Creazione di posti di lavoro “verdi” e strategie delle PMI

  • NOV 2014
  • Grazia Cecere
  • Massimiliano Mazzanti
La Rivista

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La situazione attuale, con alti tassi di disoccupazione e con le sfide poste dagli impegnativi target del climate change (-40% rispetto alle emissioni del 1990 in UE) e dell’uso efficiente delle risorse (EEA, 2013, 2014), pone questioni sui passi da seguire nel percorso verso la Green Economy.

 

La crisi recessiva ha forzatamente ripresentato il quesito su come orientare la crescita verso la crescita verde, che dovrebbe far aumentare congiuntamente, da un lato, la produttività del lavoro e i salari e, dall’altro, l’efficienza della produzione dal punto di vista energetico e ambientale. L’innovazione costituisce una forza centrale sia per sostenere la crescita e lo sviluppo, sia per favorirne il disaccoppiamento dagli impatti ambientali.  
Un aspetto critico del futuro sviluppo economico dell’UE riguarda come le PMI, che costituiscono una parte rilevante dell’economia, potrebbero portare avanti congiuntamente competitività e strategie di sostenibilità, ossia strategie di tipo economico e di efficienza/produttività ambientale.
Uno dei più importanti passi avanti in questa direzione è costituito dalla creazione dei cosiddetti green jobs/posti di lavoro “verdi”. Questo articolo trae spunto da uno studio realizzato dagli autori su un ampio dataset di PMI e di aziende di grandi dimensioni europee, americane e israeliane, in cui si è analizzato in che modo la futura crescita di green jobs potrebbe venire influenzata da diversi fattori, a livello micro e a livello settoriale, come l’adozione di innovazione integrata nelle imprese, la crescita della domanda e le strategie verdi tematicamente eterogenee.  
Posti di lavoro in genere e posti di lavoro “verdi” costituiscono una parte aggiuntiva e attualmente sovra esplorata della relazione che potrebbe esistere fra innovazione “verde” (eco-innovazione) e creazione di posti di lavoro (si veda, ad esempio, Gagliardi, Marin, Miriello, 2014): l’approccio neoclassico, quello evolutivo e quello manageriale hanno analizzato se i costi dovuti alle policy e alle strategie ambientali potrebbero tradursi in miglioramenti tecnologici, cambiamenti organizzativi e creazione di valore che conducono a un effetto positivo netto sull’occupazione.
Si potrebbe osservare che c’è ancora una carenza di evidenza specifica su due aspetti: (i) effetti dell’(eco) innovazione sull’occupazione; (ii) effetti dell’(eco) innovazione sui green jobs. In questo articolo ci concentriamo sul secondo punto (ii), in modo da offrire evidenze complementari rispetto al primo (i), che costituisce il punto chiave degli effetti economici dell’eco-innovazione e ancora più degli effetti dell’innovazione sui posti di lavoro.
Effetti micro e macroeconomici potrebbero collegare la crescita verde alla creazione di posti di lavoro; fra questi potrebbero essere rilevanti anche gli effetti dirompenti dell’innovazione e del cambiamento strutturale, i movimenti nella domanda di lavoro (principalmente nel breve periodo), l’innalzamento delle competenze (nel medio-lungo periodo) e la complementarità fra pratiche di lavoro ad alta performance. L’intensità occupazionale dovuta alla crescita dipenderebbe quindi da tutti questi aspetti.  
Il recente rapporto dell’EEA su Green Economy e policy sottolinea come  (EEA, 2014, p.19): “L’iniziativa per un’Europa efficiente nell’uso delle risorse (EC, 2011) ha l’obiettivo di ‘disaccoppiare’ la crescita economica dall’uso di risorse materiali (es. raggiungendo un certo tasso di crescita con l’utilizzo di minori quantità di risorse di quelle storicamente necessarie per produrre il medesimo tasso di crescita); sostiene l’avvicinamento alla low carbon economy; incrementa l’uso di fonti energetiche rinnovabili; modernizza il nostro settore dei trasporti e promuove l’efficienza energetica”.
E sottolinea inoltre che: “L’iniziativa di una politica industriale per l’era della globalizzazione (EC, 2010) imposta una strategia che ha l’obiettivo di dare impulso alla crescita e all’occupazione mantenendo e sostenendo una base industriale in Europa che offra posti di lavoro ben pagati, mentre diviene più efficiente nell’uso delle risorse. L’importanza economica dei settori industriali è ovvia, considerando che essi determinano l’80% dell’export europeo e che ogni posto di lavoro nell’industria manifatturiera crea 0,5-2 posti di lavoro in altri settori (EC, 2014)”. L’innovazione e, in particolare, l’eco-innovazione emergono, quindi, come fattori chiave capaci di riconciliare in modo sostenibile crescita economica, sviluppo e creazione di posti di lavoro.
Come evidenziato ulteriormente dal rapporto EEA: “Data la quota relativamente bassa, in molti paesi, di imprese che adottano eco-innovazione, c’è spazio per una maggiore adozione e diffusione di eco-innovazione in UE, specialmente nei paesi in ritardo. Una maggiore adozione e diffusione di eco-innovazione in UE ridurrà inoltre gli indicatori di CO2/VA all’interno dell’UE”.
Il principale obiettivo del nostro lavoro, quindi, è stato quello di analizzare fino a che punto la crescita futura di green jobs potrebbe essere influenzata da fattori microeconomici e da fattori a livello settoriale/macro, come ad esempio (a) l’adozione di innovazione tecnologica e organizzativa nelle imprese (es. EMS, Environmental Management Systems), fino a estendersi alle pratiche di lavoro ad alta performance come la formazione (Antonioli et al., 2013), (b) la crescita di domanda, come leva esogena, a livello settoriale, (c) l’intensità settoriale di carbonio (per catturare le variazioni fra settori in termini di intensità di inquinamento e anche di severità delle policy) e (d) le strategie verdi tematicamente diversificate e ausiliarie per il raggiungimento della resource efficiency.
Il quesito di ricerca alla base dello studio è quindi: “Quali sono gli strumenti che potrebbero aiutare le imprese, in particolare quelle piccole e medie (che costituiscono una quota rilevante dell’economia UE), nel contemporaneo raggiungimento di competitività economica e sostenibilità ambientale?”. L’intensità della creazione dei green jobs, che analizziamo in un contesto ricco e multivariato, è già di per sé segnale di una potenziale integrazione fra sfera ambientale ed economica.

