Quadrimestrale di cultura civile

Problematiche ed evoluzione dell'Alternanza

di Federico Picchetto / Docente e coordinatore didattico, Liceo linguistico Da Vigo/ Nicoloso di Rapallo

Le problematiche sorte in tema di Alternanza Scuola-Lavoro (ASL) dopo l’approvazione della legge 107/2015 (cosiddetta “Buona scuola”) sono sostanzialmente tre:
– il vincolo del monte orario complessivo da svolgersi nel secondo biennio e nel monoennio finale di tutti gli indirizzi di studio, che il legislatore ha arbitrariamente stabilito a 200 per i licei e a 400 per gli istituti tecnici;
– l’integrazione dei percorsi di ASL con i singoli indirizzi di studio in materia di definizione dei contenuti e delle relative competenze, di valutazione di tali percorsi e di effettiva acquisizione dei voti assegnati in stage agli studenti da parte dei docenti del Consiglio di classe;
– la sproporzione, soprattutto in alcune aree del Paese, tra gli stage di ASL da attivare e l’effettiva disponibilità di posti da parte delle aziende e delle realtà del territorio.
A fronte di queste problematicità di ordine tecnico è importante sottolineare l’apparente incompatibilità tra il moloch organizzativo della scuola italiana e la trasversalità delle esperienze di alternanza: il moltiplicarsi delle assenze di uno o più studenti della classe, impegnati in stage durante le ore di lezione, frammenta la partecipazione didattica e mette in difficoltà i processi di apprendimento e valutazione. Questo accade perché l’impianto dell’istruzione in Italia, benché in linea di principio aggiornato alla didattica per competenze, è ancora molto rigido e lineare, incapace di accogliere percorsi educativi realmente trasversali, preoccupato di dover incasellare ogni contributo all’interno di un recinto normativamente a prova di ricorso e documentabile.
Il rischio che tante scuole corrono, pertanto, è duplice: da un lato l’eccessiva frammentazione dei percorsi di ASL, dall’altro il progressivo venir meno del nesso tra l’indirizzo di studi che lo studente ha scelto e le peculiarità degli stage che vengono proposti. Il presente contributo è circoscritto alla realtà dei licei, prendendo in esame quanto sperimentato all’interno dell’Istituto “Da Vigo-Nicoloso” di Rapallo in provincia di Genova (trattasi di un liceo classico, linguistico e scientifico), e ha come obiettivo quello di giungere ad alcune osservazioni metodologiche capaci di aprire una riflessione, suggerendo anche alcune ipotesi di “rivisitazione” della normativa che è, peraltro, oggetto del dibattito politico inerente il settore.
Va anzitutto detto che l’Istituto “Da Vigo-Nicoloso” di Rapallo è una scuola con circa 1050 studenti, di cui – nell’anno scolastico 2017-2018 – 712 nel triennio, coinvolti quindi nelle attività di ASL. Si tratta di 29 classi suddivise nei tre indirizzi di studio. Le prime scelte effettuate sono state quelle inerenti una chiara distinzione tra i percorsi formativi (teoria) e i percorsi operativi (stage). I percorsi formativi hanno avuto tre declinazioni: le esigenze della Legge 81/08 in materia di sicurezza e di primo soccorso (che ha portato all’attivazione di un percorso di 22 ore per le classi terze, in linea con le normative di riferimento), la necessità di conoscere le realtà del mondo del lavoro del territorio e, infine, il potenziale di orientamento che l’ASL porta con sé e che è fondamentale non perdere, in linea con quanto previsto anche dal Rapporto di AutoValutazione che associa le aree dell’Orientamento a quelle dell’Alternanza.
