Sinfonia dal "nuovo mondo". Un'Europa unita, dall'Atlantico agli Urali

Sinfonia dal “nuovo mondo”.

Un’Europa unita, dall’Atlantico agli Urali

 

Mostra realizzata in occasione del Meeting per l’amicizia fra i popoli 2013

A cura della Fondazione per la Sussidiarietà con la collaborazione di studenti e docenti
universitari e del TG1.

Con il patrocinio della Fondazione De Gasperi
Con la collaborazione della Fondazione Adenauer

 

“Ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide” è quello che Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide De Gasperi, Jean Monnet devono aver tenuto caro durante tutto il lungo processo di unificazione europea post-bellico. Questa apparentemente semplice, ma in realtà dirompente, considerazione rappresenta la sconfitta delle ideologie totalitarie. Affermazione del valore unico e irripetibile di ogni essere umano, libertà di espressione, religiosa, d’educazione, d’impresa, cooperazione tra i popoli: questi sono solo alcuni degli elementi che essi vollero affermare, insieme al desiderio di una pace duratura. Domandiamoci che cosa è rimasto, oggi, della visione dell’Europa dei padri fondatori, in una fase di profonda crisi economica, ma anche culturale e politica. Quell’intuizione originaria ha prodotto un metodo positivo, una mentalità e una cultura alla base di politiche che hanno consentito sessantacinque anni di pace e di sviluppo, il più lungo periodo della storia d’Europa senza conflitti (ad eccezione delle guerre nei Balcani, frutto della disgregazione dei regimi dell’Est).

 

1) Prende le mosse da queste considerazioni la prima parte della mostra “Sinfonia dal ‘nuovo mondo’. Un’Europa unita, dall’Atlantico agli Urali” realizzata per il prossimo Meeting di Rimini dalla Fondazione per la Sussidiarietà insieme a un gruppo di studenti universitari: una ricognizione sul pensiero dei fondatori dell’Europa che ha portato a un’idea di Unione Europea come luogo delle libertà, dello sviluppo e della pace. Il vero dramma del progetto politico europeo, nato per sovvertire il clima tragico della fine degli anni Quaranta, consiste oggi nel non saper più declinare il pensiero che lo ha fondato.

 

2) Eppure, non mancano segni di speranza, che nella seconda parte della mostra saranno messi in luce da alcuni video che raccontano esperienze relative, ad esempio, all’accoglienza degli immigrati, a grandi progetti di cooperazione scientifica, all’aiuto alimentare, all’aiuto alla crescita di aree in crisi o in via di sviluppo, alle opportunità offerte dalla libera circolazione di studenti, professori, lavoratori e merci. Altre novità nascono nel clima di pace che la nascita dell’Europa ha permesso: un dialogo profondo e di portata storica tra cattolici e ortodossi russi nel solco di un’Europa dall’Atlantico agli Urali, un’amicizia imprevista tra esponenti della gerarchia e del mondo anglicano e cattolici.

 

3) La terza parte della mostra mette in luce alcune proposte di ordine economico, sociale, istituzionale che potrebbero favorire il sostegno e il moltiplicarsi di questi fatti. Si tratta di riconsiderare il valore del nesso tra l’uomo singolo, con tutti i suoi ideali, le formazioni sociali a cui appartiene e le istituzioni improntate a sussidiarietà orizzontale e verticale.

Dalla mostra emerge un segnale di speranza e una direzione per l’avvenire, inevitabilmente europeista, del nostro Paese.