2. Dati ed evidenza empirica
Abbiamo analizzato dati provenienti da un’ampia indagine europea (indagine Eurobarometro, Commissione Europea) che copre diversi aspetti come la creazione di posti di lavoro “verdi”, le strategie innovative, le politiche, i fattori e le barriere dell’innovazione, oltre ad altri aspetti di interesse. L’orizzonte temporale di riferimento è definito, in accordo con l’indagine, negli anni 2011-12. Ciò costituisce sicuramente un aspetto contingente: osserviamo, in sostanza, all’interno della perdurante stagnazione europea il ruolo delle leve della Green Economy nell’incrementare occupazione e valore. Nelle attuali condizioni macro-economiche, noi assumiamo in maniera implicita un’offerta di lavoro sostanzialmente piatta. L’effetto sui green jobs può quindi essere interpretato come dipendente da incrementi della domanda di lavoro nel breve periodo. Una buona raccolta di dati sulle imprese europee, unitamente a quelli di altri paesi, come Stati Uniti e Israele, permette quindi di accertare quali siano i fattori che influenzano la creazione di green jobs in piccole e medie imprese. Il database utilizzato contiene un ampio numero di variabili che permette di misurare le attività innovative delle imprese e in particolare l’importanza relativa dei prodotti e dei servizi verdi in termini di turnover e di precedente esperienza nell’eco-innovazione.
I dati utilizzati includono sia le PMI sia alcune imprese con più di 250 addetti. I dati riflettono diverse tipologie di informazione e precisamente informazioni relative: (a) miglioramento della resource efficiency; (b) alla motivazione che conduce le imprese a migliorare l’impatto ambientale delle loro attività; (c) all’adozione dei sistemi di management ambientale; (d) alle caratteristiche organizzative dell’impresa (si veda la Tab. A.1, in Appendice, per le statistiche descrittive delle variabili considerate).  Il 37,4% del campione analizzato include imprese con meno di 9 addetti, il 31,6% delle imprese fra 10 e 49 addetti, il 21,4% fra 50 e 249 addetti e il 9,5% ha 250 o più addetti. I dati mostrano che il 37% delle PMI in UE ha addetti, che potrebbero includere lo stesso proprietario, impiegati in green jobs. L’analisi econometrica effettuata indica quali potrebbero essere i fattori rilevanti che influenzano il numero di green jobs che le imprese prevedono di creare nei due anni successivi. L’evidenza statistica mostra che circa il 67% delle imprese nel campione creerà più di un posto di lavoro verde nell’anno successivo. Le imprese dichiarano di migliorare l’efficienza d’uso delle risorse della propria attività con il risparmio energetico nel 71,9% dei casi, con la minimizzazione della quantità di rifiuti prodotta (64,7%) e con il riciclo dei materiali (64,3%).