La scuola, per far fronte alla seconda e alla terza declinazione del percorso formativo, ha pertanto riorganizzato le funzioni strumentali al Piano Triennale dell’Offerta Formativa, configurandone 5 (Innovazione Didattica e Digitale, Dimensione Europea dell’Educazione, Inclusione e Continuità, Orientamento e Alternanza) e ponendo a regia di tutte queste aree un coordinatore didattico (quello che in azienda si definirebbe un “project manager”) che coadiuvasse Dirigente e Vicario, apportando un suo contributo in termini di progettualità, organizzazione e attuazione dell’Offerta Formativa. Al coordinatore, ruolo cui sono stato personalmente destinato, è stata dunque affidata anche la stesura del Rapporto di AutoValutazione (RAV), del Piano di Miglioramento (PDM) e del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF). Stante questa innovativa organizzazione, felice intuizione della Dirigente, si è potuti quindi procedere a una riconfigurazione delle attività di ASL più completa ed efficace. La dimensione formativa si è quindi tradotta nell’approntamento di una settimana intera in cui le lezioni della scuola si fermano e l’istituto si trasforma in un grande workshop.
Operativamente le 5 giornate della settimana sono divise ciascuna in tre momenti: 8.30-10, 10.15-11.45, 12-13.30 in cui, all’interno delle 29 aule del triennio, si alternano professionisti del territorio, operatori dell’università ed ex studenti, per un totale di 435 incontri. I ragazzi, e questa è la novità, attraverso un doodle si prenotano online ai momenti cui desiderano partecipare, fino all’esaurimento dei posti disponibili all’interno dell’aula, invertendo il meccanismo solito della scuola e favorendo un’esperienza di tipo anglosassone per cui il docente resta nell’aula e a ruotare sono gli studenti. La settimana ha preso il nome di S.A.R.O’. (Settimana dell’Alternanza Realmente Orientativa) e ha riscosso un grande successo presso i ragazzi, le famiglie, i docenti e le aziende del territorio: un momento unico in cui la scuola è al centro dell’attenzione dei media e della riflessione del territorio, un piccolo meeting in miniatura e a misura di studente.
Ogni anno, quindi, la scuola propone 30 ore di formazione (52 in terza), per un totale di 112 ore. Le altre 90 ore si definiscono attraverso gli stage in una progettazione di classe: ciascuna classe ha un suo progetto e lo svolge come classe. Questo permette di non perdere, almeno al liceo, la specificità della scuola italiana che è, appunto, il gruppo classe. Il Consiglio di classe sceglie quali contenuti nell’anno saranno veicolati con l’ASL (ad esempio si sceglie di veicolare “la pittura di Giotto”), le competenze che si vogliono far maturare negli studenti (scelte tra quelle dell’allegato H della Guida Operativa dell’Alternanza) e l’interlocutore sul territorio (locale o nazionale) più credibile per la realizzazione di uno stage in merito. L’esempio di Giotto si è concluso con uno stage ad Assisi di tre giorni in cui la classe ha imparato a dipingere andando “a bottega” e tornando con un Giotto molto carnale fra le proprie conoscenze. Questo rende semplicissima sia l’integrazione con i programmi curriculari, sia la valutazione che è attribuita attraverso tre fattorialità: le osservazioni dei tutor interni ed esterni di progetto, il prodotto di realtà realizzato (in questo caso un piccolo, vero bozzetto) e la relazione che ciascuno studente fa (al linguistico in inglese, francese, spagnolo, tedesco o russo) sull’esperienza vissuta.
Il fatto interessante, oltre all’elemento non secondario di chiudere in questo modo tutta la partita del monte ore senza ricorrere a forzature, è che un tale metodo si presta a molte evoluzioni. Ne segnalo due: una legata ai contenuti, l’altra – connessa alla prima – legata al territorio. Per quanto attiene ai contenuti si è scelto di investire tempo in un progetto di comunicazione e marketing legato a quello che era il vecchio “giornalino scolastico”: lo si è trasformato in un blog acquistandone il dominio (www.sharing.school), e si è intrecciata una partnership molto forte con le realtà locali dell’informazione. In breve è nata una redazione scolastica digitale che ha coinvolto progressivamente, nei tre anni di attuazione, il 4%, il 32% e il 48% degli studenti del triennio. Tale redazione non ha sostituito, ma ha integrato i progetti di classe. Fattivamente, dopo uno stage presso le realtà giornalistiche del territorio, l’esperienza prevede che i ragazzi diventino giornalisti: si dividono in 7 redazioni tematiche (attualità, cultura, sport, scuola, lifestyle, musica, scienza) con a capo uno studente per ogni redazione e queste redazioni sono, a loro volta, suddivise in altre 7 redazioni quotidiane (una per ogni giorno della settimana con a capo un altro studente referente).
