Quadrimestrale di cultura civile

L'arma vincente delle competenze flessibili

di Alberto Busnelli / Head of HR Italy, BASF

In questi anni stiamo attraversando una fase di straordinario cambiamento: la cosiddetta rivoluzione digitale. Intelligenza Artificiale, robotica, automazione e Big Data sono solo alcuni concetti chiave di questo cambiamento epocale, nel quale l’interconnessione sarà una condizione necessaria.
Quello che mi attendo per il futuro, infatti, è un modello organizzativo aperto, una rete nella quale i vari componenti non saranno necessariamente all’interno dell’organizzazione o legati tra loro da vincoli gerarchici o funzionali. Diventerà imprescindibile la capacità di lavorare dentro e fuori l’azienda, insieme ad altri, relazionandosi con portatori di conoscenze molto diverse tra loro. L’acquisizione di competenze digitali, inoltre, come quelle di data analysis and scientist o di Big Data management, sarà un processo trasversale alle varie famiglie professionali.
A fronte di ciò, i giovani rivestiranno un ruolo cruciale: il loro inserimento nell’organizzazione sarà una priorità strategica da realizzare e favorire. Saranno proprio loro a sostenerci nel processo di adattamento al cambiamento. Saranno proprio loro a giocare un ruolo di leadership nel trasferimento di competenze digitali. E noi dovremo avere l’umiltà di imparare da loro.
Fatta questa necessaria premessa, ritengo che ci siano tre aspetti fondamentali da considerare in un giovane che si appresta a entrare nel mondo del lavoro: le capacità, le competenze e la motivazione.
Negli anni ho però capito che, in presenza di una serie di capacità e di un’elevata motivazione, è sempre possibile permettere al giovane di sviluppare eventuali competenze non ancora possedute.
In altre parole, penso che sia plausibile che un brillante neolaureato non disponga di tutte le competenze necessarie per ricoprire al meglio un determinato ruolo organizzativo. Avrà sicuramente una solida preparazione da un punto di vista teorico-tecnico, ma nella maggior parte dei casi necessiterà di sviluppare una serie di competenze per mettere in atto i comportamenti attesi da quel ruolo. È proprio qui che l’azienda ha il dovere di intervenire, formando il collaboratore in modo tale da metterlo nelle migliori condizioni per esprimere il proprio potenziale e crescere professionalmente.
Se quindi le competenze possono essere acquisite nel tempo, ci aspettiamo al contrario di trovare nei giovani candidati alcune capacità, oltre a una forte motivazione. Le capacità sono caratteristiche individuali sempre più valutate nei nostri processi di selezione: si tratta delle cosiddette competenze soft, ossia competenze trasversali, estremamente preziose nel mondo lavorativo attuale. Penso che alcune di esse, più di altre, sono e saranno assolutamente decisive nel prossimo futuro.
Mi riferisco, ad esempio, alla capacità di costante apprendimento, di estrema importanza in una realtà in continuo divenire come quella attuale, dove il rischio di obsolescenza delle proprie conoscenze diventa sempre più elevato. Penso alle capacità relazionali, indispensabili per far fronte a una realtà sempre più complessa come quella odierna, in cui la chiave per il successo si fonda anche sul il dialogo e sulla collaborazione. Ritengo necessarie anche curiosità, flessibilità, spirito di iniziativa e voglia di sperimentare e, nel caso di fallimenti, la capacità di costruire sui propri errori.
Reputo, inoltre, di fondamentale importanza una serie di competenze soft emerse in alcuni lavori di ricerca, tra cui l’indagine condotta nel 2017 dal settore Placement dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, oltre che quella realizzata nel 2016 dal World Economic Forum: il pensiero critico, ossia la capacità di mettere in discussione lo status quo, la creatività e l’apertura mentale, l’umiltà, la capacità di risolvere problemi complessi, nonché la capacità di gestione del tempo.
Ci sono poi tre elementi che dovrebbero essere padroneggiati da un giovane al giorno d’oggi, indipendentemente dal lavoro che sceglie di fare. Per prima cosa, l’ottima conoscenza della lingua inglese: la mancata dimestichezza con questa lingua, infatti, significherà essere gradualmente esclusi dal mondo di domani, caratterizzato da sempre meno confini e barriere. In altre parole, vorrà dire limitarsi drasticamente le possibilità di crescita e di sviluppo professionale. In secondo luogo, l’agilità digitale: la capacità di sfruttare al meglio le nuove tecnologie e i new media per raggiungere gli obiettivi, l’essere consapevoli del fatto che siano strumenti in grado di ottimizzare i tempi e di favorire la collaborazione e la condivisione di informazioni, saranno aspetti sempre più valorizzati nel mercato del lavoro. Infine, la capacità comunicativa, anch’essa una soft skill come la precedente: per affrontare qualsiasi contesto lavorativo sarà fondamentale saper comunicare in maniera chiara e assertiva, oltre che essere in grado di gestire bene il processo comunicativo, facendo buon uso della capacità di ascolto attivo e affrontando eventuali incomprensioni in modo costruttivo.
In BASF Italia abbiamo attivato dei programmi dedicati ai giovani neolaureati, finalizzati a rinforzare proprio quelle soft skills di cui abbiamo parlato. Un esempio è la T4M Academy, un percorso di due anni dedicato a giovani chimici e ingegneri che, utilizzando attività progettuali di stampo tecnico, mira fin da subito a sviluppare anche le caratteristiche personali necessarie a raggiungere competenze manageriali, orientamento al business e consapevolezza organizzativa.
Per concludere, ritengo che a fare la differenza in fase di selezione, siano proprio le competenze soft sopracitate, oltre che una forte motivazione. Ritengo inoltre che l’aspetto più prezioso dei percorsi accademici sia l’acquisizione di un metodo di apprendimento da parte dei giovani, unitamente al bagaglio di conoscenze tecniche e teoriche trasmesso: sarà proprio quel metodo, quella modalità strutturata di affrontare le cose, a garantire il successo nel mondo professionale.

 

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