso progetto. La formula ideale vede come membri di uno stesso gruppo studenti con competenze eterogenee: tecniche, organizzative, economiche. In questo modo gli allievi possono affrontare lo stesso problema da prospettive differenti, crescere attraverso il confronto e comprendere i diversi ruoli e le varie competenze che si rendono necessarie per l’efficace sviluppo di un progetto.
A ogni gruppo di lavoro è assegnato un Team Leader che supporta e abilita gli allievi a comprendere il contest, gli obiettivi di progetto, aiuta il team nel definire il piano delle attività utili a sviluppare i risultati di progetto, gestisce le relazioni con l’azienda e, qualora l’allievo ne abbia piacere, affianca lo studente nelle relazioni con l’università.
Il Team Leader ricopre anche il ruolo di coach nei confronti dei ragazzi del proprio team di lavoro. Il coaching è una metodologia di formazione one-to-one che aiuta a sviluppare nuove competenze e a ottenere una maggiore efficacia dalle proprie azioni. Come nello sport, il coach è colui che ci aiuta a capire cosa ci riesce naturale e in cosa migliorare; è colui che ci aiuta a indirizzare i nostri sforzi verso le opportune aree di sviluppo.
Il merito come opportunità di crescita per i giovani - The Future Leaders
Coloro che hanno ottenuto buoni risultati scolastici, la futura classe dirigente, i lead user del domani. L’obiettivo è quello di convincere i politici, gli opinion leaders e la gente comune che si deve puntare al merito piuttosto che al parentato o all’amicizia col “padrino”.
Va da sé che devono esserci criteri condivisi di misurazione del merito. Il programma ha l’obiettivo di fornire ai partecipanti dei role models etici di riferimento (le persone e le aziende si guidano con l’esempio), mediante il confronto con selezionati manager aziendali, consentendo ai partecipanti di anticipare l’acquisizione di comportamenti organizzativi finalizzati all’eccellenza nel lavoro.
Sarebbe interessante porre i ragazzi di fronte a problemi che li spingano a creare legami e connessioni tra le diverse conoscenze che hanno appreso nel percorso universitario, facilitandoli nel creare un knowledge più ampio delle singole specializzazioni universitarie e scolastiche in generale; permettendo ai giovani talenti di sperimentare da subito il contesto lavorativo, che richiede una flessibilità di pensiero, per sviluppare l’attitudine a lavorare in gruppo e la responsabilità nel proporre idee e soluzioni.
Va riproposta una logica meritocratica che spinga le nuove generazioni a una crescita professionale basata sul talento, sulla volontà e sull’impegno.
Durante l’orientamento top executives discutono hot issues con gli studenti, presentando la storia delle loro aziende, le proprie personali storie di successo, coinvolgendo gli studenti nella discussione.
Si condividono real cases con l’obiettivo di raccogliere dagli studenti soluzioni innovative rispetto al caso di interesse.
Seguono tre/cinque giorni di shadowing con un executive per scoprire come si comportano i leaders sul campo dando la possibilità di seguirli con una esterna. Alla fine di ogni giorno un de-briefing e una lessons learnt.
Si può prevedere come continuità anche una fase successiva di mentorig da parte dei top manager che seguono in adozione ciascun ragazzo “in affidamento diretto” (tre – sei mesi) per esempio attraverso Skype, considerati i tanti impegni dei manager, prevedendo anche qualche breve e raro incontro di persona presso l’azienda.
Il cammino del successo attraverso il teatro d’impresa
Un vero e proprio copione teatrale da realizzare nei teatri in tutta Italia. Terenzio, Lea e Sebastiano, tre giovani amici, hanno appena raggiunto il traguardo. Un traguardo che, come loro, tanti altri giovani perseguono. Dopo anni di duro lavoro hanno finalmente conseguito il loro diploma. E adesso? Continuare con gli studi? Si ma cosa? Cercare un lavoro? Si, ma quale? Non è mica facile! Che fare? E poi, perché?
Un’altro importante bivio si presenta loro. Certo, scoprire che, quello che fino a ieri sembrava un traguardo altro non è se non una delle innumerevoli tappe della vita, è traumatico.
Tutto da rifare, si riparte da zero!
Macché! Saranno proprio loro: Terenzio Lea e Sebastiano che ci aiuteranno a comprendere come orientarci nella grande scelta. Una scelta da cui dipende il nostro futuro. Una scelta che è importante fare in modo consapevole. Una scelta che non è mai definitiva. Una scelta che non deve essere estremizzata.
Ecco allora i protagonisti che si interrogano: “Cosa voglio fare da grande?”
Si guardano dentro e scoprono i loro punti di forza e i loro punti di debolezza. Comprendono le opportunità offerte dal “mercato” e le criticità e le minacce cui devono prestare attenzione.
Formulano il loro “piano strategico” e il loro “piano di marketing” individuale, definiscono la meta, riconoscono le tappe e sono consapevoli che il sentiero potrebbe non essere facile e quindi sono pronti a modificare il percorso, a cambiare totalmente, a rimettere in discussione. Una cosa li sostiene: la consapevolezza di ciò che fanno e del perché lo fanno. Ciò li aiuterà a individuare le aree di miglioramento e le competenze da acquisire per giungere alla meta.
Altri personaggi affiancheranno Terenzio, Lea e Sebastiano e ci aiuteranno a comprendere che avere successo nella vita, più che diventare ricchi, vuol dire fare ciò in cui crediamo, stabilendo criteri di priorità rispetto ai valori personali.
Con questo spettacolo teatrale di circa un’ora, si apre il dibattito sull’orientamento rivolto a ragazzi neo diplomati in cerca di prima occupazione o prossimi a definire un indirizzo di studi da seguire.
Al dibattito, introdotto e moderato da uno dei protagonisti formatore/attore, interverranno testimonial del mondo organizzativo, aziendale e pubblico, universitario e di altre realtà di riferimento, con l’obiettivo di presentare e proporre ai partecipanti alcune fra le tante possibilità di percorso professionale.
Seguirà un momento didattico teso a fissare i concetti espressi, a riordinare le idee e a rendere i partecipanti consapevoli delle opportunità realmente offerte dal sistema scolastico e dal sistema impresa.