Trimestrale di cultura civile

L’umanesimo rigenerato

  • AGO 2022
  • Edgar Morin

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Al tempo della complessità l’uomo è impegnato a giocare la carta della conoscenza, avventura della vita. Un ripartire dall’uomo non in astratto. O per principio. Ma in quanto soggetto creativo e dunque consapevole delle incognite che questo presente pone a tutti. L’avvio di un autentico percorso di sviluppo è possibile nella traiettoria di interpretare la complessità. Ben sapendo che “la Realtà si nasconde dietro alle nostre realtà”. Schegge di saggezza di un intellettuale che ha attraversato un secolo. E ancora attraversa il presente. In nome di una conoscenza “legata” alla vita.

La fredda ragione, quella del calcolo, delle statistiche, dell’economia, è inumana nel senso che è cieca ai sentimenti, alle passioni, alla felicità, alla infelicità, a tutto ciò che costituisce il nostro stesso essere.

Una ragione pura e glaciale è nello stesso tempo inumana e irragionevole. Così vivere è un’arte incerta e difficile in cui tutto ciò che è passione, per non soccombere allo smarrimento, deve essere sorvegliato dalla ragione, in cui ogni ragione deve essere animata da una passione, a cominciare dalla passione di conoscere.

La grande lezione che ne ho tratto è che ogni passione deve comportare un po’ di ragione che vegli su di lei, e che ogni ragione deve comportare della passione come combustibile.

Quale barriera per le scienze?

Il formidabile sviluppo delle scienze fisiche e biologiche del XX e XXI secolo pone problemi etici e politici sempre più gravi. In effetti, a partire dal XVII secolo, le scienze hanno potuto sviluppare la loro autonomia solo eliminando ogni giudizio di valore, cioè ogni giudizio etico o politico. Il loro ruolo nella storia delle società è diventato a poco a poco immenso. I progressi della fisica nucleare hanno permesso la creazione, l’impiego, e poi la moltiplicazione, delle armi nucleari. Quelli della fisica quantistica hanno favorito il gigantesco sviluppo dell’informatica. Quelli della genetica e, più in generale, quelli delle scienze biologiche, incitano alle manipolazioni sull’embrione e sull’essere umano.

Le scienze non conoscono alcuna barriera etica interna. L’etica può giungere solo da morali esterne, laiche o religiose. Gli Stati si impadroniscono dei poteri dell’arma nucleare, divenuta una spada di Damocle per l’umanità. Il profitto si impadronisce della genetica, trasformando i ricercatori in businessmen, mentre la ricerca medica è monopolizzata dalle multinazionali farmaceutiche che si dedicano a produrre farmaci redditizi, a scapito dei farmaci non redditizi.
Tutti questi pericolosi sviluppi, oggi aggravati dalla pandemia da Covid-19, danno una cupa attualità alla vecchia formula di Rabelais: “Scienza senza coscienza non è che rovina dell’anima”.

 

La complessità umana

Tutte le mie concezioni sono ora antropo-bio-eco-politiche. Non dipendono solo dal pensiero complesso, ma anche da ciò che ho chiamato “umanesimo rigenerato”. Dico “rigenerato”, poiché già enunciato in modo lapidario da Montaigne in due frasi: “Riconosco in ogni uomo un mio compatriota” e “Ognuno chiama barbarie ciò che non è nei suoi usi”.

L’umanesimo rigenerato si fonda sul riconoscimento della complessità umana. Riconosce la piena qualità umana e la pienezza dei diritti a tutti gli umani, quali che siano la loro origine, il loro sesso o la loro età. Attinge alle fonti dell’etica, che sono solidarietà e responsabilità. Costituisce l’umanesimo planetario della Terra-Patria (che comprende in sé le patrie, rispettandole).

Essere umanista, ormai, non è solo pensare che i pericoli, le incertezze e le crisi (fra le quali quella della democrazia, quella del pensiero politico, quella provocata dal dilagare del profitto, quella della biosfera, quella infine, multidimensionale, della pandemia) ci hanno legato in una comunità di destino. Essere umanista ormai non è solo sapere che siamo tutti umani simili e differenti, non è solo voler sfuggire alle catastrofi e aspirare a un mondo migliore. Essere umanista è anche sentire nel più profondo di se stessi che ciascuno di noi è un momento effimero di una straordinaria avventura, l’avventura della vita che ha fatto nascere l’avventura umana, la quale, attraverso creazioni, tormenti e disastri, è giunta a una crisi gigantesca in cui si gioca il destino della specie. L’umanesimo rigenerato non è dunque solo il sentimento di comunità umana, di solidarietà umana, è anche il sentimento di essere all’interno di questa avventura ignota e incredibile, e sperare che essa continui verso una metamorfosi da cui nascerebbe un nuovo divenire.

La realtà si nasconde dietro alle nostre realtà

Si dovrebbe cercare un vaccino contro la rabbia specificamente umana, poiché siamo in piena epidemia. La crisi da Covid è in un certo senso la crisi di una concezione della modernità fondata sull’idea che il destino dell’uomo fosse quello di dominare la natura e di diventare il dominatore del mondo. Il Covid ci ricorda che viviamo un’Avventura, un’Avventura nell’ignoto, l’Avventura inaudita della specie umana. La Realtà si nasconde dietro alle nostre realtà. La mente umana è davanti alla porta chiusa del Mistero.

(da E. Morin, Lezioni da un secolo di vita, Mimesis edizioni, Milano 2021)

 

Edgar Morin è uno dei più grandi filosofi viventi; sociologo francese e direttore emerito del Centre de communication de masse del Centre national de la recherche scientifique.

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