Pluralismo, democrazia, media. I principali indicatori internazionali

Pluralismo, democrazia, media. I principali indicatori internazionali
Secondo Rapporto di Focus in Media, Osservatorio sulla comunicazione della Fondazione per la Sussidiarietà

 

Una democrazia non può dirsi effettivamente “compiuta” se non prevede un sistema dei media articolato e plurale che favorisca il libero formarsi delle opinioni e il confronto dei diversi punti di vista. Così non è esagerato affermare che la libertà dei media e il pluralismo comunicativo siano requisiti essenziali del funzionamento delle democrazie contemporanee.
Se i media costituiscono un sistema sociale con propri attori, regole e logiche, tuttavia il loro ruolo e la loro libertà di azione non possono essere disgiunti dalle dinamiche di altre sfere della vita sociale e istituzionale. Per questo non si può parlare compiutamente di pluralismo comunicativo se non esistono anche le condizioni di un effettivo pluralismo sociale, culturale e politico.
Per illuminare alcuni degli aspetti più significativi del dibattito sul pluralismo nella società italiana e nel contesto europeo, Focus in Media, l’osservatorio sulla comunicazione della Fondazione per la Sussidiarietà, ha affidato al Centre for Media and Communication Studies dell’Università LUISS “Guido Carli” di Roma una ricerca su Pluralismo, democrazia, media. I principali indicatori internazionali.
Il rapporto finale che presentiamo ha preso in esame le più importanti indagini comparative sul pluralismo comunicativo, sociale, culturale e politico realizzate o commissionate da accreditati organismi e istituzioni a livello internazionale come l’OECD, la Banca Mondiale e l’Unesco, Istituzioni governative, Centri di ricerca universitari, Fondazioni scientifiche, ONG. Alla luce di una serie di indicatori empirici del pluralismo e di concetti ad esso semanticamente collegati, tali indagini mettono a confronto e istituiscono delle “classifiche” dei vari paesi tra cui l’Italia.
A partire dai risultati di queste analisi comparative, accreditate a livello internazionale, ci sembra possibile avviare una discussione circa lo “stato di salute” del pluralismo comunicativo (e non solo) nel nostro paese. Al tempo stesso dalla ricerca emerge anche un’agenda dei fattori fondamentali sui quali investire per elevare l’apertura e la qualità del sistema comunicativo del nostro paese nel contesto europeo, ponendolo all’altezza delle sfide odierne della digitalizzazione e della globalizzazione: il rafforzamento delle infrastrutture di rete, l’estensione delle garanzie di libertà di accesso per tutti i cittadini, l’ampliamento della concezione del “servizio pubblico”, l’arricchimento e la diversificazione dell’offerta per media e per generi, la diffusione della media literacy come obiettivo essenziale del sistema formativo, la promozione di nuove forme di interazione e partecipazione del pubblico, il riconoscimento delle esigenze delle diverse soggettività e identità sociali e culturali, anche minoritarie, presenti nel nostro paese.