Ciascuna redazione, dopo aver discusso e giudicato una volta alla settimana i principali fatti inerenti il proprio tema, produce ogni giorno un articolo che diventa automaticamente riflesso delle proprie passioni ed elemento di valutazione per i docenti. Gli articoli sono spesso realizzati in diverse lingue e tra i ragazzi è stata approntata una gamification che premia i migliori con esperienze di eccellenza all’estero (quest’anno uno stage di marketing a Edimburgo per 15 studenti per 21 giorni) o con dotazioni tecnologiche. Un simile impianto ha reso l’esperienza dell’alternanza molto esaltante e ha permesso ai ragazzi di acquisire competenze editoriali, grafiche e di marketing che poi – e questa è la seconda evoluzione dell’ASL che si voleva evidenziare – ha permesso alla scuola di proporsi come partner alle piccole aziende del territorio e ai comuni per curare la loro informazione e la loro presenza sulla rete e sui social. Sono nati una serie di siti internet e di blog costruiti dai ragazzi che, come una vera azienda, affiancano le imprese e gli enti, “sprovincializzandone” l’approccio comunicativo e garantendo loro un salto dal punto di vista della visibilità e dell’efficacia dei messaggi che intendono veicolare (trasmessi anche in lingua). Inutile dire che la scuola ha dovuto far fronte a un crescendo di richieste: questo ha fatto sì che a oggi l’istituto possa scegliere di impegnarsi solo per quelle realtà che apportano realmente un miglioramento e un contributo al percorso formativo dei nostri ragazzi, restituendo al liceo centralità, versatilità e anche una certa autostima, con riconoscimenti da parte di molte realtà associative e produttive del comprensorio che cercano virtuosamente di migliorarsi per rendersi più appetibili per l’istituto.
È chiaro che gli esempi qui riportati, per quanto replicabili, sono un mix di fattore umano e di precisione organizzativa, ma proprio per questo è utile offrire alcune considerazioni finali:
– A livello metodologico il fattore vincente è quello del gruppo classe e dell’inversione del meccanismo di ASL: non trovare ore da fare, ma avere un progetto educativo da realizzare attraverso il lavoro, nobilitando l’esperienza lavorativa come concreta forma di apprendimento e conoscenza;
–  A livello generale è chiaro che l’ASL ha dei limiti: il vincolo del numero di ore (basterebbe rendere obbligatoria una serie di attività formative e un’attività operativa significativa in tutto il triennio) e, cosa non da poco, l’ottusità di molti operatori scolastici che credono di avere tra le mani delle normative da applicare e non delle leggi da utilizzare per il proprio disegno educativo. La legge aiuta sempre il progetto di scuola che uno ha, se quel progetto di scuola c’è e non è talmente fissato in forme precostituite da avere molto da difendere e da perdere all’emergere di ogni novità.
A conclusione è utile dire due cose: quest’Alternanza ci ha fatto crescere come persone e come educatori (per il prossimo anno, ad esempio, è previsto un corso nuovo, dedicato a come si scrive una relazione con i primi elementi di bibliografia e di norme tipografiche, che innalza notevolmente il livello della preparazione dei nostri ragazzi anche da questo punto di vista) e, non ultimo, quest’Alternanza ha reso la scuola una casa. Grazie alla progettazione europea prevista dai fondi PON FESR, realizzata dal coordinamento didattico in stretta sinergia con l’ASL, è stata sostituita molta della strumentazione informatica della scuola, aprendo le aule fino alle 18 di ogni giorno e rendendo l’istituto sempre più un punto di ritrovo per tanti ragazzi che escono da scuola, ma che poi ci tornano da persone libere. E su questo, ad esempio, uno studente, Alberto, non ha avuto dubbi. Un giorno questo ragazzo di quarta mi ha fermato e mi ha detto: “Io non so che cosa stiamo facendo in questa scuola, ma so che quello che vivo qui è grande, è per la mia vita e, le devo dire prof., mi sta facendo sentire meno solo, più accompagnato dentro una roba gigantesca che voglio cominciare a capire”. Ecco, questa per noi è l’Alternanza che spezza la solitudine e che ci rimette tutti in gioco.
 

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