3. Risultati
I risultati delle stime econometriche (modello binomiale negativo) mostrano come l’introduzione di prodotti e servizi “verdi” influenzi positivamente la creazione di nuovi posti di lavoro nei due anni successivi (Tab. 1). Questo risultato suggerisce che l’introduzione di prodotti e servizi verdi richiede la creazione di nuovo lavoro, che potrebbe essere associato a nuove competenze. Riguardo all’effetto dell’introduzione del sistema di management ambientale (EMS), esso influenza anche l’introduzione di nuovi green jobs e l’uso di questa pratica di management tecno-innovativo permette all’azienda di salvaguardare la qualità del management all’interno dell’azienda.
Riguardo alla motivazione di incrementare l’efficienza delle risorse, sia la creazione di vantaggio competitivo, sia la priorità che l’azienda assegna all’ambiente, sembra influenzare la creazione di nuovi posti di lavoro verdi nei due anni successivi. È interessante notare come anche gli incentivi fiscali che sostengono l’uso efficiente delle risorse sono associati alla creazione di nuovo lavoro per tutte le tipologie di imprese, con l’eccezione di quelle di più grandi dimensioni. Questo risultato potrebbe suggerire che le aziende con più di 250 addetti percepiscano gli incentivi fiscali come un onere amministrativo. La letteratura mostra che la domanda può anche giocare un ruolo nella creazione di nuovi posti di lavoro e questo sembra applicarsi alle aziende che hanno fra i 50 e i 249 addetti e per quelle che hanno più di 250 addetti. D’altra parte, l’anticipazione della legislazione futura influenza la creazione di posti di lavoro verdi solo per le grandi aziende che sono in grado di prevedere i futuri cambiamenti legislativi. Anche l’utilizzo prevalente di energia rinnovabile al fine di garantire un uso efficiente delle risorse influenza, in generale (ed è il fattore più importante), la creazione di nuovi posti di lavoro, ma ciò non vale per le imprese più grandi. La minimizzazione dell’ammontare dei rifiuti prodotti e il risparmio energetico hanno un effetto negativo sulla creazione di nuovi posti di lavoro per le piccole imprese (1-9 addetti); ciò può essere associato al fatto che queste modalità di uso efficiente delle risorse costituiscono elementi di costrizione/vincolo economico.
Il rendimento economico dell’impresa, infine, è particolarmente importante per la creazione di nuovi posti di lavoro, in particolare per le imprese fra 1 e 9 addetti, che mostrano come i vincoli di management e strategici influenzano la creazione di nuove attività, suggerendo quindi che queste imprese necessitano di essere supportate.

Tab. 1 - Risultati delle stime del modello binomiale negativo
Tab. A.1 - Statistiche descrittive

Riferimenti bibliografici
Antonioli D., Mancinelli S., Mazzanti M. (2013), Is environmental innovation embedded within high-performance organisational changes? The role of human resource management and complementarity in green business strategies, Research Policy, Vol. 42, pp. 975-988.
Costantini V., Mazzanti M. (2013), The dynamics of economic and environmental systems. Innovation, policy and competitiveness, Berlin, Springer-Verlag.
Gagliardi L., Marin G., Miriello C. (2014), The greener the better: Job creation and environmentally-friendly technological change, IEFE Working Paper, N. 60, IEFE Milan.
EC (2010), An integrated industrial policy for the globalisation era putting competitiveness and sustainability at centre stage, Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions, Brussels, COM(2010) 614.
EC (2011), A resource-efficient Europe. Flagship initiative under the Europe 2020 Strategy, Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions, Brussels, COM(2011) 21.
EC (2014), For a European industrial renaissance, Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions, Brussels, COM(2014) 14/2.
EEA (2013), Towards a green economy in Europe. EU environmental policy targets and objectives 2010–2050, EEA Report, N. 2.
EEA (2014), Resource-efficient green economy and EU policies, EEA Report, N. 2.
OECD (2010), Working party on SMEs and entrepreneurship. Issue paper 3: SMEs and green growth: Promoting sustainable manufacturing and eco-innovation in small firms, Paris, OECD.
OECD (2014), Green growth indicators, Paris, OECD.

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