Negli ultimi 11 anni il mercato del lavoro ha subito pesanti cambiamenti. La crisi ha colpito duramente la già difficile situazione occupazionale dei giovani, delle donne e ha aggravato la condizione dei disoccupati. Dal 2007 al primo trimestre 2018 infatti, il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato, passando dal 6,1% al 11,6%. Ancora più preoccupante è il tasso di disoccupazione giovanile che è cresciuto dal 20,4% al 33,8% nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni.
Purtroppo, centri per l’impiego, career service universitari, informagiovani e scuole superiori non riescono a fronteggiare il grido d’aiuto che arriva dal sempre più alto numero di persone alla ricerca di un impiego. Secondo le ricerche ISFOL sui canali di intermediazione, infatti, i centri per l’impiego sono efficaci solo nel 3,4% dei casi, le Agenzie per il Lavoro nel 5,6% e il canale “scuola o università” solo per il 3,7%.
Le logiche del sistema dei servizi di accompagnamento al lavoro non sono più adeguate all’attuale contesto. In Italia, per esempio, un dipendente di un centro per l’impiego deve gestire 254 disoccupati contro i 30 della Germania. Un operatore di un career service universitario invece deve supportare in media 500 laureati all’anno. Il risultato di questa situazione è che i candidati alla ricerca di un impiego sono spesso abbandonati a se stessi.
Lo scenario, per quanto già allarmante, rischia di aggravarsi ulteriormente se, insieme a questi elementi, si considerano alcuni macro-trend del mercato del lavoro. In passato si cambiava lavoro 1-3 volte nell’arco di una vita. Oggigiorno, per via dell’impatto della tecnologia, dell’aumento dell’età pensionabile, dell’incremento di forme contrattuali e modalità lavorative sempre più flessibili, le stima è più vicina a 7-10 posti di lavoro. Tale situazione aumenta il rischio che durante questi passaggi più o meno volontari, si vada incontro a periodi di disoccupazione, magari anche prolungati. È evidente che il modello attuale non solo non è più efficace, ma sarà sempre meno sostenibile.
In un contesto di risorse limitate, per ovviare ai limiti fisici e operativi di centri per l’impiego, scuole, università, informagiovani e Agenzie per il Lavoro è necessario cambiare paradigma, uscendo da una logica di accompagnamento al lavoro tradizionale per abbracciare un approccio più efficace, efficiente e innovativo, sfruttando le potenzialità offerte dalla tecnologia.
Jobiri, startup innovativa a vocazione sociale, è nata proprio con questo intento: mettere a disposizione di chiunque un consulente di carriera intelligente, così che nessuno sia lasciato più solo nella ricerca di un lavoro.
Come un coach di carriera in carne e ossa, Jobiri aiuta a definire obiettivi lavorativi, a trovare offerte lavorative in Italia e all’estero, permette di costruire curriculum e lettere di motivazione efficaci e consente di allenarsi ai colloqui con video interviste simulate, il tutto comodamente da pc o cellulare, 24 ore su 24.
Grazie ad algoritmi di Intelligenza Artificiale proprietari, Jobiri comprende, analizza e valuta i curriculum realizzati dai candidati, contribuisce a migliorarne l’efficacia tramite suggerimenti personalizzati e propone offerte lavorative e corsi in linea al profilo degli utenti.
Contemporaneamente, Jobiri si affianca e supporta enti e istituzioni, coniugando innovazione tecnologica ed efficienza di processo, con una modalità che valorizza la relazione con le persone alla ricerca di un impiego. Jobiri, infatti, fornisce alle Istituzioni moduli per comunicare a distanza con i candidati alla ricerca, strumenti di data intelligence che mettono a disposizione il percorso di ricerca di ciascun candidato e analisi per scoprire pattern di efficacia, oltre a sistemi che automaticamente pianificano le attività dei candidati, liberando tempo utile agli operatori che possono investirlo in attività a maggior valore aggiunto o su utenti con maggiori difficoltà.
Grazie a Jobiri è possibile accelerare l’inserimento o il reinserimento in azienda, che da una parte significa ridurre l’inattività lavorativa, generare più velocemente reddito e abbattere la spesa pubblica in sussidi, ma soprattutto si restituisce dignità e un futuro alle persone. La piattaforma è operativa da settembre 2017 e già impiegata con successo in diverse realtà istituzionali tra cui l’Università Cattolica, il Comune di Udine, il Comune di Monfalcone, 6 scuole superiori, Fondazione Pardis ed entro fine anno anche a Águeda, città portoghese che vuole rilanciare l’occupabilità dei giovani del territorio con strumenti nuovi.
Con Jobiri, l’Intelligenza Artificiale viene messa a disposizione di candidati e Istituzioni, per promuovere lo sviluppo e il progresso del mercato del lavoro. Permettere a chiunque di attivarsi in autonomia nella ricerca di un lavoro, non solo responsabilizza, ma garantisce l’indipendenza e i mezzi per costruirsi un futuro dignitoso.
Quando l'IA è una alleata: il caso Jobiri
di Claudio Sponchioni / Ceo e cofounder Jobiri
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