Il numero degli occupati nel nostro Paese è fermo. Drammaticamente fermo. Era di 23 milioni nel 2008, sono, sostanzialmente, gli stessi nel 2018. Tra alti e bassi, il mercato del lavoro è dunque congelato. Eppure, nonostante le numerose turbolenze che hanno di fatto eliminato alcune professioni, è cambiata, e di molto, la tipologia della domanda di competenze, specializzazioni, titoli di studio.
Alcuni settori sono stati più impattati di altri, a partire dal commercio al dettaglio, travolto prima dalla grande distribuzione e poi dal fenomeno dell’e-commerce, che ha rivoluzionato le abitudini e le aspettative dei consumatori e ha alzato il livello delle capacità richieste per emergere sul mercato, aprendo, nel contempo, straordinarie opportunità per l’avvio di nuovi business.
Anche il lavoro dipendente è cambiato in profondità. Ruoli, professioni e competenze tipiche della old economy sono entrati letteralmente in crisi, bruciando migliaia di posti di lavoro. Oggi le aziende scelgono figure con skill tecniche nuove, soprattutto digitali. Il problema non riguarda solo i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro per la prima volta.
Il famoso “posto fisso” non è più una certezza, anche a causa della stessa evoluzione tecnologica che, in pochi anni, può decretare il successo o l’oblio per interi settori produttivi e la chiusura o il forte ridimensionamento per aziende un tempo considerate “too big to fail”. Diventa, quindi, necessario sapersi adeguare e prepararsi in fretta, per cogliere le opportunità offerte dall’innovazione che, da un lato, continuerà a rendere obsoleti prodotti e servizi che oggi sembrano irrinunciabili, ma, al tempo stesso, aprirà nuove aree di crescita e sviluppo, in un processo di costante trasformazione. È la digital revolution, come viene ormai definita, che da anni sta cambiando radicalmente i sistemi produttivi, disintermediando le catene del valore e introducendo nuovi modelli di business. L’Italia è dentro questo fenomeno ma, a volte, sembra non accorgersene.
Eppure i numeri sono impressionanti: saranno 200mila i professionisti del settore ICT di cui ci sarà bisogno entro il 2020 in Italia, mentre, l’Information Technology e l’informatica cresceranno di oltre il 10% fino al 2026, creando oltre mezzo milione di posti di lavoro, con una richiesta sempre più focalizzata su cloud computing, big data e Information Security. Inoltre, considerando l’intero mercato del lavoro, almeno il 70% delle posizioni, nei prossimi anni, evolverà in chiave tecnologica.
La disattenzione a gestire il cambiamento costa cara. Il numero di iscritti alle facoltà di informatica e ingegneria non aumenta proporzionalmente alla domanda. Insomma, non viene colta la più grande opportunità di crescita e di sviluppo del mercato del lavoro che ormai da anni è sotto gli occhi di tutti. Siamo dentro una profonda asimmetria, un mondo duale, dove cresce la domanda di nuove professioni mentre l’offerta fatica ad adeguarsi. E qui servono politiche di sistema, strategie che ripensino i nostri modelli di istruzione, un cambio di passo che metta al centro competenze e formazione.
Se guardo al mio settore, alla mia industry, i fenomeni in atto sono pervasivi e avranno un impatto non solo sulle dinamiche di business ma anche su temi sociali e ambientali. Si pensi all’Internet of Things. Secondo il World Economic Forum, infatti, circa l’84% delle soluzioni IoT potranno avere un impatto profondo su questioni legate alla sostenibilità e allo sviluppo di interi territori.
L’innovazione sostenibile nelle città: gestione della mobilità, monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, monitoraggio “smart” delle reti essenziali di energia elettrica, acqua e riscaldamento e iniziative nel campo dell’“economia circolare”. L’innovazione renderà queste attività più sostenibili e competitive, gestendo le utenze in modo più intelligente e meno impattante. Il settore TLC (telecomunicazioni), in particolare, potrà realizzare in questo contesto collaborazioni più forti con le amministrazioni pubbliche per costruire la città del futuro.
Il cambiamento, e con esso il rilancio dell’occupazione, dunque, è a portata di mano. Bisognerà cogliere fino in fondo questa grande e irripetibile sfida, che, al contempo, è una grande e irripetibile occasione, per lavoro, investimenti e occupazione. Per tornare a crescere davvero.